Diagnostica
Convegno 2004 sulla tecnologia per il diabete
A cura di Anna Manetti
Fra il 28 ed il 30 Ottobre 2004 si è svolto a Filadelfia (USA), il 4° Convegno annuale sulla tecnologia applicata al diabete, denominato Diabetes Technology Meeting. Vi hanno partecipato oltre 600 persone fra scienziati, tecnici e medici. Durante i due giorni del convegno si è parlato di diversi argomenti come il monitoraggio continuo della glicemia, la precisione dei glucometri e dei sensori, le alternative di somministrazione dell’insulina ed i vari tipi di tecnologie informatiche. Ecco un compendio di alcune delle sessioni:
Il seminario sulla Precisione dei misuratori di glicemia, uno dei tre di preparazione al convegno, era affollatissimo: evidentemente questo argomento è giudicato della massima importanza. Le relazioni più interessanti di questo seminario sono state le seguenti:
Il Dr. James Nichols ha parlato di cosa significa precisione e quanto accurata deve essere la misurazione ed ha specificato che, da simulazioni effettuate, si è arrivati alla conclusione che, perché i pazienti possano scegliere la dose corretta di insulina nel 95% dei casi, i glucometri dovrebbero avere un indice di errore non superiore al 2%. Infatti, un errore del glucometro del 5% comporta un errore di dosaggio dell’insulina nell’8-23% dei casi, mentre un errore del 10% provoca errori di dosaggio nel 16-45% dei casi. La percentuale di errore dichiarata per i glucometri ora in uso è del 5-10%.
Il Dr. William Clarke ha parlato della precisione clinica dei misuratori continui. Clarke, il cui nome è legato al Clarke Error Grid usato per misurare la precisione dei glucometri, ha segnalato il cattivo uso di tale tecnica applicata ai sensori continui: l’analisi dell’Error Grid infatti non era stata progettata per fornire dati in cui ogni punto fosse correlato al punto precedente. Il dott. Clarke ha osservato che con i dati tendenziali forniti dai sensori continui non c’è bisogno che il punto assoluto di precisione sia così esatto quanto quello ottenibile negli odierni glucometri per uso personale, purché sia soddisfacente il flusso di informazioni fornite dal sensore continuo. Tenendo presente quanto sopra, Clarke ha presentato un nuovo modo di giudicare la precisione dei sensori continui, detto “Rate Error Grid”, costituito da diversi diagrammi comprendenti l’indice di mutamento dei dati oltre che il registro delle letture della glicemia.
Geoff McGarraugh di Abbott Diabetes Care, ha parlato della precisione dei sensori continui di glucosio. Egli ha sottolineato che la precisione non è l’elemento più importante da pretendere nei sensori: infatti i pazienti dal loro glucometro non vogliono solo avere la conferma di un’ipoglicemia, ma vorrebbero essere preavvertiti di situazioni che vorrebbero evitare – una potenzialità che hanno i nuovi sensori continui.
Il Dr. Sanford Asher, ha presentato una relazione sul “Non-invasive Photonic Crystal Tear Glucose Sensing”, una nuova tecnica assolutamente non invasiva per misurare la quantità di glucosio nelle lacrime. Un materiale di recente invenzione può essere usato per fabbricare lenti a contatto diagnostiche, in cui un piccolo punto cambia colore reagendo con il grado di glucosio nelle lacrime, che corrisponde a quello del sangue, pur con un certo ritardo. I problemi da risolvere riguardano l’esigua quantità di glucosio nelle lacrime – fra 3 e 15 mg/dl – e la maggiore sensibilità del sistema necessaria, quando i valori di glucosio sono vicini all’ipoglicemia.
Il Dr. Bruce Buckingham, nella sua relazione su “I vantaggi potenziali del monitoraggio continuo della glicemia”, ha fatto presente che la differenza media assoluta – una misura di precisione – nei glucometri è rimasta dal 1989 essenzialmente la stessa fino ad oggi: si può prevedere quindi che, col diffondersi dell’uso dei sensori continui, si sviluppi un grande potenziale di miglioramento nella cura. Infatti, oltre a mettere in guardia i pazienti su un’imminente ipoglicemia, i sensori continui possono anche aiutare a notare un prolungato periodo di iperglicemia, soprattutto dovuto a dimenticanza di boli pre-pasto. Buckingham ha presentato i dati raccolti dal Dr. P. Chase, secondo cui bastano uno o due boli dimenticati alla settimana per far aumentare la HbA1c.
Diverse relazioni trattavano i metodi alternativi di somministrazione dell’insulina: per inalazione, per via orale, per via buccale (attraverso le mucose della bocca), o per via cutanea con applicazione di ultrasuoni. Ognuno dei relatori ha osservato che il metodo in questione si era dimostrato efficace negli animali, mentre erano stati raccolti dati soddisfacenti nella sperimentazione sull’uomo, per quanto riguarda l’efficacia dell’insulina inalabile. La somministrazione per inalazione, per via orale o buccale richiede, però, per ottenere lo stesso effetto di diminuzione della glicemia, una quantità di insulina notevolmente maggiore di quella utilizzata nelle iniezioni tradizionali.
Il Dr. Satish Garg, che ha parlato degli analoghi di insulina ultrarapida. Ha cominciato la sua relazione osservando che l’emoglobina glicata (HbA1c) media nei pazienti che si rivolgevano ai loro medici di base era 9,7%, mentre era 9,3% in quelli che si rivolgevano agli specialisti: valori, in ambedue i casi, al dì sopra di quelli consigliati. Ha poi rilevato che i pazienti con diabete di tipo 1 controllano la glicemia in media due volte al giorno e quelli di tipo 2 una volta a settimana. Ha infine sottolineato l’importanza degli sforzi per far scendere i valori di HbA1c ed ha segnalato l’utilità degli analoghi di insulina rapida (Lispro, Aspart ed altri) nel diminuire gli sbalzi glicemici post-prandiali.
Fonte: Children With Diabetes
Traduzione ed adattamento a cura di Anna ManettiData ultimo aggiornamento: Giovedì, 2 Dicembre 2004 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2004/n2004_079.html