Autocontrollo
Il monitoraggio regolare della glicemia è necessario solo in situazioni particolari
L’automonitoraggio della glicemia nel diabete tipo 2
A cura di Valentina Maria Cambuli
“Diabetes UK”, la più importante organizzazione caritatevole del Regno Unito per le persone affette da diabete, ha pronunciato la seguente affermazione nel Luglio 2003: “Le persone affette da diabete, dovrebbero poter accedere al monitoraggio domiciliare della glicemia sulla base delle loro necessità cliniche, dietro consenso informato e se non sono in grado di pagarlo da sé. L’automonitoraggio della glicemia è essenziale all’interno della educazione alla gestione del diabete nell’ottica di insegnare ai pazienti a prendere decisioni terapeutiche appropriate o a modificare il proprio stile di vita”. La prima parte di questa dichiarazione non dà adito a molte perplessità: evidentemente esiste un comune accordo circa il fatto che i diabetici di tipo 1 o quelli di tipo 2 insulino-trattati, dovrebbero monitorare regolarmente la glicemia, non solo per decidere le dosi di insulina da somministrare, ma anche per identificare ed impedire le ipoglicemie. Tuttavia: è sempre necessario l’autocontrollo della glicemia, anche nei pazienti diabetici di tipo 2 trattati con la dieta o con gli ipoglicemizzanti orali?
L’automonitoraggio della glicemia è un grande business. Il maggior guadagno per i produttori deriva dalla vendita delle strisce reattive. Nel Regno Unito la spesa per le strisce reattive supera del 40% quella degli ipoglicemizzanti orali, rifacendosi ai dati del 2001. I nuovi modelli di glucometro inoltre non sono soggetti a valutazioni rigorose circa il loro rapporto costo-beneficio, come invece avviene per i nuovi farmaci da immettere in commercio.
Circa la frequenza della misurazione della glicemia, esistono pareri diversi, ma i fautori dell’automonitoraggio anche per i diabetici di tipo 2, sostengono che in questo modo si danno ai pazienti più armi per affrontare la malattia. Per esempio, le persone che controllano la glicemia a domicilio, possono osservare l’effetto che l’alimentazione o l’attività sportiva hanno sulla glicemia e questo può avere delle ricadute positive sulla dieta o sul livello di attività fisica. Allo stesso tempo però esistono alcune evidenze che, il monitoraggio glicemico domiciliare ha un impatto negativo sulla qualità di vita, aumentando il livello di stress, preoccupazione e depressione, specialmente in quei pazienti che lo devono praticare più di una volta al giorno.
L’impatto dell’automonitoraggio della glicemia è stato considerato in una indagine del NHS Health Technology nel 2000. Molti degli studi presi in considerazione erano mal impostati, privi di significatività statistica e difficili da confrontare a causa della disomogeneità dei gruppi dei pazienti e a causa del fatto che il monitoraggio della glicemia costituiva solo una parte di interventi più complessi attuati sui gruppi di pazienti. Una meta-analisi è stata condotta sui dati derivanti da quattro studi in persone affette da diabete tipo 2 che hanno confrontato il monitoraggio della glicemia o della glicosuria con l’assenza di monitoraggio. Il controllo metabolico fra i due gruppi (valutato tramite emoglobina glicosilata) non è risultato differente. Nessuna differenza nella emoglobina glicosilata è stato inoltre trovato fra i tre studi che confrontavano persone che eseguivano la glicemia e quelle che monitoravano la glicosuria. Inoltre, gli studi non evidenziavano altri vantaggi dell’automonitoraggio, per esempio quelli derivanti dalla riduzione degli episodi di ipoglicemia o il miglioramento della qualità della vita.
Le linee-guida dello Scottish Intercollegiate Guidelines Network non propongono alcuna raccomandazione circa l’automonitoraggio della glicemia nel diabete tipo 2, concludendo che non ci sono studi che hanno adeguatamente individuato i benefici dell’automonitoraggio della glicemia nel controllo metabolico. Per contro, il National Institute for Clinical Excellence ha supportato l’uso del monitorgaggio domiciliare della glicemia nel diabete tipo 2, indicandolo all’interno di un programma più complesso di gestione della propria malattia e consigliandolo quando la proposta trova l’accordo del paziente. Più recentemente, un gruppo multidisciplinare di personale sanitario ha pubblicato un consensus sul monitoraggio della glicemia a domicilio. Il gruppo si è trovato in accordo sul fatto che il monitoraggio non è richiesto routinariamente nel diabete tipo 2, ma ha anche suggerito il ricorso alla misurazione domiciliare della glicemia in particolari situazioni. Queste includono la misurazione della glicemia una volta al giorno nel caso di malattie intercorrenti, qualora si sia appena modificata la terapia con l’ipoglicemizzante orale, se interviene iperglicemia post-prandiale. Il monitoraggio della glicemia viene anche suggerito per i pazienti che usano sulfoniluree per il rischio di ipoglicemia connesso con il loro utilizzo. Nessuna di queste raccomandazioni era supportata dall’evidenza di trias randomizzati.
Se l’evidenza scientifica che supporta il ruolo del monitoraggio domiciliare della glicemia, fosse soggetta alle stesse critiche valutazioni applicate ai nuovi farmaci da immettere in commercio, probabilmente non sarebbe stata approvata per l’uso da parte dei pazienti. Per le persone diabetiche di tipo 2 trattate con la dieta o con gli ipoglicemizzanti orali, il compenso glicometabolico potrebbe essere monitorato con un migliore rapporto costo-beneficio, usando la sola emoglobina glicosilata ogni tre-quattro mesi. Il senso comune impone che in certe situazioni il monitoraggio della glicemia sia consigliabile, come durante una terapia sistemica con steroidi o durante la gravidanza. Tuttavia è necessario allontanarsi dalle raccomandazioni dei consensus e fare spazio a trials randomizzati che esaminino il ruolo della misurazione della glicemia nel diabete tipo 2. In più, i nuovi modelli di glucometri necessitano di essere assoggettati alle stesse rigorose valutazioni di costo-beneficio applicate comunemente ai nuovi farmaci.
Fonte BMJ. 2004; 329:754-755
Traduzione ed adattamento a cura di Valentina Maria CambuliData ultimo aggiornamento: Lunedì, 18 Ottobre 2004 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2004/n2004_064.html