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Clonazione: la Gran Bretagna dice sì a quella terapeutica
A cura di: Carmelo D’Alessio
Londra ha vinto la sua battaglia per ottenere il disco verde alla clonazione umana a fini terapeutici nonostante la forte opposizione dei gruppi che si battono per la tutela del diritto alla vita. L’Autorità per l’embriologia e la fecondazione umana ha concesso la prima licenza di questo genere nel Regno Unito a un team di scienziati dell’Università di Newcastle, che conta di applicarla inizialmente per trovare una cura contro il diabete.
Si tratta di una svolta epocale per la ricerca medica, destinata ad spalancare nuovi orizzonti agli scienziati da tempo a caccia di soluzioni innovative e potenzialmente più efficaci contro mali incurabili come il morbo di Parkinson e l’Alzheimer.
La Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea) ha autorizzato l’International Centre for Life di Newcastle a sperimentare la tecnica, alla quale lavoreranno gli esperti dell’Institute of Human Genetics dell’ateneo cittadino oltre a quelli del Newcastle Fertility Centre. “C’è voluto un anno di lavoro - ha affermato il dottor Miodrag Stojkovic, responsabile dell’Institute of Human Genetics - sono felice che la Hfea abbia riconosciuto il potenziale di questa tecnologia nella medicina moderna”.
Il disco verde dell’Autorità è giunto meno di sette mesi dopo la richiesta di Stojkovic, il quale è deciso a cominciare il lavoro il più presto possibile. “Siamo pronti per partire non appena tutta la documentazione sarà pronta”, ha commentato oggi alla stampa britannica. Infatti, già l’anno scorso il gruppo di Newcastle era diventato uno dei primi nel Regno Unito a derivare cellule staminali da embrioni rimasti inutilizzati presso le cliniche specializzate nella fecondazione in vitro (Ivf).
L’Autorità, però, ha stabilito precise direttive per l’applicazione di questa tecnica. Anzitutto, prima di affidare il lavoro all’International Centre for Life ha eseguito un’ispezione accurata dei laboratori del centro, ma soprattutto ha posto una serie di rigide condizioni al team di Stojkovic.
Secondo le disposizioni, infatti, gli embrioni dovranno essere distrutti prima che compiano il 14/mo giorno di età e comunque non potranno svilupparsi oltre un minuscolo grappolo di cellule delle dimensioni della testa di uno spillo. Gli embrioni clonati possono essere creati sostituendo i nuclei contenuti negli ovuli umani con altri prelevati dal tessuto della pelle di donatori adulti. Gli ovuli vengono poi stimolati in modo che si dividano, come se fossero stati fecondati.
I ricercatori di Newcastle useranno gli ovuli inutilizzati dalle procedure di Ivf e quelli donati dalle coppie, che altrimenti verrebbero distrutti. L’impiego delle cellule staminali costituisce un grosso vantaggio per la ricerca medica poiché questo tipo di cellule può svilupparsi in qualsiasi tipo di tessuto umano, come quello osseo, nervoso o muscolare.
Per questo, i ricercatori sperano di usare queste cellule nella lotta alle malattie incurabili, con un primo esperimento per cercare di produrre cellule che producano insulina da trapiantare nei malati di diabete. “Vogliamo vedere se queste cellule staminali embrioniche sono in grado di differenziarsi in cellule produttrici di insulina”, ha commentato Stojkovic.
“Siamo assolutamente elettrizzati - ha aggiunto Alison Murdoch, responsabile del Fertility Centre dell’università. Il potenziale offerto da quest’area di ricerca è immenso e vogliamo portare il lavoro fatto finora al prossimo livello”. Tuttavia, ha sottolineato Murdoch, potrebbero essere necessari fino a 5 anni prima di arrivare ai test clinici.
Nel frattempo, i gruppi di pressione per la tutela del diritto alla vita non si arrendono. “Ci aspettavamo questa decisione visti i precedenti deplorevoli della Hfea - ha dichiarato il professor Jack Scarisbrick, presidente nazionale del gruppo Life -. Noi condanniamo questo ulteriore passo verso questa strada scivolosa”.
La clonazione terapeutica, ha proseguito Scarisbrick, “richiede la produzione di un nuovo tipo di essere umano, generato senza i genitori nel senso normale della parola, con lo scopo specifico di distruggere quella vita una volta prelevate le cellule staminali. Si tratta della specie più spaventosa di manipolazione, di sfruttamento e di banalizzazione della vita umana”.
Fonte: ANSA
Ricerca a cura di: Carmelo D’Alessio
Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 20 Agosto 2004 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2004/n2004_055.html