Aziende farmaceutiche e sanità
Investimento Lilly da 250 milioni di euro
Liberamente tratto da AGI
Ricerca a cura di Carmelo D’Alessio(AGI) - Roma, 22 giu. - Un investimento quello della Lilly molto utile, importante e di grande valore: 250 milioni di euro per la realizzazione di un complesso destinato sia alla produzione di insuline che di analoghi dell’insulina umana da Dna ricombinante.
Così il Ministro della Salute, Girolamo Sirchia ha salutato l’annuncio della casa farmaceutica Lilly di costruire in Italia a Sesto Fiorentino uno stabilimento che produrrà a regime fino a 100 milioni di cartucce di insulina umana ed analoghi destinati al mercato interno, europeo ed extra europeo.
“La Lilly dimostra che il nostro paese non è solo un punto di vendita, un mercato, ma anche un paese dove si può fare una ricerca d’alto livello”, ha aggiunto il ministro ricordando come per le aziende che investono in Italia c’è accesso al ‘premio di prezzo’, ossia ad incentivi per premiare i prodotti innovativi.
L’iniziativa della Lilly oltre ai benefici, positivi effetti occupazionali diretti (oltre 650 persone tra laureati, tecnici, specializzando ed operatori) ed indiretti (1000-1500 le persone nell’indotto), ha un altro significato, come ha detto Sirchia, di gran valore: la lotta contro il diabete, una patologia che stando alle stime dell’Oms, nel 2025, secondo colpirà oltre 300 milioni di persone rispetto alle attuali 171 milioni. “Il diabete si può contrastare - ha notato Sirchia - con un diverso, più salutare, stile di vita che però viene ancora visto come fatto estetico che non legato alla salute”.
Fumo, alimentazione, sedentarietà ed obesità: questi gli agenti deleteri.
Perché un investimento di 250 milioni di Euro in Italia, l’unico effettuato, negli ultimi 10 anni, da una società nazioanale o multinazionale? “Perché abbiamo - ha detto l’amministratore delegato della Lilly Italia, Karim Bitar - la consapevolezza di trovare una cultura scientifica di alto livello e talenti professionali di prim’ordine”. Il diabete che deriva da una carenza assoluta o relativa di insulina, ormone prodotto dal pancreas, la cui funzione è quella di mantenere in equilibrio la concentrazione dello zucchero nel sangue, si può presentare in età giovanile (diabete di tipo 1) o avanzata (diabete di tipo 2) e colpisce il 5% della popolazione fino a punte superiori al 30% oltre i cinquant’anni di età. E le conseguenze sono gravi per il sistema cardio-vascolare; per il funzionamento del rene; per il sistema vascolare degli arti inferiori. “L’esordio asintomatico e subdolo della malattia - ha spiegato Riccardo Giorgino, ordinario di Cinica Medica all’Università di Bari - non consente nel 30% dei casi di diagnosticare tempestivamente il diabete di tipo 2 e questo ci induce a credere che la reale prevalenza della malattia sia doppia rispetto a quel 4-6% come si pensa, come doppio è il tasso di mortalità rispetto alla popolazione generale”.
Malattia dunque difficile da diagnosticare tempestivamente e per la quale occorre fare una intelligente prevenzione: il 90% dei casi totali è legato all’alimentazione e allo stile di vita. Pertanto, dieta povera di grassi e zuccheri ed una regolare attività fisica sono un ottimo rimedio all’insorgenza del diabete. “I costi sociali di questa malattia sono altissimi sia per le complicanze (cecità ed amputazioni, malattie cardiovascolari) sia per la stessa spesa sanitaria - ha osservato Massimo Massi Benedetti, vice-presidente dell’Idf (International Diabetes Federation) - Si calcola infatti che l’assistenza alle persone colpite da diabete incida per il 5% sulla spesa sanitaria europea e per il 7,4% su quella italiana”. Per l’Europa i costi variano dai 1.850 euro l’anno per paziente senza complicanze ai 9.200 euro in presenza di complicanze. “Con la disponibilità di insulina umana e di suoi analoghi - ha poi notato Massi Benedetti - è possibile prevenire lo sviluppo delle complicanze per entrambi i tipi di diabete migliorando la stessa qualità della vita e riducendo i costi della malattia”. Però se le iniezioni di insulina consentono di trattare il diabete di tipo 1 e prevenirne le complicanze facendone una malattia gestibile, purtuttavia “l’accesso a quest’ormone - ha concluso Massi Benedetti - indispensabile nel 40% dei casi è largamente insufficiente in molti paesi nonostante l’Oms lo abbia indicato tra i farmaci essenziali”. Infine la raccomandazione di tenere il tasso di emoglobina glicosilata A1C - per chi soffre di diabete - sotto il 7%: riducendo infatti dell’1% il tasso di A1C ritenuto ‘livello di guardia’ il rischio di complicanze si abbassa sia per quelle cardio vascolari (del 42%) che per la vista (76%), che per le malattie renali (56%) che per il sistema nervoso (60%).
Fonte: AGI
Ricerca a cura di Carmelo D’AlessioData ultimo aggiornamento: Mercoledì, 23 Giugno 2004 6:15:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2004/n2004_047.html