Nefropatia
Albuminuria come marcatore di rischio per la perdita della funzionalità renale
A cura di Linda Possanzini
I pazienti affetti da diabete di tipo 2 e da nefropatia devono tenere sotto controllo i valori di albuminuria per identificare il rischio che hanno di manifestare una perdita progressiva della funzionalità renale.
I ricercatori, che hanno esaminato i dati relativi allo studio RENAAL - Riduzione degli Endpoint nel NIDDM (diabete tipo 2) grazie all’utilizzo dell’Antagonista dell’Angiotensina II Losartan - hanno inoltre riscontrato che i livelli di albuminuria possono essere utilizzati come bersaglio terapeutico.
La presenza di albuminuria viene considerata un fattore indicativo di perdita della funzionalità renale; tale rischio può essere efficacemente ridotto grazie all’utilizzo di farmaci antipertensivi, come il Losartan, in grado di interrompere il sistema renina – angiotensina (RAS).
Il dottor Dick De Zeeuw, del Dipartimento di Farmacologia Clinica, al University Medical Centre Gronigen, in Olanda, insieme ai suoi colleghi hanno condotto le loro analisi sui dati dello studio RENAAL per determinare se i livelli di albuminuria possano mostrare l’efficacia protettiva sui reni del Losartan nei pazienti diabetici con nefropatia.
Il trial, randomizzato e in doppio cieco, ha preso in esame gli effetti del Losartan in 151 pazienti con diabete di tipo 2 e nefropatia per quel che riguarda gli esiti renali, definiti come conseguenze (endpoint) composite principali del raddoppiamento della creatinina sierica, nefropatia allo stadio terminale (ESRD) o morte.
I ricercatori hanno misurato i livelli di albuminuria di base e dopo 6 mesi di terapia; hanno inoltre valutato se l’effetto antiproteinurico del Losartan contribuisse alla protezione renale indipendentemente dal suo effetto antipertensivo.
I risultati mostrano che i livelli di base dell’albuminuria sono strettamente correlati e sono da considerarsi un fattore altamente predittivo delle conseguenze renali tra tutti i parametri di rischio basale. Dopo aver aggiustato gli altri fattori di rischio basale, i ricercatori hanno riscontrato che un livello di albuminuria di 3.0 g/g di creatinina o più elevato comporta un rischio di 5.2 volte superiore di raggiungere un endpoint renale, e un rischio di 8.1 volte di sviluppare una ESRD rispetto ai pazienti con una albuminuria di base inferiore a 1.5 g/g di creatinina
I risultati hanno inoltre dimostrato che le variazioni nel livello di albuminuria riscontrati nei primi 6 mesi di terapia sono correlati ad una protezione renale a lungo termine. Per ogni diminuzione del 50% nel livello di albuminuria nei primi 6 mesi ne consegue una riduzione del 36% del rischio di una conseguenza renale e una riduzione del 45% del rischio di sviluppare una ESRD.
Inoltre dopo 6 mesi i livelli di albuminuria sono risultati simili ai valori basali nella capacità di predire il rischio di conseguenze renali. Trascorso il periodo di 6 mesi, i pazienti trattati con il Losartan hanno mostrato una riduzione del 28% nei livelli medi di albuminuria, mentre i pazienti a cui era stato somministrato un placebo hanno manifestato un aumento del 4% nel livello di albuminuria. L’effetto protettivo sui reni esercitato dal Losartan è spiegabile dalla sua efficacia contro l’albuminuria, che sono approssimativamente del 100% per le conseguenze renali e del 50% per le conseguenze ESRD.
“I risultati ottenuti da questo recente studio mostrano come l’albuminuria sia da considerare il marker maggiormente predittivo per gli eventi renali nei diabetici di tipo 2 soggetti a nefropatia. La diminuzione dell’albuminuria residua ai livelli più bassi raggiungibili devono essere visti come un obiettivo per il futuro dei trattamenti protettivi dei reni”, concludono il dr. De Zeeuw e i suoi colleghi.
Tratto da: Doctor's Guide - Fonte: Kidney Int. 2004;65:2309-2320
Traduzione e adattamento a cura di Linda PossanziniData ultimo aggiornamento: Lunedì, 21 Giugno 2004 6:15:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2004/n2004_045.html