Cardiologia
Sopravvivenza a lungo termine dei diabetici dopo intervento coronarico percutaneo
A cura di Silvia Demartini
Secondo uno studio pubblicato sul numero di Maggio di Diabetes Care, i pazienti con diabete ed una modesta arteriopatia coronarica (CAD), che sono stati trattati con contemporaneo intervento coronarico percutaneo (PCI), presentano una sopravvivenza, a tre anni dall’intervento, inferiore ai pazienti non diabetici.
“È noto che i diabetici sopravvivono meno rispetto ai non diabetici dopo un’angioplastica coronarica transluminale percutanea, affermano i ricercatori del Beth Israel Medical Center di New York (USA). “Tuttavia non è chiaro se questa minore sopravvivenza persista all’epoca delle tecniche di contemporanea PCI, che includono l’uso diffuso degli stents e la disponibilità di glicoproteine Ilb/Illa inibitrici.
Lo studio prospettico ha preso in esame la sopravvivenza a lungo termine di 4.284 pazienti, diabetici e non, sottoposti a contemporanea PCI per CAD. L’ipertensione, l’insufficienza renale e la perdita della funzionalità renale, tale da dover ricorrere alla dialisi, sono risultate essere più comuni fra i diabetici che i non diabetici.
I pazienti diabetici fumavano di meno dei non diabetici, e al momento dell’ammissione presentavano una frequenza maggiore di insufficienza cardiaca congestizia. Gli stents sono stati applicati nel 78% dei pazienti non diabetici e nel 75% di quelli diabetici. Il 23% dei pazienti non diabetici ed il 24% di quelli diabetici sono stati trattati con le glicoproteine Ilb/Illa antagoniste. L’8% dei non diabetici è morto nei tre anni successivi all’intervento, contro il 13% dei pazienti diabetici. Anche dopo aver introdotto le opportune correzioni, il diabete è rimasto correlato indipendentemente con l’aumento del rischio di morte.
I ricercatori ipotizzano che la minore sopravvivenza a lungo termine sia causata da un’arteriosclerosi più aggressiva nei diabetici. “Le attuali terapie coinvolgono dei tratti molto ridotti delle arterie coronariche; in questo modo si trascurano molte placche non trattate e potenzialmente pericolose.
Gli autori della ricerca concludono che i diabetici potrebbero richiedere terapie mediche più intensive o anche un intervento di by-pass per ottenere risultati migliori a lungo termine.
Tratto da Reuters Health - Fonte: Diabetes Care. 2004;27:1137-1142
Traduzione ed adattamento a cura di Silvia DemartiniData ultimo aggiornamento: Lunedì, 31 Maggio 2004 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2004/n2004_040.html