Complicanze

Trattamento intensivo contro la progressione della nefropatia

A cura di Silvia Demartini

Uno studio inglese su pazienti affetti da diabete di tipo 2 è giunto alla conclusione che il trattamento intensivo della nefropatia diabetica, nell’arco di due anni, rallenta la progressione del danno renale, se confrontato con il trattamento convenzionale.

Sebbene esistano standard terapeutici e linee guida per trattare la nefropatia diabetica e ritardare il ricorso alla terapia renale sostitutiva (dialisi), sembra che la loro implementazione sia carente e che non vengano adeguatamente applicate presso le strutture sanitarie. Per valutare i reali benefici di una terapia intensiva, ricercatori del Glasgow Royal Infirmary, in Scozia, hanno esaminato in uno studio prospettivo 90 pazienti diabetici di tipo 2 con nefropatia accertata. In modo casuale, 47 di loro sono stati sottoposti a trattamento intensivo e 43 al trattamento standard.

La terapia intensiva consisteva nell’effettuare visite presso un team di medici, infermieri e dietisti ogni volta che se ne presentasse la necessità, mentre gli altri pazienti in trattamento standard venivano visti soltanto in occasione degli usuali controlli. I frequenti incontri con il team specialistico erano finalizzati a raggiungere gli obiettivi di una pressione sistolica < 140 mm Hg, una pressione diastolica < 80 mm Hg, HbAa1c < 8%, apporto di sodio < 120 mmol/die, apporto proteico compreso tra 0.7 e 1 g/kg di peso ideale al giorno, colesterolo < 4 mmol/l oppure un rapporto tra colesterolo e colesterolo HDL inferiore a 4.

A distanza di 2 anni, la perdita della funzionalità renale nei pazienti che hanno portato a termine la terapia intensiva è passata da 0.44 ml/min/mese, nel corso del primo anno dello studio, a 0.14 ml/min/mese, nel secondo anno, contro, rispettivamente, i 0.49 ml/min/mese del primo anno e i 0.53 ml/min/mese del secondo anno del gruppo standard. La riduzione della progressione della nefropatia è stata, dunque, evidente soprattutto il secondo anno dopo l’inizio del trattamento intensivo.

Nel gruppo a terapia intensiva, rispetto ai valori di partenza, si sono registrati miglioramenti significativi della pressione sistolica e diastolica, dei valori di colesterolo e del rapporto colesterolo/colesterolo HDL, dell’apporto di sodio. I pazienti sottoposti a trattamento standard, invece, hanno mostrato miglioramenti solo nella pressione diastolica e nei livelli di colesterolo. Complessivamente la necessità di ricorrere a ricoveri ospedalieri è stata maggiore nei pazienti a terapia convenzionale (62% contro 47%) e sono stati anche più frequenti eventi quali amputazioni e insufficienza cardiaca congestizia (21 eventi contro 13).

Gli autori dello studio concludono affermando che questo tipo di trattamento intensivo è risultato essere efficace nel rallentare la progressione della nefropatia diabetica, basandosi su visite e controlli più frequenti che aiutano il paziente ad accettare più velocemente e ad applicare più correttamente le terapie esistenti.


Tratto da Doctor’s Guide - Fonte: Q J Med 2004 Apr;97:4:219-27
Traduzione e adattamento a cura di Silvia Demartini

Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 30 Aprile 2004 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2004/n2004_034.html