Farmaci

Il rimonabant promette bene nella gestione di fattori di rischio multipli

A cura di Linda Possanzini

I risultati ottenuti dalla Fase III della sperimentazione clinica (RIO-Lipids o Rimonabant in Obesity) in cui si comparava il rimonabant, il capostipite di una nuova classe di farmaci chiamati Bloccanti Selettivi del recettore CB1 (o anche SCB1Bs), con un placebo, mostrano che, dopo un anno di terapia con rimonabant alla dose di 20 mg/die, i pazienti in sovrappeso od obesi con dislipidemia (trigliceridi elevati, basso colesterolo HDL) hanno perso in media 8,6 Kg.

La perdita di peso era accompagnata da una riduzione media della circonferenza vita di 9,1 cm e quindi da una significativa riduzione dell’obesità addominale, marker indipendente per le patologie cardiache. Si sono inoltre osservati miglioramenti nel profilo lipidico con l’aumento del 23% del colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo buono), la diminuzione del 15% dei trigliceridi, e significativi miglioramenti nel metabolismo dei glucidi e nei livelli d’insulina.

In un altro importante studio, il trattamento con 20 mg/die di rimonabant ha ridotto della metà il numero di pazienti diagnosticati con iniziale sindrome metabolica. Inoltre, è risultato un farmaco sicuro e ben tollerato.

Si ritiene che il rimonabant bloccando in modo selettivo il recettore CB1, uno dei due recettori scoperti in un sistema fisiologico da poco descritto chiamato Sistema Endocannabinoide (EC System), possa avere un ruolo chiave nella regolazione dell’assunzione del cibo e nel dispendio energetico.

“Mentre la perdita di peso è clinicamente rilevante, ciò che risulta veramente riguardevole nello studio RIO-Lipids è il significativo effetto che il rimonabant ha mostrato nella riduzione dei fattori di rischio cardiovascolari connessi”, afferma Jean Pierre Despr’s, Professore presso il dipartimento di Scienze della Nutrizione alla Laval University, e capo ricercatore al Quebec Heart Institute presso il Laval Hospital Center a Quebec City (Canada).

“Il rimonabant sembra possedere un effetto diretto sulle cellule grasse che può contribuire a produrre gli effetti benefici di questo farmaco sull’obesità addominale e sui fattori di rischio connessi. Se prendiamo in considerazione oltre a tutti questi dati anche i livelli di insulina, marcatamente ridotti nel plasma e le variazioni di misura delle particelle LDL, si può affermare che si tratta di un farmaco che ha come bersaglio la causa più frequente di raggruppamento di fattori di rischio.”


Tratto da: EurekAlert Science News - Fonte: American College of Cardiology
Traduzione ed adattamento a cura di Linda Possanzini

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 8 Aprile 2004 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2004/n2004_028.html