Comunicato Stampa
La ADMS denuncia: in Sardegna oltre 500.000 persone senza diritti
Di Michele Calvisi - Presidente dell’A.D.M.S. ONLUS
Sono circa 30.000 all’anno i morti per causa del diabete in Italia: è allarme rosso!
Per molto meno, in altre situazioni patologiche, si fanno campagne mondiali di prevenzione, si mettono in moto i mass media, si utilizzano personaggi famosi dello spettacolo e dello sport per sensibilizzare l’opinione pubblica e aiutare la ricerca in quella direzione.
Dalla ricerca commissionata dall’Istituto Superiore di Sanità, all’agenzia EPICENTRO, sulla qualità dell’assistenza alle Persone Diabetiche nelle Regioni Italiane, emergono altre spie numeriche della sconvolgente situazione relativa a questa diffusissima malattia: il 7% dell’intera spesa sanitaria è assorbito dalla popolazione diabetica, con una spesa media per paziente di 3.100,00 Euro/anno (per circa 1.700.000 persone con diabete noto); il 39% di queste risorse è però convogliato verso la cura delle complicanze!
Infatti, nonostante siano state varate e diffuse delle linee guida per l’assistenza al malato di diabete decisamente rigorose, non esistono ancora nella prassi quotidiana modalità di assistenza adeguata alle diverse e sempre più allarmanti realtà locali: solo in alcune regioni la qualità della vita sia a livello fisico che psicologico, del paziente diabetico è leggermente migliorata, mentre nel resto dell’Italia è addirittura peggiorata. Anche se è tragicamente risaputo, ma noi dell’A.D.M.S. lo ribadiamo ancora, che i diabetici affetti dalle complicanze della patologia, gestita male, sono in percentuale la categoria che offre più pazienti agli ambulatori e/o ai reparti ospedalieri di:
- cardiologia, per ipertensione e malattie cardiovascolari;
- oculistica, per cecità parziale o totale;
- ortopedia, per amputazione degli arti o trapianti d’organo;
- nefrologia, soprattutto per dialisi ecc.,
- neurologia, soprattutto per neuropatia periferica ecc.;
- urologia, ed endocrinologia, per impotenza ecc..
Sono informazioni fredde, ma riferite a persone spesso già in difficoltà per altre malattie e problemi di sopravivenza, diventano per un buon numero di cittadini la tragica realtà quotidiana.
Realtà che non ti consente più di reagire e spesso ti lasci andare alla morte fisica inesorabile, perché la morte psicologica e nelle relazioni sociali quanto non anche familiari è arrivata già tanto tempo prima.
Ti senti tradito, da un sistema sanitario e sociale, che immaginavi che ti avrebbe tutelato. Ricordi? Non era a te che, al momento della diagnosi, dal medico di base allo specialista tutti hanno assicurato che non ti sarebbe successo mai nulla di grave, che erano e sarebbero stati vicino ai tuoi problemi per aiutarti a gestirli, che ti avrebbero sempre supportato nei momenti difficili?
E come è successo allora che invece ti sei sentito spesso impotente?
E quante volte più disinformato?
E quante volte non una persona ma la tua malattia? O un numero che per far quadrare un bilancio, si può tranquillamente cancellare?
Ti senti abbandonato.Ti senti completamente spaesato e senza ruolo quando ti fanno il lavaggio del cervello dicendoti che sei solo tu il medico di te stesso.
Gli operatori sanitari hanno studiato anni per diventare medico o specialista ma a te è fatto obbligo di diventare medico di te stesso per gestire una malattia complessa come il diabete dopo aver subito un illuminante quarto d’ora di fredde prescrizioni (dialogo ?) spesso in locali fatiscenti. Devi gestire la glicemia, l’ormone insulina, l’ormone glucagone, oppure gli ipoglicemizzanti, l’alimentazione corretta, l’indispensabile attività fisica, lo studio, la vita di relazione e sociale. COME? Diventando medico di te stesso .
In questo modo i bilanci delle ASL sprofondano in un rosso imbarazzante, è fatale.
Le cifre dai 1.000,00 ai 3.000,00 euro a disposizione per persona finalizzate alla gestione annuale della malattia (a seconda dal tipo di diabete), lievitano considerevolmente se bisogna contare anche gli interventi a favore delle diverse complicanze a cui viene irresponsabilmente spinto questo tipo di paziente in un sistema sanitario che privilegia la cura spesso anche invasiva piuttosto che la cultura della prevenzione.
Le complicanze costano al sistema-sanità migliaia di euro all’anno a persona, con i baroni pronti a tagliare al paziente di turno ( in fila come al supermercato) un arto in cancrena; a sostituirgli un cuore, un pancreas o un rene, piuttosto che a restituirgli una vita sociale e di relazione decente.
È la solita storia del serpente che si morde la coda: dai bilanci vengono sempre ritagliate quando spesso non distratte le cifre destinate ai progetti relativi alla formazione e alla corretta informazione.
Noi diabetici non ne possiamo più di un sistema socio/sanitario che ci discrimina, che non ci mette in condizione di gestire al meglio, senza costi aggiuntivi, la nostra salute e soprattutto ci obbliga ad ingrossare l’esercito delle persone senza diritti, solo ed esclusivamente per fare quadrare bilanci finanziari in profondo rosso, spesso per pessima gestione.
In Sardegna non si muore di diabete (questa è la situazione ufficiale considerando che la coscienza scientifica dei medici non sempre è disponibile a denunciare la morte per diabete), non interessa nessuno.
O per suscitare un qualche interesse dobbiamo finire sulla stampa perché, con il passaparola muto, silenzioso, telepatico, ci rifiutiamo di farci macellare un pezzo alla volta e preferiamo morire subito?
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Fonte: A.D.M.S. - Associazione Diabete Mellito Sardegna
A cura di Guido SeuData ultimo aggiornamento: Giovedì, 26 Febbraio 2004 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2004/n2004_013.html