Trapianti
Trapianto di isole associato a complicanze e controllo glicemico inadeguato
A cura di Valentina Maria Cambuli
Secondo i ricercatori del National Institutes of Health/Department of Health and Human Services di Bethesda, Maryland (USA), il trapianto delle insulae pancreatiche può restituire l’insulino-indipendenza ai pazienti con diabete instabile, ma questa procedura non è priva di rischi e il ricorso ad essa può essere giustificato solo in pazienti con instabilità metabolica grave nonostante una adeguata compliance ad un regime terapeutico ottimizzato.
I pazienti con diabete tipo 1 spesso hanno difficoltà a mantenere concentrazioni normali di glucosio nel sangue, e sono tre volte più a rischio di grave ipoglicemia rispetto ai soggetti non diabetici. Sebbene il trapianto di pancreas possa restituire l’insulino-indipendenza in molti pazienti, si tratta pur sempre di una procedura complessa ed è associata a complicanze importanti e ad un alto grado di mortalità.
Studi su modelli animali hanno suggerito che il trapianto delle sole cellule producenti insulina può essere una alternativa efficace e più sicura al trapianto di pancreas intero. Per stabilire se il trapianto di insulae potesse essere proposto come protocollo di ricerca clinica, Boaz Hirhberg e colleghi hanno fatto uno studio in sei donne diabetiche.
Tutte le pazienti avevano un diabete tipo 1 permanente, ipoglicemia severa e nessuna secrezione di insulina endogena. Le pazienti sono state trapiantate tramite incannulazione della vena porta ed hanno ricevuto insulae allogeniche da organi non utilizzabili per il trapianto di pancreas intero a causa dell’età del donatore o della qualità del pancreas stesso.
Per prevenire il rigetto delle insulae trapiantate, le pazienti sono state sottoposte ad una immunoterapia con daclizumab, sirolimo e tacrolimo prima della infusione delle insulae. Il trattamento insulinico è stato interrotto nell’arco di 24 ore dopo il trapianto.
Dopo la procedura tutte le pazienti hanno avuto episodi ipoglicemici meno frequenti e severi e tre hanno mantenuto l’insulino-indipendenza ad un anno dal trapianto. Cinque pazienti hanno mantenuto livelli di C-peptide sierico dosabili durante il periodo di follow-up di 17-22 mesi, e questo è un parametro che indica la persistenza della funzionalità delle insulae.
Si sono verificate le seguenti complicanze correlate con la terapia immuno-soppressiva: ulcere orali transitorie e diarrea episodica in sei pazienti, edema agli arti inferiori e astenia generalizzata in cinque pazienti, neutropenia grave temporanea in due pazienti. Tre pazienti hanno interrotto la terapia immunosoppressiva a causa della tossicità e della non funzionalità del trapianto.
A causa delle complicanze associate al trapianto di insulae, il ricorso a questa procedura è giustificato solo in una coorte di pazienti molto selezionata.
I ricercatori hanno concluso dicendo che mentre si sta lavorando per un ulteriore sviluppo delle terapie basate sui trapianti, è necessario che la comunità scientifica sviluppi criteri atti ad identificare quei pazienti con un diabete allo stadio finale in cui i rischi della terapia siano giustificati dal miglioramento che essa si propone nel lungo termine.
Fonte: Diabetes Care 2003 Dec;26:12:3288-3295
Traduzione e adattamento a cura di Valentina Maria CambuliData ultimo aggiornamento: Venerdì, 23 Gennaio 2004 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2004/n2004_004.html