Epidemiologia

Perché tante persone si ammalano di diabete

Di Christine Gorman - Traduzione e adattamento a cura di Anna Manetti

I medici non hanno mai avuto tante informazioni come adesso su come prevenire e curare questa malattia, eppure l’epidemia si espande. Come proteggersi.

Hillary Carroll si rese conto che vi era qualcosa che non andava: aveva passato il Memorial Day divertendosi allegramente nella piscina di sua nonna, ma la sera si trovò a piegarsi in due dal dolore ogni volta che andava in bagno. Sua madre pensò che avesse un’infezione e la portò il giorno dopo dal pediatra. Il medico, però, invece di prescriverle semplicemente un antibiotico, fece immediatamente ricoverare in ospedale la ragazzina, che all’età di 10 anni pesava già 100 Kg.: le analisi dimostrarono che aveva qualcosa di molto più serio – un diabete di tipo 2.

Hillary non è la prima bambina dal peso eccessivo ad ammalarsi di questa forma di diabete, un disordine metabolico cronico che era detto “dell’età matura”. Ora ne è stato cambiato il nome poiché lo si riscontra in molti bambini dell’età di Hillary.

Negli Stati Uniti si sta diffondendo una vera e propria epidemia di diabete: circa 18 milioni di americani ne soffrono e l’anno scorso sono stati diagnosticati un milione e 300mila nuovi casi (mentre nel 1997 erano stati 878.000). Inoltre, sebbene il diabete di tipo 2 tenda a colpire soprattutto persone fra i 50 e i 70 anni, se ne ammala anche un sempre maggior numero di bambini, un fatto che crea grande preoccupazione negli ambienti sanitari. Non solo, infatti, questi bambini dovranno probabilmente affrontare una vita con maggiori problemi di salute; essi costituiscono anche un monito che vi è qualcosa di terribilmente sbagliato nel nostro stile di vita.

Eppure gli scienziati, nell’ultimo decennio, hanno scoperto che è possibile prevenire quasi completamente le peggiori complicanze del diabete e, in qualche caso, la malattia stessa. Vi sono tecniche sempre migliori per monitorare il diabete e farmaci sempre più efficaci per affrontarlo; inoltre un importante studio pubblicato l’anno scorso dimostra che, con piccoli cambiamenti nella dieta e nell’esercizio fisico, le persone ad alto rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2 possono ritardare l’esordio della malattia di almeno tre anni e forse anche molto più a lungo.

Gli epidemiologi prevedono che l’incidenza della malattia negli Stati Uniti raddoppierà entro il 2025 e che i costi annuali causati da questo problema aumenteranno da 132 a 192 miliardi di dollari (senza tener conto dell’inflazione). Ne saranno più colpiti alcuni gruppi etnici, come gli afroamericani, gli indiani di America, gli ispanici e gli asiatici, che per ragioni complesse sono maggiormente inclini ad ammalarsi di diabete.

Il diabete, fra la costernazione degli specialisti, sta diventando un problema globale. Nei prossimi vent’anni, si prevede che la diffusione della malattia triplichi in Africa, in Medio Oriente e nel Sud-est asiatico, raddoppi del Pacifico occidentale e sia quasi doppia anche in Europa. L’India con circa 33 milioni di casi ha il maggior numero di persone diabetiche; in Cina se ne calcolano 23 milioni.

Molti medici indicano con chiarezza la ragione di tale esplosione: gli americani mangiano troppo e fanno troppo poco esercizio fisico! E gran parte del mondo segue il loro cattivo esempio. Non vi è dubbio che un peso eccessivo aumenti il rischio di diventare diabetici: ma ciò spiega solo parte del problema. Il diabete ha una forte componente genetica e gli scienziati cominciano a sospettare che alcuni fattori evolutivi, così come lo stato metabolico e nutrizionale della madre durante la gravidanza, possano predisporre la persona all’insorgenza del diabete. Ciò potrebbe spiegare perché gli indiani del subcontinente diventino spesso diabetici dopo essere aumentati solo di qualche chilo e perché le conseguenze dell’obesità sembrino essere molto più gravi per gli afroamericani che per le persone di origine europea.


Tratto da: Time Magazine 30 novembre 2003
Traduzione e adattamento a cura di Anna Manetti

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 18 Dicembre 2003 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_079.html