Diagnostica e prevenzione
Riviste le linee guida per abbassare la soglia di Alterata Glicemia a Digiuno
A cura di Raffaella Annunziata
Un comitato internazionale di esperti nella diagnosi e nella classificazione del diabete mellito ha recentemente rivisto le linee guida precedentemente pubblicate dall'American Diabetes Association (ADA) nel 1997, diminuendo la soglia di Alterata Glicemia a Digiuno (IFG) da 110 mg/dl a 100 mg/dl. Questa revisione potrebbe aumentare il numero delle diagnosi di pre-diabete approssimativamente del 20%.
“Abbassando la soglia si potranno aiutare un maggior numero di persone che sono ad elevato rischio di sviluppare il diabete”, commenta il responsabile del comitato, il Dr. Chair Saul Genuth della Case Western Reserve University di Cleveland nell’Ohio (USA). “In base alle nostre attuali conoscenze, grazie a studi come il DPP (Diabetes Prevention Program) ed il Finish Diabetes Study, possiamo prevenire o ritardare la progressione della ridotta tolleranza al glucosio verso il diabete attraverso radicali modifiche dello stile di vita, come l'esercizio fisico e la dieta. Speriamo, anche se non ne abbiamo ancora la certezza, che l’intervento precoce possa ridurre anche il rischio delle complicanze diabetiche, comprese quelle cardiovascolari”. Sulla base dei risultati del DPP e di altri studi, una modesta perdita di peso ed un regolare esercizio fisico, possono prevenire o ritardare lo sviluppo del diabete di tipo 2 sino al 58%.
I criteri per la diagnosi di diabete restano invariati ed il gruppo di esperti ha sconsigliato l’uso dell’emoglobina glicata (HbA1c) come test diagnostico di routine per il diabete. Sebbene l’evidenza clinica sia ancora insufficiente per la superiorità sia della glicemia plasmatica a digiuno (FPG) sia del test da carico orale di glucosio (OGTT), il comitato consiglia l’FPG per la sua maggiore convenienza ed i suoi minori costi.
L’ADA raccomanda che i soggetti con più di 45 anni, specialmente se in soprappeso o obesi, siano sottoposti a screening per diabete e pre-diabete, da ripetersi ogni 3 anni. I soggetti ad alto rischio perché obesi, con storia familiare, con diabete gestazionale, o con altri fattori di rischio per il diabete, dovrebbero invece essere sottoposti ad un controllo più frequente.
Sono necessari ulteriori studi per rispondere a questioni ancora aperte come la definizione del migliore approccio alla diagnosi di diabete, la comprensione della fisiopatologia e dei rischi di IPG e della tolleranza al glucosio e la determinazione della misura in cui il rischio cardiovascolare può essere ridotto con controllo precoce della glicemia.
Secondo l’autore “per le risposte a queste e ad altre domande sarà necessaria una regolare sorveglianza e la riconsiderazione di nuovi dati che potranno portare nel tempo a nuove revisioni della diagnostica e dei criteri di classificazione del diabete”.
Tratto da: Medscape – Fonte: Diabetes Care 2003;26:3160-3167
Traduzione e adattamento a cura di Raffaella AnnunziataData ultimo aggiornamento: Domenica, 30 Novembre 2003 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_075.html