Patogenesi

La sindrome metabolica può predire il diabete

A cura di Silvia Demartini

L’identificazione della sindrome metabolica potrebbe fornire un metodo valido per individuare le persone a rischio di diabete, secondo la ricerca dell’Health Science Center dell’Università del Texas, a San Antonio (USA).

Attualmente l’esame standard utilizzato per predire il rischio di diabete di tipo 2 è il test da carico orale con glucosio, che evidenzia l’alterata intolleranza al glucosio (IGT). Tuttavia non è normalmente usato nella pratica clinica perché può essere costoso e poco conveniente.

Alla ricerca di metodi alternativi, i medici del Texas hanno valutato l’efficacia della definizione della sindrome metabolica. E’ stata scelta questa sindrome perché si tratta di un insieme di fattori di solito associati all’insulino-resistenza, che frequentemente precede l’insorgere del diabete di tipo 2.

Sono state utilizzate, e confrontate con l’IGT, 2 definizioni della sindrome metabolica. Una è contenuta nel terzo report dell’Adult Treatment Panel dell’NCEP (Programma Nazionale per l’Educazione sul Colesterolo), che tiene conto del livello dei trigliceridi, del colesterolo HDL, della pressione sanguigna, della glicemia a digiuno (limite di 110mg/dl) e della presenza di grasso nella regione addominale. L’altra è una versione modificata della definizione del 1999 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) che esclude l’IGT e l’insulino-resistenza, rilevata tramite clamp insulinico.

Lo studio condotto su 1734 soggetti, seguiti per 7-8 anni, ha evidenziato che la sindrome metabolica accresce il rischio di diabete indipendentemente dagli altri fattori di rischio, compresi l’IGT e l’insulina a digiuno. La sensibilità nel predire il diabete è stata simile nel caso dell’IGT (51.9%) e della definizione NCEP (52.8%) e lievemente inferiore per la definizione WHO modificata (42.8%). Sebbene la definizione della sindrome metabolica non sia stata un metodo più efficace dell’IGT nell’individuare i soggetti predisposti all’insorgenza del diabete di tipo 2, i ricercatori sottolineano che, combinando l’IGT con la definizione NCEP, la sensibilità sale fino al 70%.


Tratto da Doctor’s Guide - Fonte: Diabetes Care 2003 Nov;26:11:3153-9

Traduzione ed adattamento a cura di Silvia Demartini

Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 14 Novembre 2003 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_072.html