Terapia e complicanze
La terapia intensiva ha effetti benefici duraturi sui reni
A cura di Carmelo D'Alessio
Un nuovo studio mostra che, nei pazienti con diabete di tipo 1, il controllo intensivo della glicemia sembra rallentare la progressione della nefropatia diabetica anche molti anni dopo l’abbandono di tale approccio terapeutico.
Lo studio americano Diabetes Control and Complications Trial (DCCT) iniziato nel 1981, ha confrontato i benefici della terapia intensiva e di quella convenzionale in 1.441 diabetici di tipo 1. La terapia intensiva consisteva di almeno tre iniezioni giornaliere di insulina o uso di microinfusore con aggiustamento della dose sulla base di un frequente controllo glicemico. Invece, la terapia convenzionale prevedeva non più di due iniezioni ed un sola determinazione di glicemia o glicosuria al giorno.
I risultati del DCCT hanno dimostrato che la terapia intensiva è più efficace di quella convenzionale nel controllare i livelli glicemici e nel rallentare la progressione della nefropatia diabetica, come di altre complicanze. Dopo questo studio terminato nel 1989, ai pazienti del gruppo di controllo è stata offerta la possibilità di seguire la terapia intensiva con la supervisione dei propri medici, mentre quelli del gruppo in terapia intensiva sono stati incoraggiati a continuare questo tipo di trattamento.
Lo studio attuale, conosciuto come EDIC (Epidemiology of Diabetes Interventions and Complications), rappresenta otto anni di follow-up supplementare per i partecipanti del precedente DCCT. I risultati sono stati pubblicati nell’ultimo numero di Ottobre della rivista medica Journal of the American Medical Association..
“Col tempo, i livelli glicemici del precedente gruppo di controllo sono diminuiti, mentre quelli del gruppo di intervento sono aumentati, tanto che durante lo studio EDIC i livelli di ciascun gruppo non erano sostanzialmente differenti", ha detto l’autore dello studio, il Dr. David M. Nathan, del Massachusetts General Hospital (USA).
E’ interessante notare che, sebbene ogni gruppo abbia ora livelli glicemici simili, la protezione renale era ancora osservabile nel gruppo in precedente terapia intensiva, ben 7-8 anni dopo la conclusione del DCCT. Le nuove scoperte vanno ad aggiungersi a quelle già riportate nel 2000, che mostravano come la terapia intensiva fornisca una persistente riduzione nel rischio di progressione della retinopatia.
In questo studio, la pregressa terapia intensiva era associata ad una significativa riduzione del rischio di albuminuria clinica, d’ipertensione e di un livello di creatininemia uguale o superiore a 2 mg/dl.
Il Dr. Nathan ha affermato: “Quindi, è molto importante la precoce adozione della terapia intensiva, che, riducendo presto i livelli di emoglobina glicata (HbA1c), migliora i risultati a lungo termine. Il meccanismo dei benefici duraturi può collegarsi alla glicazione avanzata delle proteine”.
Tratto da: Reuters Health – Fonte: JAMA 2003;290:2159-2167
Traduzione ed adattamento a cura di Carmelo D’AlessioData ultimo aggiornamento: Mercoledì, 29 Ottobre 2003 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_068.html