Patogenesi
Cereali nell’alimentazione della prima infanzia e rischio di diabete di tipo 1
A cura di Silvia Demartini e Valentina Maria Cambuli
L’età nella quale vengono introdotti i cereali nell’alimentazione dei bambini potrebbe avere un ruolo nel rischio di sviluppo del diabete tipo 1.
Questa affermazione deriva da due studi pubblicati ai primi di Ottobre dal Journal of the American Medical Association. In entrambi gli studi i ricercatori affermano che la precisa adesione alle linee guida per lo svezzamento potrebbe ridurre il rischio di sviluppo del diabete tipo 1 nei bambini: tali linee guida suggeriscono di aspettare fino ai tre mesi d’età prima di introdurre cibi solidi nell’alimentazione dei bambini.
Il diabete tipo 1 è un disordine autoimmune. Nelle malattie autoimmuni l’organismo umano produce anticorpi contro se stesso e, nel caso specifico del diabete, questi anticorpi sono diretti contro le cellule pancreatiche che producono insulina. Se un bambino possiede questi autoanticorpi è a rischio per lo sviluppo di diabete tipo 1.
Lo studio DAISY (Diabetes Autoimmunity Study in the Young), è stato condotto negli Stati Uniti, presso l’Health Services Center dell’Università del Colorado, a Denver, su 1.149 bambini non colpiti e su 34 bambini colpiti da autoimmunità anti-insula. Sono stati osservati per un periodo di tempo compreso tra i 9 mesi e i 9 anni.Dopo gli aggiustamenti introdotti per tenere conto del genotipo HLA, della storia familiare di diabete di tipo 1, del gruppo etnico di appartenenza e dell’età della madre, i ricercatori hanno scoperto che i neonati che avevano iniziato ad assumere cereali prima del quarto mese di età avevano un rischio relativo di sviluppare autoimmunità anti-insula pari a 4.32, se confrontati con i bambini che avevano introdotto i cereali tra i 4 ed i 6 mesi. Il rischio relativo per i bambini che avevano iniziato a mangiare cereali a 7 mesi, o oltre, cresceva al 5.36. Addirittura, fra i bambini positivi al genotipo HLA DRB1*03/04,DQB8, il rischio relativo aggiustato era di 5.55, per l’assunzione di cereali entro i primi 3 mesi, e di 12.53, per l’assunzione da 7 mesi di età in poi.
Il rischio di sviluppare autoanticorpi anti-insula era alto nei 2 gruppi sia se l’integrazione alimentare era stata fatta con riso sia se con cereali contenenti glutine. Tuttavia, se i cereali erano stati introdotti mentre il bambino veniva ancora allattato al seno, il rischio di autoimmunità si riduceva, e questa riduzione era indipendente dall’età in cui il bambino aveva iniziato a mangiare cereali.
I ricercatori statunitensi concludono ipotizzando l’esistenza di “una finestra temporale durante l’infanzia al di fuori della quale iniziare ad assumere cereali accresce il rischio di sviluppare autoanticorpi anti-insula nei bambini predisposti.”Uno studio analogo, denominato BABYDIAB trial, dell’Istituto per la Ricerca sul Diabete, a Monaco (Germania), ha evidenziato che una dieta contenente glutine prima dei 3 mesi di età è associata ad un rischio di sviluppare autoanticorpi anti-insula 5 volte maggiore rispetto a quando il glutine viene introdotto dopo i 3 mesi.
I ricercatori tedeschi hanno esaminato i campioni di sangue, prelevati alla nascita, a 9 mesi, a 2.5 anni e a 8 anni, di 1.610 figli di genitori diabetici di tipo 1. Hanno anche raccolto, tramite delle interviste alla famiglia, informazioni sull’allattamento al seno e sulle successive integrazioni alimentari.Considerando tutti i 1.610 bambini, il rischio cumulativo di sviluppare autoimmunità anti-insula è stato del 5.8%, entro i 5 anni di età. In tutto, 85 bambini hanno sviluppato autoanticorpi anti-insula e, di questi, 48 erano positivi a 2 o più autoanticorpi. Il diabete di tipo 1 si è manifestato in 22 bambini, tutti positivi agli autoanticopri; nessun bambino negativo agli autoanticorpi anti-insula ha sviluppato il diabete.
I ricercatori hanno riportato che una riduzione del periodo di allattamento al seno non ha accresciuto in modo significativo il rischio di sviluppare autoanticorpi anti-insula. Invece, questo rischio era pari al 24% nei bambini che avevano ricevuto cibi contenenti glutine nel corso dei loro primi 3 mesi di vita, in confronto ad un rischio del 7% per i bambini allattati al seno.
I ricercatori tedeschi concludono sostenendo che “la precoce introduzione del glutine nell’alimentazione dei neonati dovrebbe essere evitata per i soggetti geneticamente predisposti al diabete di tipo 1.” Ma, in un commento comparso nella stessa rivista, alcuni medici hanno suggerito cautela nei confronti di queste acquisizioni, in particolare per evitare che si diffonda l’assunto che i cerali causino il diabete nei bambini.
In particolare, il Dr. Mark Atkinson, dell’Università della Florida (USA), ed il Dr. Edwin Gale di Bristol (Inghilterra) consigliano, data anche la criticità nella conduzione di alcuni passaggi dei due studi, di non modificare le linee guida attuali per il corretto svezzamento dei bambini.Bibliografia
- Timing of Initial Cereal Exposure in Infancy and Risk of Islet Autoimmunity [JAMA 2003;290:1713-1720]
- Early Infant Feeding and Risk of Developing Type 1 Diabetes–Associated Autoantibodies [JAMA 2003;290:1721-1728]
A cura di Silvia Demartini e Valentina Maria Cambuli]
Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 29 Ottobre 2003 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_067.html