Epidemiologia e prevenzione

Presentato da AMD il Rapporto Sociale 2003 sul diabete

Ufficio Stampa - Burson Marsteller Healthcare
(realizzazione a cura di Guido Seu)



Comunicato stampa

Presentato oggi alla Camera dei Deputati il Rapporto Sociale 2003, curato dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD)

Diabete: ecco la prima fotografia italiana

L’opera è il frutto di un lavoro lungo due anni. Pazienti e medici messi a confronto da una ricerca sociologica. Il censimento delle strutture diabetologiche. Gli obiettivi da raggiungere per un’assistenza sempre migliore.

Roma, 15 ottobre 2003

Una pubblicazione capace di “fotografare” il pianeta diabete dalla duplice angolazione del paziente e del medico, al tempo stesso in grado di fornire informazioni aggiornate sulle capacità assistenziali del nostro Servizio Sanitario Nazionale e di proporre spunti di riflessione ad Istituzioni e cittadini.

Un obiettivo ambizioso, senza dubbio, ma quasi “obbligatorio” per una Società scientifica come AMD che da molti anni lavora sul territorio per diffondere la conoscenza del diabete e delle sue complicanze.
Da questa filosofia nasce il “Rapporto Sociale sul Diabete 2003”, così articolato:

  1. una ricerca sociologica che ha messo a confronto medici e pazienti sui principali temi della malattia (convivenza con il diabete, adesione alle terapie, patologie correlate, paure e stili di vita), integrata da un excursus sulle complicanze che raccoglie le evidenze dei più recenti studi epidemiologici italiani ed internazionali;
  2. il censimento delle strutture diabetologiche italiane e la redazione di una proposta di ottimizzazione dell’offerta di cura: il “Team Diabetologico Allargato”.

“Il diabete, come tutti sanno, è una patologia in vertiginoso aumento, in Italia come nel resto del mondo – dice il dott. Giacomo Vespasiani, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi - Nel nostro Paese ogni anno si registrano circa 100 mila nuovi casi. Prendendo le mosse da questo scenario l’Associazione Medici Diabetologi ha dato vita ad Aware, un progetto che ha avuto come obiettivo l’individuazione delle concrete necessità assistenziali del paziente diabetico. Abbiamo voluto indagare queste istanze con una ricerca sociologica che ha messo in luce il vissuto psicologico e clinico del paziente diabetico e la percezione e la valutazione della patologia da parte della classe medica. Accanto a queste informazioni l’Associazione Medici Diabetologi ha ritenuto opportuno censire le strutture che offrono assistenza sul territorio. Questo patrimonio culturale ha trovato poi forma organica nel Rapporto Sociale 2003”

“Il Rapporto Sociale - aggiunge il prof. Marco Comaschi, direttore del Centro Studi AMD ed ideatore del Progetto Aware - ha fatto emergere convergenze e registrare distanze, ha evidenziato aree di eccellenza e margini di miglioramento sui quali lavorare e l’Associazione Medici Diabetologi ha formulato una proposta da implementare sul territorio. La strada da fare è ancora lunga, ma non mancano le premesse per immaginarne una conclusione positiva”.

Medici e pazienti, due “attori” non sempre in sintonia. La ricerca sociologica.

L’arrivo della diagnosi è l’inizio di una rivoluzione nella vita del paziente. Una rivoluzione che finirà per travolgere l’organizzazione della vita di tutti i giorni, in famiglia come nel lavoro e nelle relazioni sociali.
Per questo motivo, prendere atto di avere il diabete è sempre difficile; sono gli stessi medici (48,4% del campione intervistato) ad evidenziare questa difficoltà.
Ma quando si parla di rischi e di abitudini legati alla malattia, le opinioni a volte divergono.
Ad esempio, il 52,9% dei pazienti teme soprattutto per la vista, mentre i medici pongono l’accento su altri aspetti patologici e comportamentali, come le complicanze cardiovascolari e la difficoltà ad aderire alle terapie prescritte. Naturalmente, viene riservata grande attenzione terapeutica anche alla retinopatia, che nei paesi industrializzati è la principale causa di cecità legale in età lavorativa.
Tuttavia, è nell’ambito dei comportamenti che si registrano le maggiori differenza tra medici e pazienti.
I medici, pur consapevoli in larghissima maggioranza (76%) delle difficili rinunce fatte dai propri assistiti soprattutto nell’ambito alimentare, sottolineano “con la matita blu” l’irregolarità con cui i pazienti, in particolare giovani, effettuano l’autocontrollo. Pigrizia o reale difficoltà ad usare gli strumenti a disposizione?

Quattro pazienti su dieci giudicano eccessive le richieste di monitoraggio continuo che vengono dai medici, ai quali, di contro, non resta che evidenziare come solamente un controllo di gestione dei principali parametri della malattia diabetica consenta di evitare le complicanze ad essa legate.

Le emergenze legate al diabete. Le evidenze degli studi.

La storia naturale del diabete non adeguatamente trattato comporta il frequente insorgere di gravi complicanze. Sono abbastanza note le conseguenze del diabete sul cuore e sulla vista, mentre sono ancora poco conosciute al grande pubblico le correlazioni fra diabete e complicanze renali, quelle a carico degli arti inferiori, che invece emergono in tutta la loro rilevanza clinica dai più recenti studi epidemiologici.

Il diabete è attualmente la prima causa di insufficienza renale con necessità di dialisi o di trapianto in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone. Il numero di diabetici che entrano in dialisi è in continuo aumento anche in Italia; si calcola che il 10% di coloro che si sottopongono a dialisi sia affetto da diabete.
Nella fascia di età tra i 46 ed i 75 anni, il diabete è responsabile di oltre un terzo dei casi di dialisi.

Per quanto riguarda le complicanze agli arti inferiori, si calcola che il 50% di soggetti che ricevono un’amputazione sia affetto da diabete e che il 15% dei diabetici sviluppi nel corso della vita un’ulcera agli arti inferiori.

Infine, le complicanze cardiovascolari, conosciute e temute in uguale misura da medici e pazienti. Gli eventi cardiovascolari, come infarto ed ictus, sono da due a quattro volte più frequenti nelle persone con diabete. E’ alto anche il dato di prevalenza: il 20% dei diabetici, dopo i 50 anni, presenta una complicanza cardiovascolare. Percentuale che sale al 40% dopo i 70 anni.

La proposta AMD. Il “Team Diabetologico Allargato”.

Dal censimento condotto da AMD tra le strutture accreditate nel corso del 2002-2003, emerge la necessità di disporre di figure professionali “dedicate”, di tecnologia, di attività diversificate per ogni tipologia di paziente.
Per raggiungere questo scopo è necessario che nasca un Team Diabetologico Allargato, un autentico Dipartimento Diabetologico Transmurale diffuso su tutto il territorio nazionale, all’interno del quale operino fianco a fianco – in una modalità di intervento articolata nel tempo a seconda delle esigenze del paziente - specialisti, medici di Medicina Generale e personale infermieristico in grado di condividere le medesime informazioni.
“Con l’applicazione di questo modello – dicono Comaschi e Vespasiani - ogni paziente potrà essere seguito con uno schema personalizzato, indipendentemente dalla complessità della struttura diabetologica alla quale afferisce o alla quale si rivolge spostandosi sul territorio. Il paziente sarà così seguito da una comunità scientifica cross-disease, capace di farsi carico di tutto il percorso di cura e di fornire in ogni momento un’assistenza mirata”.

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Comunicato stampa

L’intervento del Ministro della Salute Sirchia alla presentazione del “Rapporto Sociale sul Diabete” alla Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati

Diabete e malattie croniche: il futuro è nelle unità territoriali

Roma, 15 Ottobre 2003

“Il futuro per la cura delle malattie croniche è sempre più sul territorio e sempre meno negli ospedali. Non è una frase tratta dal libri dei sogni: esiste già un accordo Stato – Regioni, al quale sono destinati i fondi del 4 per cento del Piano Sanitario Nazionale, per dar vita ad unità territoriali polispecialistiche in grado di seguire il paziente con patologie croniche. In pratica, non appena questo accordo diverrà esecutivo, gruppi di medici convenzionati diventeranno i referenti territoriali del paziente, in totale autonomia di budget. Queste unità saranno poi valutate sulla base dei risultati. L’ospedale, invece, continuerà ad offrire cure ad alta specializzazione”.

Questa la sintesi dell’intervento del Ministro della Salute Girolamo Sirchia, in occasione della presentazione del primo Rapporto Sociale sul Diabete curato dall’Associazione Medici Diabetologi.

“Tutte le patologie croniche – ha continuato il ministro Sirchia – dovranno essere sottratte alla gestione ospedaliera a vantaggio di una più capillare assistenza sul territorio. I medici che opereranno in questo contesto dovranno seguire linee guida condivise, basate sull’evidenza clinica. Per quanto riguarda il diabete l’intervento dovrà articolarsi su due livelli.

Innanzitutto, la prevenzione primaria con la correzione degli stili di vita (fumo, alcol, alimentazione scorretta).

Nel caso di malattia diagnosticata, invece, bisogna attuare quelle misure terapeutiche che evitino danni ad altri organi, come la retina o i reni”.

“Se dai medici che combattono il diabete deve partire il messaggio di salute – ha concluso il ministro – è necessario che questo sia elaborato ed amplificato dalle associazioni dei pazienti, uno strumento poderoso e irrinunciabile per contenere questa malattia cronica in aumento in tutto il mondo”.

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Le strutture diabetologiche italiane

Nel corso del 2002-2003 l’AMD ha realizzato il primo censimento delle strutture diabetologiche italiane. Il Gruppo Modelli Assistenziali dell’Associazione ha studiato l’insieme delle procedure politiche, sociali ed economiche con le quali i 628 centri diabetologici italiani erogano assistenza al territorio.

Fig. 1 – Distribuzione delle strutture diabetologiche in Italia.

Tab.1 – Presenza delle strutture diabetologiche sul territorio in rapporto ai bacini di utenza.
Area GeograficaStrutture che si rivolgono ad un bacino di utenza fino a 100.000 abitantiStrutture che si rivolgono ad un bacino di utenza compreso tra i 100.000 a 250.000 abitantiStrutture che si rivolgono ad un bacino di utenza superiore a 250.000 abitanti
Nord22%10%6%
Centro10%6%16
Sud e isole6%4%6%

Il “profilo” dei Centri Diabetologici Italiani

Ecco una schematizzazione della tipologia dell’assistenza diabetologica in Italia.

Strutture complesse di diabetologia

CARATTERISTICHE


Distribuzione omogenea sul territorio
Bacino di utenza di oltre 250.000 abitanti
Autonomia di budget
Presenza di “personale dedicato”
Trattamento delle complicanze
Laboratorio di analisi autonomo

PRESTAZIONI

Ambulatorio: 6 gg./settimana
Ricovero:75% delle strutture
Day hospital: 36%
Ricovero e day ospital: 34%
Screening delle complicanze

Strutture semplici di diabetologia

CATATTERISTICHE


Distribuzione disomogenea sul territorio
(prevalentemente al centro)
Bacino di utenza uguale o inferiore ai 100.000 abitanti
Dipartimento autonomo o aggregato
a Strutture Complesse non Diabetologiche
Autonomia di budget nell’ambito dell’ Area di appartenenza
Personale medico “dedicato” in 2/3 delle strutture
Assenza di laboratorio di analisi autonomo

PRESTAZIONI


Ambulatorio: 4-6 gg/settimana
Ricovero: 50% delle strutture
Day hospital: 24%
Screening delle complicanze

Strutture Ambulatoriali

IN AMBITO OSPEDALIERO


Distribuzione omogenea sul territorio
Bacino di utenza uguale o inferiore ai 100.000 abitanti
Non hanno autonomia di budget
Apertura al pubblico 1-5 gg./sett. per 2-20 ore/sett.
Presenza di personale medico “dedicato”
Collaborazione di personale infermieristico “non dedicato”
Assenza di laboratorio autonomo

IN AMBITO TERRITORIALE


Distribuzione disomogenea sul territorio
(prevalentemente al Sud)
Bacino di utenza uguale o inferiore ai 100.000 abitanti
Nessuna autonomia di budget
Apertura al pubblico 1-5 gg./sett. per 2-20 ore/sett.
Presenza di personale medico “dedicato”
Collaborazione di personale infermieristico “non dedicato”
Assenza di laboratorio autonomo

PRESTAZIONI


(erogate sia in ambito ospedaliero che territoriale):

Determinazione dei parametri del controllo metabolico
Screening delle complicanze non offerto da tutte le strutture

La maggior parte delle strutture opera all’interno di un’Azienda Sanitaria Locale (55%): una su quattro, invece, fa parte di un’Azienda Ospedaliera, mentre il 6% fa capo ad una Università.
Infine, il 9% delle strutture fa riferimento ad altri Enti.
Per quanto invece riguarda l’apertura al pubblico, prevale la disponibilità distribuita equamente nell’arco della settimana: la maggior parte delle strutture, infatti, offre assistenza 5-6 giorni alla settimana, per oltre 30 ore complessive.

Tab. 2 – Le strutture diabetologiche italiane in relazione ai giorni e agli orari di apertura.
Giorni di apertura settimanaleStrutture
1-2 gg.14%
3-4 gg.19%
5-6 gg.67%

Giorni di apertura settimanaleStrutture
Oltre 30 ore50%
21-30 ore17%
11-20 ore19%
1-10 ore14%

I risultati di questo censimento delineano una realtà italiana composita.
In sintesi, gli indicatori di processo fanno emergere migliori standard di assistenza nelle strutture con presenza di personale medico e paramedico a tempo pieno e con maggiore disponibilità di tecnologia. Tuttavia è necessario uniformare gli standard, sia in termini di offerta di cura che in termini di prevenzione.
Un primo passo in questo senso può essere rappresentato da una più stretta collaborazione con i medici di Medicina Generale. Ad oggi solo il 29% delle strutture dichiara di avvalersi di una collaborazione continuativa con il medico di famiglia.
Un secondo livello di intervento è rappresentato dall’informatizzazione dei centri diabetologici; solo il 46% delle strutture utilizza Internet come canale di trasmissione e di ricerca di informazioni.
Un esempio concreto di come questo medium possa essere utile è rappresentato dalla possibilità di disporre dei dati e della storia clinica del paziente e di condividere queste informazioni con i colleghi specialisti o medici di Medicina Generale, evitando così duplicazioni di esami e terapie.

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Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 16 Ottobre 2003 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_063.html