Ricerca
Nuovo approccio alle malattie autoimmuni
A cura di Claudio Cataldo
Un nuovo approccio al trattamento delle malattie autoimmuni come artrite reumatoide, diabete e sclerosi multipla, è stato sviluppato dai ricercatori dell’Università di Bristol.
La ricerca è stata presentata dal Dr. Neil Williams del dipartimento universitario di patologia e microbiologia, in occasione del Festival della Scienza delle Associazioni Britanniche.
Il Dr. Williams e i suoi colleghi hanno identificato nuovi prodotti batterici che possono “rieducare” il sistema immunitario a “spegnere” i processi infiammatori che causano le malattie autoimmuni. Da tali malattie sono affetti un gran numero di persone, costrette a conviverci per il resto della loro vita e, attuamente, senza potersi curare adeguatamente.
Sebbene a fin di bene, il sistema immunitario può essere la causa principale della malattia. Le malattie autoimmuni esordiscono quando i normali processi di controllo non funzionano più bene e il sistema immunitario inizia ad attaccare alcuni componenti dell'organismo stesso. Le ricerche attuali hanno rivelato molti dei meccanismi con i quali il sistema immunitario produce i danni che causano la malattia autoimmune. La comprensione di questi meccanismi ha portato a credere che si possa “rieducare” il sistema immunitario e bloccare la sua azione dannosa.
Il lavoro condotto a Bristol si focalizza sulla capacità di un gruppo di proteine, prodotte da un batterio che causa la diarrea, di modulare il sistema immunitario. I ricercatori hanno scoperto che se queste proteine vengono alterate, esse possono essere utilizzate per modificare il comportamento del sistema immunitario, interrompendone l’azione distruttiva nei confronti dei tessuti del proprio organismo che degenera poi in malattia autoimmune.
Ciò potrebbe portare allo sviluppo di un nuovo vaccino da utilizzare per “spegnere” il sistema immunitario. Mentre i trattamenti precedenti si erano focalizzati sulla gestione del dolore e delle infiammazioni causati dalla malattia autoimmune, questo nuovo approccio potrebbe prevenire i danni che avvengono nelle fasi iniziali.
Una prima fase di test clinici, necessari per determinare la sicurezza di qualunque nuovo farmaco, è prevista per i primi mesi del 2004. Il team spera di far seguire a questi, molto velocemente, un piccolo studio per verificare se la malattia umana possa essere trattata con questo approccio.
Fonte: Università di Bristol - A cura di Claudio Cataldo]
Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 10 Ottobre 2003 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_060.html