Patogenesi

Rischio aumentato per diabete di tipo 1 nei pazienti con epatite C cronica in terapia con interferone

A cura di Stefano Paolocci

Il diabete di tipo 1 è causato da una reazione autoimmune caratterizzata dalla distruzione progressiva di beta cellule pancreatiche insulino-producenti. L’inizio della malattia è preceduto ed accompagnato dall’azione di anticorpi nel pancreas.

I pazienti con altre malattie autoimmuni ed i parenti di diabetici di tipo 1, sono stati considerati tradizionalmente gruppi ad alto rischio di sviluppo della malattia. In un recente riesame, il Dott. Paolo Fabris e il suo team dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, suggeriscono che anche gli individui con epatite C cronica (CHC) che risultano positivi per gli anticorpi anti beta cellula, dovrebbero essere considerati un gruppo ad alto rischio di diabete.

Secondo il Dott. Fabris, parecchi studi hanno indicato che nei pazienti con CHC non si riscontra una prevalenza significativamente più alta di autoanticorpi pancreatici. Tuttavia, la terapia del CHC con alfa-interferone sembrerebbe aumentare il rischio di sviluppare diabete fra coloro che risultino essere positivi ai sopra citati anticorpi.

Nove sono stati gli studi che hanno valutato l’effetto dell’alfa-interferone sull’immunità pancreatica. In totale, 484 pazienti valutati (di cui 440 con CHC e 44 con epatite B cronica [CHB]). Prima della terapia con interferone, il 3% (12/440) dei pazienti CHC e il 2% (1/44) di pazienti CHB erano positivi per almeno un marcatore di autoimmunità pancreatica. Dopo il trattamento, la prevalenza degli autoanticorpi pancreatici è aumentato fino al 7% (33/440) per i pazienti CHC e fino al 5% (2/44) per i pazienti CHB, suggerendo che l’alfa-interferone può attivare un’autoimmunità pancreatica.

Da rilevare che 31 casi di diabete di tipo 1 sono stati diagnosticati poco dopo o durante la terapia con l’interferone. Fra i casi segnalati, 9 pazienti (50%) su 18 hanno rivelato in precedenza la positività per almeno un marcatore di autoimmunità pancreatica e 23 (77%) su 30 casi valutati hanno avuto almeno un marcatore all’esordio del diabete. Gli aplotipi HLA, un elemento predispositivo alla malattia, sono stati rilevati in 16 pazienti (89%) su 18.

Gli studi hanno anche notato che l’attacco autoimmune in alcuni casi poteva essere parzialmente reversibile con l’interruzione della terapia dell’interferone.

Sulla base degli studi disponibili, il Dott. Fabris suggerisce che nei pazienti con CHC si dovrebbe analizzare l’eventuale positività agli autoanticorpi pancreatici prima e durante la terapia con interferone. Per i pazienti positivi, “…dovrebbe essere valutato l’inizio o la sospensione del trattamento considerando il rischio di diabete ed il beneficio del trattamento stesso”.


Tratto da: Doctor’s Guide - Fonte: Aliment Pharmacol Ther 2003;18:6:549-558 - Traduzione a cura di Stefano Paolocci

Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 1 Ottobre 2003 15:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_056.html