Terapia
Insulina glargine ed NPH a confronto
A cura di Carmelo D'Alessio
L'insulina glargine è il primo analogo dell'insulina ad azione lenta, prodotto con la tecnica del DNA ricombinante. Si somministra una volta al giorno per il trattamento del diabete di tipo 1 e di tipo 2.
La struttura dell'insulina glargine differisce da quella dell'insulina umana nativa per tre aminoacidi. Questa modificazione produce un ritardo nell'assorbimento, un prolungamento della durata d'azione e fornisce un'adeguata e costante insulinizzazione basale.
Per valutare l'attuale posizione dell'insulina glargine nella terapia, il Dr. Fei Wang, farmacologo dell'University of Connecticut (USA) insieme alla suo team di lavoro, ha rivisto tutti i dati disponibili di efficacia e tollerabilità pubblicati dalla sua introduzione sul mercato nel 2000.
L'analisi ha compreso 14 studi multicentrici e randomizzati (più di 100 pazienti ciascuno) condotti in Europa e/o negli Stati Uniti. Le fasi II e III di tali studi hanno confrontato la terapia con insulina glargine e quella con insulina NPH (Neutral Protamine Hagedorn, l'insulina più usata nel mondo per il rimpiazzo basale) somministrata una o due volte al giorno in oltre 5.000 pazienti con diabete di tipo 1 o tipo 2, o in associazione con ipoglicemizzanti orali in diabetici di tipo 2.
La durata degli studi variava da 4 a 52 settimane. Negli studi durati più di 4 settimane, la variabile di efficacia primaria era il miglioramento del controllo glicemico, valutato dalle modificazioni dell'emoglobina glicosilata (HbA1c) dall'inizio alla fine del follow-up. Le variabili di efficacia secondaria erano la glicemia plasmatica a digiuno (FPG) e/o i livelli glicemici a digiuno automonitorati (FBG) e l'incidenza di ipoglicemia. Le dosi di insulina venivano adeguate individualmente in modo da ottenere un obiettivo di glicemia a digiuno inferiore a 120 mg/dl.
Secondo i ricercatori, i singoli studi hanno avuto una scarsa rilevanza statistica e solo 3 sono stati in grado di rilevare una differenza media di 0.5% nell'HbA1c tra i gruppi in trattamento. Data questa debolezza statistica, essi suggeriscono che l'insulina glargine complessivamente non produce miglioramenti significativi nei valori di HbA1c rispetto a quelli di partenza ed a quelli ottenuti con l'insulina NPH, benché notevoli riduzioni siano state registrate nei valori glicemici a digiuno.
Un trial europeo durato un anno, ha rivelato un'ulteriore riduzione di 0.4% dell’HbA1c con un’unica somministrazione bedtime di insulina glargine rispetto a quattro somministrazioni di insulina NPH in pazienti diabetici di tipo 1, sebbene siano "necessari più vasti studi con adeguata rilevanza statistica per verificare questi risultati."
Altri effetti associati al trattamento con insulina glargine sono stati la riduzione dell'ipoglicemia notturna e, in rapporto alla terapia, un maggior grado di soddisfazione riportato dai pazienti. Gli svantaggi registrati sono stati i costi della terapia, l'aumento di dolore nella sede d'iniezione e l'impossibilità di miscelare glargine con altre formulazioni insuliniche.
I ricercatori hanno così concluso: ”dal momento che l'insulina glargine ha chiaramente mostrato di avere una migliore efficacia clinica rispetto all'insulina NPH, il suo impiego dovrebbe essere limitato ai diabetici di tipo 1 o tipo 2 in terapia multiiniettiva giornaliera che non raggiungono un controllo glicemico ottimale con l'insulina NPH o che presentano episodi di ipoglicemia sintomatica.”
Per i pazienti con diabete di tipo 2 in terapia ipoglicemizzante orale, i ricercatori raccomandano che tale trattamento “dovrebbe essere riservato a coloro che continuano ad avere elevati livelli glicemici al risveglio ed episodi di ipoglicemia notturna, nonostante un'associazione di ipoglicemizzanti orali o un'associazione di insulina NPH bedtime ed ipoglicemizzanti orali.”
N.d.r.: come emerge da quanto riportato, le variabili di efficacia utilizzate per questo studio sono state il miglioramento del controllo glicemico, la glicemia plasmatica e/o i livelli glicemici autodeterminati a digiuno e l'incidenza di ipoglicemia. Se da un lato il controllo gicemico (e la riduzione delle ipoglicemie) sono i primi obiettivi della terapia, non dobbiamo dimenticare che il miglioramento della qualità della vita (per es. la riduzione del numero di iniezioni) e la possibilità di scegliere tra diverse opzioni terapeutiche in base alle necessità individuali (non solo cliniche) costituiscono un importante elemento di valutazione che, a nostro parere, non viene considerato all'interno dello studio proposto.
Tratto da: Doctor's Guide – Fonte: Clin Ther 2003 Jun;25:6:1541-77, discussion 1539-40 - A cura di Carmelo D'Alessio
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 22 Settembre 2003 19:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_053.html