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Una migliore qualità della vita per ottantamila diabetici sardi
Di Viviana Montaldo - Unione Sarda
È Michele Calvisi a farsi portavoce del “Punto di vista del diabetico”. Lui, presidente dell’associazione Adms, che rappresenta i diabetici sardi, li definisce efficacemente come «chiusi in un capanno». Il lungo intervento durante il convegno regionale “Il diabete in Sardegna”, svoltosi ieri in città, nella sala convegni della stazione marittima, è lo specchio del disagio degli oltre ottantamila sardi affetti dalla patologia.
Se ne parla perché la proposta di legge presentata alla Commissione sanità da 32 consiglieri regionali, primo firmatario l’onorevole olbiese Gianni Giovannelli, punta a fare della prevenzione e cura del diabete una meta raggiungibile. Favorendo l’individuazione, il controllo e la cura della malattia, promuovendo l’indipendenza, la parità di diritti e l’autosufficienza dei diabetici di ogni età. Ma mentre l’iter di approvazione della legge prevede ancora tempi lunghi la situazione sarda è sempre più grave. «La ricerca è sconosciuta in Sardegna - dice Calvisi - negli anni l’unica vera rivoluzione è stata la macchinetta per misurare la glicemia».
In Sardegna si ammalano ogni anno 36 bambini (ogni 100mila sotto i 14 anni) e 250 giovani fino ai 30 anni. Un drammatico record, condiviso solo dalla Finlandia, soprattutto se paragonato alla media italiana. Eppure. «Le diabetologie sarde sono piccole e asfittiche - sottolinea Calvisi - non c’è continuità tra la diabetologia pediatrica e quella dell’adulto».
Ma ciò che brucia ancora di più è il trattamento da semi-appestati che, causa la scarsità di mezzi e di organizzazione del sistema sanitario sardo, il diabetico riceve ogni qualvolta si metta alla ricerca di un lavoro, debba fare un documento, un certificato medico, svolgere, insomma, qualsiasi attività ritenuta normale dagli “altri”.
Gianni Loy, ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Cagliari, denuncia che «quasi il 40 per cento dei diabetici nasconde la malattia al proprio datore di lavoro».
Durante il convegno il dottor Marco Songini, direttore della divisione di Diabetologia del Brotzu di Cagliari, ha ben illustrato la drammaticità del fenomeno dando così anche una spiegazione alla continua crescita della malattia nonostante alcuni progressi della ricerca scientifica nel campo. «Siamo davanti ad un nemico che però non riusciamo ad eliminare. Il diabete di tipo uno, ha nell’Isola un’insorgenza sei volte maggiore rispetto alla media; ma è in aumento anche il diabete di tipo due, quello che si manifesta soprattutto nei bambini con tendenza all’obesità. Di sicuro si sa che tra le cause - ha spiegato Songini - ci sono la predisposizione genetica del popolo sardo e la modificazione di tipo ambientale avvenute dopo la seconda guerra mondiale con l’inizio dell’industrializzazione e il cambiamento di stile di vita».
Attualmente non si può fare che prevenzione, il più possibile, avverte Songini, intesa come individuazione dei soggetti più predisposti e forti campagne di educazione alimentare. «Per questo - conclude il medico - la legge potrebbe essere molto utile; anche a creare una rete di solidarietà e di aiuto economico tra la Sardegna e il resto d’Italia».
Fonte: Unione Sarda 8 Giugno 2003
A cura di Guido SeuData ultimo aggiornamento: Mercoledì, 11 Giugno 2003 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_041.html