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Il trapianto di isole previene le complicanze del diabete
forse tramite l’incremento del C-peptide

A cura di Valentina Maria Cambuli

Al 6° Congresso Internazionale della Cell Transplant Society tenutosi ad Atlanta (Georgia, USA), il Prof. Antonio Secchi e gli altri ricercatori dell’Istituto San Raffaele di Milano hanno presentato i risultati relativi alle loro osservazioni sui pazienti trapiantati.

In pazienti con diabete tipo 1 che hanno avuto un trapianto di rene, il successivo trapianto di insulae pancreatiche sembra migliorare la sopravvivenza a lungo termine, la funzione endoteliale, la funzione renale, indipendentemente dal miglioramento del controllo glico-metabolico.

Sono stati valutati gli effetti a lungo termine che il trapianto di insulae pancreatiche ha avuto sulla macro e microangiopatia diabetica e sulla funzione renale di 34 diabetici di tipo 1 già trapiantati di rene.

Secondo il prof. Secchi, ciò che ne è risultato suggerisce che adeguati livelli di C-peptide possono essere più importanti di uno stretto controllo glicometabolico nella prevenzione delle complicanze tardive del diabete tipo 1.

Per quanto il meccanismo sia sconosciuto, le acquisizioni supporterebbero l’idea di usare il C-peptide per aiutare la prevenzione delle complicanze.

Nello studio i pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: un gruppo in cui il trapianto di insulae aveva avuto successo (C-peptide > 0.5 ng/ml per più di un anno), e l’altro in cui il trapianto non aveva avuto successo e quindi i livelli di C-peptide erano inferiori a 0.5 ng/ml. Nel primo gruppo la sopravvivenza a 7 anni dal trapianto era del 90%, comparato con solo il 51% del secondo gruppo, differenza che è risultata statisticamente significativa.

Inoltre le morti per accidenti cardiovascolari erano più frequenti nel secondo gruppo e i marcatori della funzione endoteliale (rilascio endoteliale, livelli di ossido nitrivo, livelli di fattore di von Willebrand, frammento d-dimero) erano migliori nel gruppo in cui il trapianto aveva avuto successo.

Il prof. Secchi ha anche presentato dati riguardanti la funzione renale degli stessi pazienti. Nel gruppo in cui il trapianto aveva avuto successo la natriuresi era diminuita, mentre risultava migliorata la funzione dell’enzima Na+-K+-ATPasi e l’attività dei globuli rossi; la microalbuminuria aumentava nel gruppo con insuccesso.

Questi risultati potrebbero anche riguardare pazienti diabetici non sottoposti a trapianto renale. Alcune autorevoli società stanno provando a realizzare un trattamento con C-peptide, ma il passo più importante sarà capire come questo agisca, in modo da vedere se i miglioramenti trovati sono davvero dipendenti dall’azione del C-peptide.


Fonte: Reuters Health
Traduzione e adattamento a cura di Valentina Maria Cambuli

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 25 Marzo 2003 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_023.html