Televisione e informazione
Casa Famiglia 2: un messaggio grave e menzognero
Il prof. Marco Songini, direttore del Centro per il Diabete dell'Ospedale S.Michele di Cagliari e responsabile medico di Progetto Diabete, e Guido Seu, webmaster del sito stesso, hanno oggi inviato una lettera alla RAI ed alla Commissione di Vigilanza, oltre che a numerosi altri enti interessati, chiedendo un'immediata rettifica di quanto comparso in una delle trasmissioni più popolari di Rai 1. Ne riportiamo i punti salienti.
“Nella puntata di “Casa Famiglia 2” di Venerdì 14 marzo, la famosa fiction di RAI 1 che è indirizzata prevalentemente alle famiglie, sono stati fatti passare dei messaggi tanto sbagliati quanto gravi sulla patologia diabetica.
“Protagonista è una ragazza, di circa 25 anni, affetta da una “rarissima forma di diabete” (?) che moriva durante la puntata in circostanze piuttosto strane (malessere, sangue dal naso) mentre cercava inutilmente di farsi una dose di insulina. La ragazza si iniettava l'insulina che il medico di fiducia le portava a domicilio, si praticava la terapia di nascosto con le siringhe (?) da insulina iniettandola endovena (?) tanto che parte del telefilm era basata proprio sull'equivoco della sua tossicodipendenza causato dai buchi sull'avambraccio che lei tentava maldestramente di nascondere.
“Ho letto che la prima puntata della serie, di cui Massimo Dapporto è protagonista, si è imposta nel prime time di venerdi 14 come il programma più seguito, registrando uno share del 22 per cento, pari a 5.789.000 telespettatori.
“Il diabete è una malattia sociale di grande impatto e questa serie ha determinato un danno per molte famiglie e persone che direttamente o indirettamente sono state colpite e/o si occupano di questa patologia. Non è ammissibile che una televisione di Stato come la RAI, per cui i cittadini sono obbligati a pagare un canone, ed il cui obiettivo è quello di produrre programmi di qualità e non solo di “cassetta”, possa diffondere un'informazione tanto distorta e menzognera.
“Noi lottiamo da anni per fornire un'informazione corretta sul diabete, per aiutare le persone che ne sono affette ad una reale integrazione sociale, per educare alla cura e alla prevenzione di questa grave malattia. Ed una trasmissione come questa è in grado di vanificare buona parte del nostro lavoro.
“Si chiede quindi una rettifica da mandare in onda prima della prossima puntata della fiction in oggetto, che spieghi che non esiste alcuna “rarissima forma di diabete” che richieda come terapia iniezioni di insulina endovena, che non esiste nessuna forma di diabete per cui si renda necessaria l'iniezione urgente di insulina, pena il decesso immediato dell'interessato, che esiste tutt'al più un altro ormone, il glucagone, che serve a combattere gli effetti causati da una dose eccessiva di insulina, e soprattutto che il diabete è una malattia che può essere tenuta sotto controllo con mezzi meno invasivi della classica siringa e che non c'è nulla da nascondere o di cui vergognarsi nell'essere diabetici.
“Se si pensa alla presa che le serie TV hanno sulla popolazione, si può comprendere quanto questo possa nuocere ai diabetici, particolarmente ai più giovani, nella conservazione della loro normalità sociale.”
Riportiamo infine il comunicato stampa emesso dalla FAND.
“Abbiamo assistito con molto stupore, frammisto a rabbia, alla fiction televisiva “Casa Famiglia” in programmazione nei giorni: venerdì 14 alle ore 21,00 e sabato 15, in replica alle ore 22,30 sulla rete televisiva della RAI 1, laddove è stato rappresentato il caso di una giovane diabetica, assolutamente non appropriato, oltre che fuorviante.
“La FAND – Associazione che raggruppa e rappresenta i diabetici sull’intero territorio nazionale – chiede che si provveda per una opportuna rettifica ed un necessario chiarimento; infatti, le ecchimosi che la ragazza presentava sul braccio erano assolutamente irreali; inoltre, non si può morire, come è accaduto sulla scena, in modo così immediato e repentino, sia in caso di iperglicemia e “coma diabetico”, sia in caso di “ipoglicemia”; in un caso o nell’altro i tempi della incolumità sono sufficienti per tentare gli opportuni rimedi; così come è alquanto ardito aver indicato una forma rarissima di diabete, non riscontrabile nella realtà.
“La FAND nel rammaricarsi dell’accaduto, chiede che venga fatta chiarezza per evitare allarmismi dannosi, recuperando rispetto alla modalità diseducativa del messaggio.
“Non si può e si deve trasferire un’immagine sbagliata al crescente “universo” di giovani affetti da questa patologia, inducendoli a “nascondersi” o a “vergognarsi”, specie per l’accostamento che nella fiction veniva fatto (non volutamente, ma perché è questo il modo di pensare di tanta parte dell’immaginario collettivo) alla condizione del tossicodipendente.
“Ci si augura, pertanto, che da questa vicenda si prenda spunto per recuperare gli impegni assunti dal Ministro della Sanità Girolamo Sirchia, in occasione della Giornata Mondiale del Diabete in Roma, per avviare una campagna di informazione e sensibilizzazione sulle condizioni del diabetico (tipo 1 e tipo 2) , con il coinvolgimento delle Associazioni dei Pazienti, FAND compresa, al fine di rendere più diffusa, penetrante ed incidente l’azione che da tempo la scrivente Associazione va facendo, spesso in grande solitudine, sorretta dallo spirito solidaristico e volontaristico dei tanti dirigenti nazionali e locali.
“Si confida, infine, perché non si ignori l’accaduto continuando nella disinformazione del messaggio fuorviante della fiction televisiva, ma si trovi la giusta modalità con cui provvedere al ripristino della verità scientifica ed al recupero dell’immagine distorta che provoca innumerevoli danni psicologici, soprattutto nei giovani diabetici.
“Nell’attesa dei riscontri, anche per evitare di intraprendere azioni a tutela, si fa appello al senso di responsabilità di tutti e di ognuno.”
Il Presidente Nazionale FAND
(d.ssa Vera Buondonno)
Di Valentina Maria Cambuli, Marco Songini e Guido Seu
Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 19 Marzo 2003 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_020.html