Farmacologia e prevenzione

Una nuova molecola aiuta a perdere peso

A cura di Carmelo D'Alessio

Sono 150 milioni in tutto il mondo gli ammalati di diabete (e secondo l’Oms il loro numero raddoppierà nel primo quarto di secolo): di questi il 90% soffre di diabete di tipo 2 (l’insulina non viene assorbita dai tessuti e poco per volta l’organismo ne riduce la produzione). Tra le cause del diabete di tipo 2 c’è quasi sempre l’obesità, prodotta da stile di vita sedentario e da non corretta alimentazione.

E allora? Secondo un recente studio svedese, presentato a Milano, è possibile perdere il 10% del peso corporeo associando a una dieta equilibrata e all’attività fisica, una terapia farmacologica a base di “orlistat”, nome scientifico di una nuova molecola che previene l’assorbimento del 30% dei grassi inibendone la digestione. Tutti i pazienti (3.034) studiati per quattro anni (alcuni assuntori della molecola, altri di placebo) hanno seguito anche un programma dietetico.

Chi ha assunto il farmaco ha visto diminuire il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 nel 37% dei casi. Oggi l’obesità è la seconda causa di morte prevedibile con costi diretti per la società non indifferenti: “costi - ha sostenuto il prof. Michele Carruba, direttore del centro e ricerche sull’obesità dell’Ospedale Sacco - quantificabili in Italia nell’ordine di 22,8 miliardi di Euro ogni anno. Eppure negli ultimi 50 anni la quota calorica giornaliera è un poco diminuita. Il fatto è che mangiamo male e troppo in funzione di quanto consumiamo. Abbiamo ridotto l’attività fisica, non ci si muove e non si cammina più”.

Il prof. Francesco Cavagnini, ordinario di endocrinologia dell’Università di Milano, ha così commentato lo studio svedese: “il fatto che la riduzione di peso si sia accompagnata ad una riduzione della circonferenza di vita, significa che essa è avvenuta a scapito del grasso viscerale, e questo ha una notevole importanza clinica. Alla riduzione di peso e della circonferenza di vita si sono associate una riduzione della pressione arteriosa (sistolica e diastolica) e una significativa riduzione del colesterolo LDL”.
“La percezione che il paziente ha del problema - ha commentato il prof. Marco Comaschi, presidente dell’Associazione medici diabetologi - è tendenzialmente monotematica: il problema obesità è legato solo all’eccesso alimentare e non ad una condizione multifattoriale che prevede interventi sulla dieta e sulla sedentarietà affiancati a supporti farmacologici personalizzati”.


Tratto da: ANSA
Ricerca a cura di Carmelo D'Alessio

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 6 Marzo 2003 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_014.html