Eziopatogenesi

Latte A1 e rischio di diabete e malattie cardiache

A cura di Silvia Demartini

Un nuovo studio neozelandese ha evidenziato una forte correlazione tra il consumo di un latte vaccino, quotidianamente bevuto dalla maggior parte dei Neozelandesi, ed un aumentato rischio di diabete di tipo 1 e di malattie cardiache.

Circa l’80% delle proteine del latte, prodotte dalla digestione delle mucche, è costituito da caseina, presente in diverse varianti. La beta-caseina A1 è una delle varianti più comuni nelle razze di bestiame europee, statunitensi, australiane e neozelandesi. Proprio la presenza di questa proteina nel latte è stata associata da alcuni scienziati all’insorgere di malattie, quali diabete, malattie cardiache e autismo. La stessa correlazione viene meno se si tratta di burro o formaggi: il burro, dato l’alto contenuto di grassi, ha pochissime proteine mentre il processo di caseificazione renderebbe la variante A1 nel formaggio inattiva.

Lo studio, pubblicato sul New Zealand Medical Journal, è stato condotto da ricercatori medici di Auckland, analizzando l’incidenza della malattia cardiaca in 20 Paesi e del diabete di tipo 1 in 19 Paesi. Si è riscontrato, ad esempio, che il Paese con l’incidenza minore per le malattie cardiache è il Giappone, dove si beve pochissimo latte. Segue poi la Francia, dove la maggior parte del latte è ottenuto da mucche di razza bruna che producono poca proteina del tipo A1. Al terzo posto c’è l’isola di Guersney, nelle Channal Islands: anche qui il latte commercializzato contiene pochissima A1 beta-caseina o ne è del tutto privo. Al contrario, i Neozelandesi sono al quarto posto nella graduatoria di maggiori consumatori di latte con la beta-caseina A1 e proprio in Nuova Zelanda si è riscontrato il terzo tasso più alto di malattie cardiache.

E la correlazione riscontrata con l’insorgenza del diabete di tipo 1 è ancora più forte. Questi risultati confermano conclusioni analoghe ottenute in passato. Si è visto che proteine del latte vaccino causavano il diabete in modelli di topi e che nei diabetici di tipo 1 insulino-dipendenti i livelli di anticorpi contro queste proteine erano elevati. Ma i risultati ottenuti non sono tutti concordi: in alcuni studi vengono, invece, indicati, come possibili fattori scatenanti della reazione auto-immunitaria contro le cellule beta del pancreas, alcuni virus responsabili di infezioni enteriche.

Inoltre, il periodo critico per l’assunzione di latte vaccino A1 sembra essere la primissima infanzia (fino ai 6-8 mesi di età), quando le proteine del latte sensibilizzerebbero il sistema immunitario a produrre, nel corso della vita, anticorpi anti-insula contro le cellule beta.

Gli stessi autori del recente studio neozelandese, del resto, sottolineano che si tratta di risultati non definitivi e che sono necessarie ulteriori ricerche sui rischi potenziali del consumo di latte del tipo A1. L’Autorità per la Sicurezza Alimentare neozelandese afferma che non c’è ragione per smettere di bere latte o di consumare i suoi prodotti derivati: “Questo studio non prova nessun nesso causale. Di per sé non è sufficiente per giustificare uno spostamento nelle abitudini alimentari della popolazione, ma è un importante contributo a ulteriori studi.” Il Ministro della Sanità aggiunge che la correlazione non è dimostrata a sufficienza da richiedere un’apposita etichettatura del latte e dei suoi derivati per informare i consumatori degli eventuali rischi.

Nel frattempo, per quanto riguarda la prevenzione delle malattie cardiache, sia i ricercatori neozelandesi sia l’editorialista dell’articolo, il prof. R. Bealehole, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ricordano che le conoscenze attuali offrono già dei validi strumenti di prevenzione: evitare di fumare, seguire una dieta povera di grassi saturi ed eseguire una regolare attività fisica. Ma affermano anche che i Neozelandesi, come pure tutte le popolazioni che consumano abitualmente latte del tipo A1, dovrebbero poter scegliere.

L’altra variante piú comune della beta-caseina è la A2, a dire il vero, la variante originale. È solo in seguito all’addomesticamento delle mucche in Europa che è comparsa la variante A1 nel latte vaccino. Il latte di pecora e di capra non la contiene. Circa il 25% dei capi neozelandesi produce solo la variante A2; il bestiame restante produce solo il tipo A1, oppure A1 in associazione con A2 e altre varianti della proteina meno comuni.

Dati gli alti consumi di latte e l’importanza di quest’industria alimentare, potrebbe essere un obiettivo ragionevole modificare il comune bestiame in modo che produca solo latte con la variante A2 della proteina. Questo intervento non richiederebbe, infatti, alcun cambiamento delle abitudini alimentari della popolazione.

La Nuova Zelanda sta guidando la ricerca mondiale in questo campo. Quest’ultimo studio è stato finanziato proprio dall’azienda biotecnologica A2 Corporation, che ha già brevettato un procedimento per produrre latte privo della variante A1 della beta-caseina. Il latte A2, al momento, non è ancora in commercio.


Tratto da: Journal of the New Zealand Medical Association, 24-Jan-2003, Vol 116 No 1168
Traduzione e adattamento a cura di Silvia Demartini

Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 14 Febbraio 2003 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2003/n2003_012.html