Interviste

Mi diverto a correre ... contro il diabete

A cura di Guido Seu

Il Dr. Felice Strollo, direttore della U.O. di Endocrinologia e Malattie del Ricambio dell'INRCA di Via Cassia a Roma, è stato recentemente eletto rappresentante per l'Italia presso il Comitato Direttivo della DESA (Diabetes Exercise and Sports Association). Per l'occasione Progetto Diabete lo ha intervistato in esclusiva.

Il dr Felice Strollo è endocrinologo presso l'INRCA di via Cassia a Roma ed ex-presidente dell'Associazione Laziale per l’Attività fisica dei Diabetici (ALAD). In due parole, chi è il dr. Felice Strollo, medico e uomo?

Ho 52 anni e sono direttore dell’Unità Operativa di Endocrinologia e Malattie del Ricambio del mio Istituto.
Amo profondamente la vita, la famiglia e il mio lavoro. Di quest’ultimo mi coinvolgono moltissimo sia gli aspetti clinici (il rapporto con i pazienti è per me linfa vitale) che quelli di ricerca (fra l’altro, insegno presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Aeronautica e Spaziale dell’Università La Sapienza di Roma).
Svolgo regolarmente in palestra attività fisica, a cui sarebbe difficile dedicarsi all’aperto a Roma nelle ore libere dal lavoro; ho l’hobby della chitarra (mi diverto con gli amici, soprattutto quando si può cantare in libertà senza incappare nell’ira dei vicini, come d’estate, al mare…)
Mi piace molto leggere, ma ogni giorno le ore sono solo 24 e allora mi accontento di poco, in attesa delle vacanze.

Dr. Strollo, lei è stato recentemente eletto rappresentante per l'Italia presso il Comitato Direttivo della DESA (Diabetes Exercise and Sports Association). Che cosa ha significato per lei questo nuovo incarico?

Ha significato affrontare con rinnovato entusiasmo una responsabilità nuova ma anche un impegno molto stimolante: è in ballo la possibilità di offrire ai diabetici italiani impegnati nell’attività fisica l’occasione di esprimere meglio le loro istanze e di “esportare” quanto di positivo c’è nel loro modo di vivere il diabete. E’ infatti importantissimo diffondere l’immagine vincente del diabetico italiano fisicamente attivo, che mantiene buoni livelli medi di emoglobina glicosilata e bassa prevalenza di complicanze dando il necessario spazio nello stile di vita alla dieta mediterranea ed al proverbiale ottimismo un po’ scanzonato dei nostri connazionali, troppo spesso sottovalutato quando ci si trova ad affrontare una malattia cronica.

Nel corso dell'ultimo meeting DESA tenutosi a Davos, in Svizzera, dal 25 al 28 agosto 2002, l'ANIAD (Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici) è stata incaricata dell'organizzazione del prossimo convegno che si terrà in Italia nel 2004, a Montecatini. Ma cosa è esattamente la DESA e qual è l'impegno dell'ANIAD al suo interno? Ci sono anticipazioni sul programma del prossimo convegno?

La DESA è un’associazione internazionale nata molti anni fa negli USA, che vanta affiliazioni in numerosi altri paesi, europei e non, ed è finalizzata alla promozione dell’attività fisica, competitiva e non, fra i diabetici di ogni età come elemento cardine della terapia. L’ANIAD è la sezione italiana della DESA, agisce da molti anni nel settore organizzando corsi di formazione per dietologi e diabetici sul tema dell’attività fisica in rapporto al diabete e coinvolge diabetici di tutta Italia in eventi sportivi organizzati autonomamente o in collaborazione (maratone di Roma, Napoli, Venezia, Firenze, etc.). L’ANIAD, in particolare è stata molto attiva nelle persone del Presidente, dr. Corigliano, e mia, nel trasferire l’attenzione principale della DESA sul tema della diffusione dell’attività fisica abituale fra i diabetici di tipo 2, epidemiologicamente preponderanti e più esposti a rischio di complicanze cardiovascolari e microangiopatiche per la tendenza a sottovalutare i sintomi e la sedentarietà.

Lo sport è uno dei cardini della terapia del diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2. Quali sono gli sport e le attività più indicate per i giovani e per... i meno giovani?

Tutti gli sport di tipo aerobico - dal jogging al fit-walking molto di moda oggi, dalla bicicletta al canottaggio lento, dallo sci di fondo alla marcia - sono validi per il diabetico. Ovviamente, mentre i meno giovani (di tipo 2) potranno impegnarsi per lo più solamente in tali attività per limiti di tempo e di forza fisica, i più giovani (di tipo 1) desidereranno praticare i classici sport reclamizzati dalla TV, quali la pallacanestro, il calcio, il tennis. Nulla di proibito per i diabetici, ovviamente, ma dal punto di vista strettamente metabolico, sappiamo che gli sport di squadra sono di tipo misto, aerobio ed anaerobio , e come tali vengono tollerati ma non raccomandati dal diabetologo, quasi un prezzo da pagare perché il ragazzo, allenandosi per la partita settimanale, svolga attività prevalentemente aerobica nel resto della settimana.

Purtroppo si sente ancora di medici che sconsigliano lo sport ai diabetici. Cosa si può fare per diffondere una nuova cultura, soprattutto tra i medici di famiglia, che incoraggi l'attività fisica anziché disincentivarla?

Nel nostro Istituto, in particolare, il rapporto con i medici di base, ad esempio, è molto stretto, per cui la fiducia reciproca ormai instauratasi consente di superare ampiamente alla radice tale problema, che peraltro è presente e a volte molto grave in altre realtà. Pertanto, come associazione regionale e nazionale, siamo impegnati da tempo nello svolgimento di corsi sia ufficiali sia informali destinati ai medici di base e finalizzati alla diffusione di tale cultura.

Se dovesse lanciare uno slogan per tutti i diabetici, quale sarebbe?

Beh, il più immediato potrebbe essere “Mi diverto a correre …… contro il diabete”


A cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 23 Dicembre 2002 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2002/n2002_125.html