Trapiantologia
Una proteina naturale protegge le isole pancreatiche dalla morte
A cura di Stefano Paolocci
Gli scienziati del Diabetes Research Institute (DRI) hanno scoperto che una proteina comunemente usata dal corpo per produrre le cellule dei globuli rossi, può anche prevenire la morte prematura delle cellule insulino-producenti (isole), normalmente distrutte dal sistema immunitario nel diabete di tipo 1.
In primo luogo, i ricercatori hanno scoperto i recettori della proteina naturale EPO (eritropoietina) sulla superficie delle isole pancreatiche di parecchie specie animali, compreso l'uomo, quindi hanno dimostrato che aggiungendo EPO alle cellule delle insulae in vitro, ne hanno impedito la morte, senza minare la capacità delle stesse di secernere l'insulina. I risultati di questa serie di esperimenti sono stati presentati al XIX congresso internazionale della Transplantation Society a Miami e pubblicati sulla rivista Transplantation .
Il trapianto di insulae per il diabete di tipo 1 sta guadagnando terreno velocemente sul più utilizzato, ma più rischioso, trapianto totale di pancreas, anche in base ai dati internazionali che attestano come l’80% dei pazienti sottoposti a trapianto di insulae, rimane almeno per un anno insulino-indipendente.
La maggior parte di questi successi clinici, tuttavia, richiedono impianti multipli di insulae, poiché uno degli ostacoli principali che impediscono l'applicazione più diffusa di questa promettente terapia è la difficile sopravvivenza delle insulae una volta che sono state trapiantate.
"La morte programmata di queste cellule è un meccanismo che contribuisce fino al 60% nella perdita di isole pancreatiche post-trapianto", spiega il ricercatore principale, la Dr.ssa Elizabeth Fenjves, professore di Medicina e Pediatria e Direttore della Terapia Genica al DRI. "Se potessimo proteggere le cellule dai fattori che innescano la loro morte durante l’isolamento, la coltura ed il trapianto, saremmo sulla strada giusta per avere un uso molto più efficiente di queste cellule, molto fragili e salva-vita."
Usando le tecniche di biologia molecolare standard che includono il RT-PCR, l'immuno-istologia e il test Western Blot, il team del Dott. Fenjves ha cominciato dimostrando una nuova e inattesa scoperta: che le insulae di topi, primati non umani e quelle degli esseri umani, evidenziano la presenza del recettore di EPO. Nel corpo, l’EPO fisiologicamente presente si lega ai propri recettori presenti sulla superficie di determinate cellule del sangue e favorisce la crescita delle cellule dei globuli rossi attraverso un meccanismo che non è ancora completamente chiaro. Questa è la prima volta che l’EPO (una proteina conosciuta come protettiva di parecchi tipi di cellule sia dalla tossicità derivante dalla presenza di bassi livelli di ossigeno sia da quella di altri fattori stessori biologici) è stata associata ad un ruolo protettivo per le insulae.
Fenjves ed i colleghi sono stati capaci di stabilire che i recettori dell’EPO sono effettivamente situati nei cluster delle insulae, comprese le beta cellule, specificamente conosciute per le loro abilità di secrezione insulinica. Individuando i recettori dell’EPO, il team del DRI ha determinato che effetto potrebbe avere quest’ultimo sulla sopravvivenza delle insulae, ad esempio aggiungendola al terreno di coltura delle insulae e successivamente misurandone i tassi di mortalità delle stesse in presenza di fattori chimici conosciuti come responsabili della loro morte. Si è scoperto che, pretrattando i terreni di coltura con EPO, si proteggevano le insulae dalla distruzione chimico-indotta, senza influenzare in modo negativo la capacità delle cellule di secernere l'insulina.
"Abbiamo potuto dire che si possono proteggere le insulae dai fattori di morte delle cellule, usando un additivo approvato dalla FDA, non tossico, e tutto ciò è molto rilevante," aggiunge il Dott. Fenjves. "Siamo già prossimi alla fase di valutazione clinica di questo intervento, anche se dobbiamo ancora determinare se si possa attuare la protezione riscontrata in laboratorio nel trapianto vero e proprio."
Fonte: Diabetes Research Institute Foundation
Data ultimo aggiornamento: Martedì, 12 Novembre 2002 6:30:00
A cura di Stefano Paolocci
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2002/n2002_111.html