Ricerca e terapia
La terapia insulinica flessibile migliora la qualità di vita nel diabete
A cura di Carmelo D'Alessio
Secondo i risultati dello studio randomizzato DAFNE (Dose Adjustment For Normal Eating), pubblicati il 3 Ottobre scorso sul British Medical Journal, l’educazione dei pazienti diabetici di tipo 1 ad una terapia insulinica intensiva e flessibile, permette loro una maggiore libertà nell’alimentazione.
Il Dr. S. Heller ed i suoi colleghi del Northern General Hospital di Sheffield (Regno Unito) hanno affermato: “La libertà alimentare promossa dal training, ha migliorato la qualità di vita ed il controllo glicemico nei diabetici di tipo 1, senza rischi cardiovascolari o di ipoglicemia grave. Questo approccio consente a molte persone di scegliere la terapia insulinica intensiva ed è degno di ulteriore approfondimento”.
In questo studio, svoltosi in ospedali britannici, 169 adulti con diabete di tipo 1 e con medio o scarso controllo glicemico, hanno partecipato ad un corso d’istruzione della durata di cinque giorni immediatamente dopo l’arruolamento o sei mesi dopo. Il corso ha addestrato i pazienti ad adeguare le proprie dosi d’insulina in funzione dell’alimentazione, piuttosto che limitare il consumo di cibi preferiti, assumendo insulina secondo uno schema prestabilito.
Dopo sei mesi, il gruppo ammesso subito all’istruzione DAFNE ha risposto in modo significativamente migliore rispetto al gruppo istruito dopo, in termini di emoglobina glicata media (8.4% vs. 9.4%), di impatto del diabete sulla libertà dietetica, di qualità di vita complessiva, di stato di benessere generale e di soddisfazione del trattamento. Fra i due gruppi non ci sono state differenze nelle ipoglicemie gravi, nel peso corporeo e nei livelli lipidici.
Dopo un anno, il gruppo sottoposto per primo al training ha registrato miglioramenti significativi nella “qualità di vita attuale”, malgrado un aumento nel numero di iniezioni quotidiane e di controlli della glicemia. Sebbene i pazienti non abbiano limitato le loro scelte alimentari, non vi è stato apparente deterioramento nei fattori di rischio cardiovascolare.
Il limite principale dello studio è la difficoltà di estrapolare i risultati da una più ampia popolazione di adulti con diabete di tipo 1 poiché, in questi soggetti, l’insoddisfazione per la propria terapia e la volontà di iniettarsi cinque volte l’insulina durante il giorno, può essere una condizione contingente.
Gli autori dello studio scrivono: “Non tutti i diabetici di tipo 1 vorranno sottoporsi a regime insulinico intensivo, anche senza restrizioni dietetiche; alcuni preferiranno una terapia più semplice con orari abituali nei pasti e meno iniezioni. Tali alternative saranno ancora necessarie. Tuttavia, poiché l’unica strada attuale per ridurre le complicanze microvascolari è di mantenere uno stretto controllo glicemico, abbiamo bisogno di migliori strategie per permettere ai pazienti di intensificare la propria terapia insulinica.”
Fonte: British Medical Journal 2002;325:746-749
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 21 Ottobre 2002 6:30:00
A cura di Carmelo D'Alessio
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2002/n2002_106.html