Trapianti
Medici di Pittsburgh riducono il dosaggio dei farmaci dopo i trapianti
A cura di Daniela D'Onofrio
Alcuni ricercatori dell’Università di Pittsburgh, al posto della pratica attuale di somministrare ai pazienti alte dosi di immunosoppressori non appena l’organo è stato trapiantato, somministrano una dose di un farmaco che indebolisce importanti cellule del sistema immunitario poche ore prima del trapianto, e, a partire dal giorno dopo il trapianto, riducono gli attuali dosaggi ad un solo farmaco antirigetto. Novanta giorni dopo, se non c’e’ stato nessun episodio di rigetto, inizia il processo di “svezzamento” del paziente dagli immunosoppressori.
Secondo quanto riportato da Pittsburgh, una strategia simile, senza il tentativo di eliminare gli immunosoppressori, fu adottata 40 anni fa’.
Di 9 pazienti che allora ricevettero un rene da vivente, 7 rimasero senza terapia immunosoppressiva tra i 2 anni e mezzo e i 38 anni.
Alcuni hanno smesso di assumere i farmaci per propria decisione. Altri lo hanno fatto sotto controllo medico. L’esperienza clinica di 4 decadi, abbinata alla comprensione attuale di cosa richieda il sistema immunitario per accettare l’organo trapiantato, ha portato al “nuovo” approccio clinico, ha detto il Dr. Thomas E. Starzl al congresso sui trapianti di Miami.I ricercatori dell’Università di Pittsburgh hanno riferito oggi che da quando questo regime, che mira a ridurre drasticamente e persino ad eliminare gli immunosoppressori, è stato migliorato, alcuni trapiantati di intestino tenue, un organo particolarmente facile al rigetto, stanno prendendo una singola dose di anti rigetto una o due volte alla settimana.
Anche molti trapiantati di rene, fegato e pancreas trattati con questa nuova “filosofia” introdotta l’anno scorso, stanno assumendo dosi settimanali minime.
Fonte: Diabetes Daily News
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 2 Settembre 2002 6:30:00
A cura di Daniela D'Onofrio
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2002/n2002_089.html