Controllo e prevenzione
Due nuovi test domiciliari contro le complicanze del diabete
A cura di Silvia Demartini
Due nuovi test domiciliari, presentati al 62esimo Meeting Annuale dell’American Diabetes Association a Los Angeles, California (USA), possono contribuire a limitare le complicanze del diabete.
Il primo monitora la temperatura cutanea del piede, per diminuire complicanze quali ulcere, fratture e amputazioni; il secondo misura la concentrazione del b-idrossibutirrato nel sangue, con lo scopo di ridurre le visite e i ricoveri ospedalieri per chetosi diabetica, durante i periodi di malattia.In un trial di 6 mesi, a Tucson, Arizona del Sud (USA), 85 pazienti diabetici sono stati sottoposti casualmente o ad una terapia standard con calzature ortopediche, educazione sanitaria sul piede diabetico e le normali pratiche di cura ed igiene del piede oppure ad una terapia intensiva, che comprendeva anche l’esame agli infrarossi delle temperature cutanee del piede, rilevate in 6 punti diversi del piede, 2 volte al giorno.
Quando si riscontravano delle differenze di temperatura superiori ai 4° F tra punti corrispondenti del piede sinistro e destro, i pazienti contattavano i servizi infermieristici e riducevano l’attività finché le temperature non si normalizzavano.
Sebbene tutti i pazienti avessero avuto una precedente storia di complicanze ai piedi o di neuropatia e deformazioni, si sono verificate meno complicanze nei piedi del gruppo sottoposto a terapia intensiva (2,4% eventi) rispetto all’altro (20,4% eventi e rischio di ulcerazione di 10,3 volte maggiore). Di fronte ad un solo caso di ulcera della terapia intensiva, si sono avute 7 ulcere nel gruppo della terapia standard e 2 fratture di Charcot che hanno provocato infezioni e amputazioni in due pazienti.
Spiegano gli autori dello studio che il FootScan è stato usato per fornire a pazienti ad alto rischio di queste complicanze, in aggiunta all’auto-esame del piede, un’informazione oggettiva sulle infiammazioni e sulle ferite dei tessuti. Questa informazione costituisce un precoce campanello di allarme, che suggerisce di attuare subito le cure necessarie per prevenire ulteriori e più gravi conseguenze.In un altro studio del Joslin Diabetes Cenetr a Boston, Massachusettes (USA), 123 giovani diabetici, dai 3 ai 23 anni di età, sono stati controllati, durante i giorni di malattia, con frequenti prove domiciliari della glicemia e, in aggiunta, con test di rilevazione dei chetoni nelle urine oppure con test per il b-idrossibutirrato nel sangue.
Si sono notate sia meno visite in pronto soccorso sia meno ricoveri ospedalieri nel gruppo che effettuava il test domiciliare nel sangue rispetto a quello che controllava le urine.
Gli autori sottolineano come il trattamento dei giorni di malattia sia ancora una sfida per molti casi di diabete mellito di tipo 1; se insoddisfacente, porta a costose visite e ricoveri e a perdita di giorni di scuola o di lavoro. La nuova tecnologia del test del b-idrossibutirrato può rilevare in tempo un’imminente chetoacidosi diabetica e consentire un trattamento precoce ed efficace.
Tratto da: Medscape - Fonte: 62esimo Meeting Annuale dell’American Diabetes Association: Abstracts 75-OR, 426-P. June 15, 2002
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 4 Luglio 2002 6:30:00
Traduzione e adattamento a cura di Silvia Demartini
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2002/n2002_071.html
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