Ricerca e nuove terapie
Fermata la progressione del diabete autoimmune con due settimane di terapia
A cura di Silvia Demartini
Ricercatori della Columbia University e dell’Università della California di San Francisco (UCSF), USA, hanno fermato il decorso della prima fase del diabete di tipo 1 per un anno, trattando i pazienti per 2 settimane con un nuovo farmaco che induce la tolleranza immunologica e che sembra avere soltanto effetti collaterali poco rilevanti.
Il trial clinico, durato un anno, è il primo che ha arrestato la progressione del diabete di tipo 1 usando una terapia di breve durata che colpisce specificatamente le cellule-T del sistema immunitario che causano la malattia. Lo studio, pubblicato sul numero del 30 maggio 2002 del New England Journal of Medicine, è stato condotto dal dr. Kevan Herold della Columbia University e dal dr. Jeffrey Bluestone del Diabetes Center dell'UCSF.
Essi riferiscono che 12 diabetici appena diagnosticati hanno ricevuto per 2 settimane un nuovo farmaco immunosoppressivo sperimentale: l’hOKT3g1 (Ala-Ala). Un anno dopo questa breve terapia hanno un fabbisogno di insulina esogena minore rispetto ai soggetti di controllo, che non avevano ricevuto il farmaco. Questi pazienti hanno continuato a produrre la loro insulina, a dimostrazione che, come ci si aspettava, il farmaco ha funzionato fermando l’attacco autoimmune che distrugge le insulae pancreatiche e la loro capacità di produrre insulina, causando il diabete.
La fase I/II del trial ha coinvolto 12 diabetici di controllo appena diagnosticati e 12 pazienti, di età tra i 7 e i 27 anni, trattati entro le prime 6 settimane dall’insorgenza della malattia con un’iniezione quotidiana dell’hOKT3g1 (Ala-Ala), per 2 settimane.
I pazienti sono stati osservati, quindi, per un anno: 9 dei 12 diabetici trattati con l’hOKT3g1 (Ala-Ala) hanno mantenuto o migliorato la loro capacità di produrre insulina, cosa successa solo in 2 dei 12 soggetti di controllo.Questo risultato acquista particolare significato se si considera che molti studi hanno dimostrato come la residua capacità di produrre insulina contribuisca a raggiungere un buon controllo metabolico, fondamentale durante i primi anni di diabete per prevenire successivamente l’insorgenza delle complicanze diabetiche.
Il dr. Bluestone, che ha sviluppato l’hOKT3g1 (Ala-Ala), sottolinea come “l’aspetto più importante di questo risultato è che dimostra come una terapia a breve termine sia in grado di bloccare l’avanzamento del diabete. Questo è molto incoraggiante nel campo dell’immuno-tolleranza. Crediamo di essere riusciti a interrompere l’attacco autoimmune nel diabete, senza la necessità di sottoporre i pazienti ad una terapia che duri per tutta la vita; questa dura solo 2 settimane.”
Sembra che il nuovo farmaco lavori fermando selettivamente solo quelle cellule-T che sono state innescate per la risposta autoimmunitaria e che sono pronte a colpire le insulae. Disattivando queste cellule quando si è ancora nella fase iniziale della malattia, appena dopo la diagnosi, si può bloccare la distruzione ulteriore delle cellule pancreatiche; questi pazienti possono conservare le restanti insulae che continueranno a produrre insulina.
Precedenti tentativi di fermare la reazione autoimmune erano basti su terapie immunosoppressive per tutta la vita, essenzialmente a base di ciclosporina e azatioprina, con la conseguenza di importanti e severi rischi per il paziente. Il trattamento con l’hOKT3g1 (Ala-Ala), al contrario, sembra essere sicuro, oltre che efficace. Gli unici effetti collaterali notati dai ricercatori sono stati di breve durata e poco significativi (febbre, anemia, eruzioni).
Il dr. Bluestone del Centro sul Diabete dell’UCSF si occupa da tempo dei meccanismi di attivazione delle cellule-T durante le risposte immunitarie agli antigeni e ai tumori, con lo scopo di sviluppare una nuova generazione di farmaci tollerogenici, in grado di “spegnere” determinate parti del sistema immunitario lasciando, però, intatta la naturale capacità di contrastare le malattie.
Per il momento non ci si attende che le due settimane di terapia con l’hOKT3g1 (Ala-Ala) possano prevenire il diabete definitivamente ma che conservino una certa funzionalità delle cellule beta residue per evitare future complicanze e migliorare la prognosi del paziente.
L'Immune Tolerance Network (ITN), un progetto dell’US National Institute of Health e della Juvenile Diabetes Research Foundation (JDRF), promuoverà ulteriori studi su un maggior numero di pazienti, ricorrendo anche a iniezioni multiple quotidiane dell’hOKT3g1 (Ala-Ala), per potenziare l’effetto del farmaco, ed estendendo i trial anche ai trapianti di insulae pancreatiche e ad altre malattie di origine autoimmune, quali l’artrite psoriaca.
Fonti: New England Journal of Medicine 2002 Vol.346:1692-1698 N.22, Diabetes Center of UCSF, Immunetolerance Network
Traduzione e adattamento a cura di Silvia DemartiniData ultimo aggiornamento: Venerdì, 31 Maggio 2002 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2002/n2002_060.html
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