Alimentazione

L'indice glicemico e la scelta del cibo

A cura di Carmelo D'Alessio

Una sistematica rassegna degli studi che usano l’indice glicemico per classificare gli alimenti, suggerisce che tale approccio può aiutare a scegliere i cibi che diminuiscono il rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Un altro articolo descrive i miglioramenti nella massa grassa totale e nel profilo lipidico in uomini sani in sovrappeso, sottoposti per 5 settimane ad una dieta a basso indice glicemico.

"Il ritmo di assorbimento dei carboidrati dopo un pasto, come quantificato dall’indice glicemico, ha effetti significativi sulle risposte ormonali post-prandiali e metaboliche," scrive il Dr.David S. Ludwig del Children's Hospital di Boston (USA). "Malgrado continue controversie, l’uso clinico dell’indice glicemico come guida qualitativa per la scelta degli alimenti, sembra essere utile in considerazione degli evidenti benefici e dell’assenza di effetti avversi."

Ludwig raccomanda un aumento del consumo di frutta, verdura, legumi e cereali lavorati con metodi tradizionali piuttosto che moderni, ed un limitato introito di patate e zuccheri concentrati.

I suoi risultati sono stati pubblicati l’8 Maggio scorso sulla rivista The Journal of the American Medical Association.

Nello studio separato dell’INSERM di Parigi e Lione (Francia), 11 uomini sani sono trattati per cinque settimane in modo randomizzato con una dieta a basso (LGI) o alto (HGI) indice glicemico. A confronto con la dieta ad alto indice glicemico, la dieta LGI ha abbassato la glicemia post-prandiale ed il profilo insulinico, ha ridotto le escursioni dei trigliceridi dopo pranzo, ha diminuito la massa grassa totale di circa 700 gr., ed ha manifestato una tendenza ad incrementare la massa magra, senza variazioni nel peso corporeo. L’articolo è pubblicato nell’edizione di Maggio di Diabetes Care.

La Dr.ssa Clara Bouche ed i suoi colleghi scrivono: "Cinque settimane di dieta a basso indice glicemico migliora alcuni parametri dei lipidi plasmatici, diminuisce la massa grassa totale e tende ad incrementare la massa magra senza variazioni del peso corporeo. Tali variazioni sono state accompagnate da una diminuzione nell’espressione di alcuni geni coinvolti nel metabolismo lipidico. Una tale dieta potrebbe giovare a soggetti sani, in leggero sovrappeso e potrebbe giocare un ruolo nella prevenzione delle malattie metaboliche e delle relative complicanze cardiovascolari."

N.d.r.: pur non negando i risulati riportati nella presente notizia, le più recenti linee guida 2002 dell'American Diabetes Association (da poco pubblicate su Diabetes Care) sulla corretta alimentazione nei diabetici mettono in dubbio l'utilità reale dell'uso dell'Indice Glicemico e danno prioritaria importanza alla quantità totale dei carboidrati assunti


Traduzione e adattamento a cura di Carmelo D'Alessio
Tratto da: Medscape - Fonti: JAMA. 2002;287(18):2414-2423 & Diabetes Care 2002;25(5):822-828

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 16 Maggio 2002 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2002/n2002_054.html

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