Diabete e sport
Un diabetico di "alto livello"
Luca Tollin, un diabetico che ha vinto paure e pregiudizi, racconta la sua formidabile esperienza sul Kilimangiaro
Intervista di Carmelo D'Alessio
È partita da Venezia, lo scorso 7 gennaio, la prima spedizione italiana di alpinisti diabetici insulino-dipendenti sul Kilimangiaro, la più alta vetta del continente africano con i suoi 5895 metri. I sette diabetici, i cinque medici ed il familiare che vi hanno preso parte, dopo aver raggiunto la vetta, hanno iniziato la discesa il 14 gennaio.
Carmelo D'Alessio, per Progetto Diabete, ha intervistato Luca Tollin, uno dei partecipanti all'esperienza.Si descriva sinteticamente
Ho 32 anni, amo la montagna e il mio sport principale è l’arrampicata sportiva, che ho praticato anche a livello agonistico, mi piace la tranquillità e la natura.
In che cosa è consistita la vostra missione e quanti vi hanno partecipato?
Eravamo in sedici, 10 diabetici (tutti insulino-dipendenti) e 5 medici, più un familiare… tra l’andata e il ritorno, la spedizione è durata 10 giorni. Lo scopo era trasmettere il messaggio, che con metodo, anche il diabetico, può raggiungere qualunque obiettivo (in questo caso sportivo), più raccogliere fondi per l’assistenza ai diabetici della Tanzania.
Da quanto tempo è diabetico e cosa ha rappresentato per lei l'esordio della malattia?
Sono diabetico da 2 anni, inizialmente non è stato facile visto lo sport che faccio, ho dovuto adattarmi, ho passato i miei momenti di depressione, quei momenti che vorresti mollare tutto, che tutto diventa insormontabile, ma l’importante è credere che si può fare……non sono disposto a “buttare” tutto senza provare….questo vale anche per le piccole cose…
Ha mai temuto di dover rinunciare a questo sport a causa del diabete?
Si!!…ancora adesso, qualche volta sembra tutto cosi complicato, ma poi parto e vado…..
Come ha conciliato pericolosità ed attenzione per questo sport con gli impegni legati alla terapia del diabete?
Provando, provando, provando….fino a quando non si trova l’equilibrio, ho sbagliato una miriade di volte, ipo, iper, mi sono inc..., inc..., inc..., continuo a sbagliare…..forse la voglia di riuscire è più grande… Ci sono ragazzi del gruppo, molto forti e con delle ottime glicate, l’unica cosa che ci rende diversi, anche se non mi sembra il termine più adatto, sono qualche stick e qualche iniezione.
Lo sport che lei pratica, come altri sport particolarmente pericolosi e/o violenti (paracadutismo, immersioni subacquee, automobilismo, alpinismo, ecc.) non rientra fra quelli comunemente raccomandati ai pazienti diabetici. Convincerebbe un altro diabetico a seguire il suo esempio? E, cosa le ha detto il suo diabetologo?
Beh, inizialmente il mio diabetologo non era molto entusiasta, poi la mia gran fortuna è stata conoscere un medico sportivo (diabetologo) con le pal…., e con il tempo, visto che non avrei rinunciato e visto la mia ottima gestione, ha dovuto fare marcia indietro. Convincere qualcuno a praticare alpinismo e arrampicata?…non me la sentirei di CONVINCERE, se qualcuno lo vuole fare gli direi che è possibile….
Durante la missione, che tipo di alimentazione ha seguito?
Non c'erano orari né alimenti scelti, si mangiava integratori energetici durante l’attività, per colazione generalmente te, latte in polvere, frutta, pane fritto, burro d’arachidi (una cosa tremenda) marmellata….per cena, riso carne e frutta….
Come è stato il suo controllo glicemico? Lo ha ridimensionato o intensificato? Ha avuto qualche problema con il reflettometro per le basse temperature?
Non ho avuto grandi oscillazioni, ho dovuto adattare l’insulina all’alimentazione, in ogni modo niente di impossibile. Due dati: glicata al ritorno 7…..fruttosamina 295 su 285. Qualche reflettometro ha avuto dei problemi, il mio, l’ultimo giorno, per colpa del freddo, ma è stata colpa mia, non l’ho tenuto al caldo.
Generalmente, ha aumentato o diminuito le abituali dosi d'insulina?
Diminuito leggermente…..
Ci sono stati inconvenienti?
No…tranne problemi di altitudine, capita anche ai non diabetici.
Ha avuto rapporti con le popolazioni locali?
Io no….però, uno dei medici ha conosciuto una ragazzina diabetica, figlia di una guida locale, gli ha fatto uno stick e aveva 520, in quell’occasione le ha regalato un reflettometro…..da quello che ho capito, faceva 2 iniezioni al giorno…
L'emozione più grande ed il momento più triste.
L’emozione più grande è aver partecipato a questa splendida esperienza…. Il momento più triste, quando siamo ritornati tutti a casa, si era creato un bellissimo rapporto tra di noi….
Pensa che questa esperienza possa essere un messaggio positivo ed incoraggiante per i diabetici che si "autolimitano"?
Spero di si!!….credo veramente che, se lo desideriamo, possiamo fare qualunque cosa. So che qualche volta non è facile affrontare certe situazioni, è molto più facile rinunciare…..almeno tentiamo, non diamo per scontato che non ce la faremo…
Che cosa ha significato per lei questa missione?
Ha significato molto per me, specialmente perché sono un neodiabetico, mi ha dato quella spinta in più, un pò più di sicurezza. Giorno per giorno, parlavamo delle nostre esperienze, delle nostre paure, dei nostri “perché”, dei nostri “ma”…..è stata un’esperienza fantastica…..
Dove e quando la prossima?
Non so, ci sono voci, ma sono solo voci…..
Intervista di Carmelo D'Alessio
Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 19 Aprile 2002 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2002/n2002_045.html
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