Trapianti
Xenotrapianti: una speranza di cura del diabete di tipo 1
Traduzione di Giuseppe Perillo
Il Dr. Carl Groth, presidente del Department of Transplantation Surgery presso il Karolinska Institute in Svezia ed, in passato, presidente dell’International Pancreas e Islet Transplantation Association, ha detto, al meeting svoltosi presso l’Argentina’s National Institute of Transplantation, che i maiali geneticamente modificati potranno eventualmente fornire sufficienti cellule pancreatiche atte alla produzione dell’insulina per trapianti, senza rischio di rigetto.
Il Dr. Groth ha aggiunto che questo procedimento potrebbe teoricamente curare molti pazienti con il diabete di tipo 1 e che gli sembra essere una delle più promettenti terapie. Ma, precisa, che bisognerà attendere circa 10 anni prima che gli xenotrapianti diventino delle cure standard.
Il tradizionale trapianto di isole pancreatiche umane ha già mostrato promettenti risultati però la procedura richiede due o tre pancreas per fornire sufficienti isole per un singolo paziente. Con la carenza cronica di organi è impossibile far fronte al fabbisogno di più di 13 milioni di diabetici di tipo 1 presenti nel mondo. Ecco perché, il Dr. Groth precisa, l’unica fonte sufficiente di isole pancreatiche, può venire dagli animali.
Il Dr. Groth spiega, inoltre, che la manipolazione genetica sembra essere la sola via per rendere gli organi del maiale o le cellule, tollerabili dal corpo umano ricevente. Per esempio, se si rimuovono i geni collegati ad una certa struttura chiamata GAL, che è riconosciuta come straniera dal sistema immunitario, si possono prevenire rigetti acuti.
All’inizio di quest’anno, una società Scozzese, la PPL Therapeutics, ha annunciato di aver clonato cinque "straordinari" maialini privati di un gene specifico (alfa 1,3 galatto-tranferasi), che è necessario per la costruzione della struttura GAL.
L’introduzione di geni estranei nelle cellule dei maiali, potrebbe essere un’altra possibilità per gli xenotrapianti. Nel loro laboratorio, il Dr. Groth ed i suoi colleghi, hanno dimostrato come dei regolatori di attività complementare (RCA) su delle cellule di isole pancreatiche transgeniche prevengano la loro distruzione quando esposte a siero umano fresco.
Il Dr. Groth conclude dicendo che i loro studi sono atti a mitigare il problema del rigetto ma, data la presenza di centinaia di molecole interessate al rigetto di corpi estranei, i pazienti potrebbero essere ancora soggetti alla somministrazione di immunosoppressori.
I primi test clinici di xenotrapianti di isole pancreatiche dovrebbero iniziare nei prossimi tre anni.
Tratto da: Reuters Health
Traduzione e adattamento a cura di: Giuseppe PerilloData ultimo aggiornamento: Mercoledì, 27 Febbraio 2002 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2002/n2002_027.html
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