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Piano Sanitario Nazionale 1998-2000
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OBIETTIVO 4 - RAFFORZARE LA TUTELA DEI SOGGETTI DEBOLI. . . omissis . . .
STRANIERI IMMIGRATI
Gli extracomunitari regolarizzati presenti nel nostro Paese sono, secondo dati del Ministero degli Interni aggiornati al 1997, poco meno di un milione di unità, di cui il 10% proveniente da paesi sviluppati e il resto da paesi in via di sviluppo e dall'Europa dell'Est. Nell'ultimo decennio, il numero di immigrati legali è aumentato ad un ritmo di circa l'8% all'anno; nell'ultimo anno l'incremento è stato del 13%. La componente migratoria irregolare e clandestina, spesso a maggior rischio per la salute, è stimabile tra le 200 e le 300 mila unità.
Numerosi fattori epidemiologici e condizioni socioeconomiche rendono lo stato di salute degli immigrati stranieri meritevole di una particolare tutela. Oltre alle condizioni che minacciano la salute di tutti i soggetti deboli e che colpiscono in modo particolare questa fascia di popolazione (alimentazione, abitazione, lavoro e socialità inadeguati e insicuri), si devono tener presenti fattori peculiari che svolgono un ruolo particolare nei confronti della salute degli immigrati legati al quadro epidemiologico del paese di origine e ad aspetti culturali (difficoltà di comunicazione e di inserimento sociale), psicologici (lontananza dagli affetti, mancanza di supporto psico-familiare, rischio di fallimento del progetto migratorio) e di discriminazione nell'accesso ai servizi.
Il fenomeno migratorio interessa principalmente persone selezionate, di età giovanile e in buona salute. Mentre dunque il rischio infettivo per la popolazione italiana per trasferimento di agenti infettanti da paesi ad alta endemia è ridotto e controllabile, specifici problemi originati nel paese di partenza possono trovare nel paese di destinazione condizioni di aggravamento che interessano soprattutto la popolazione di recente immigrazione.
Un esempio è rappresentato dalla tubercolosi, in quanto gli immigrati provengono frequentemente da paesi in via di sviluppo e da zone ad alta prevalenza tubercolare. Mentre il rischio di evoluzione della malattia è elevato per gli immigrati, il rischio di contrarla è - per la popolazione italiana - minimo, anche per le diverse condizioni di vita.
Atteggiamenti e comportamenti nei confronti dei servizi sanitari derivanti dalle tradizioni culturali dei paesi di origine, oltre che dalle forme di accoglienza nel nostro Paese, possono influenzare l'efficacia e la tempestività della risposta assistenziale, riducendo l'effettiva accessibilità ai servizi da parte delle popolazioni immigrate.
Il Psn 1998-2000 pone i seguenti obiettivi da raggiungere entro il triennio.
L'accesso all'assistenza sanitaria deve essere garantito a tutti gli immigrati, secondo la normativa vigente, in tutto il territorio nazionale.
Secondo quanto previsto dall'Obiettivo II del Psn, la copertura vaccinale garantita alla popolazione italiana deve essere estesa alla popolazione immigrata.
Nel triennio 1998-2000 dovranno essere sviluppate le seguenti attività rivolte allo sviluppo di politiche intersettoriali di salvaguardia della salute degli immigrati:
sviluppo di strumenti sistematici di riconoscimento, monitoraggio e valutazione dei bisogni di salute degli immigrati, anche valorizzando le esperienze più qualificate del volontariato;
formazione degli operatori sanitari finalizzata ad approcci interculturali nella tutela della salute;
organizzazione dell'offerta di assistenza volta a favorire la tempestività del ricorso ai servizi e la compatibilità con l'identità culturale degli immigrati.
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Data ultimo aggiornamento: Gio, 4 Novembre 1999 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/leggi/r26_3.html
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