C’era due volte il barone Lamberto

di Gianni Rodari

(Incipit)
In mezzo alle montagne c’è il lago d’Orta. In mezzo al lago d’Orta, ma non proprio a metà, c’è l’isola di San Giulio. Sull’isola di San Giulio c’è la villa del barone Lamberto, un signore molto vecchio (ha novantatre anni), assai ricco (possiede ventiquattro banche in Italia, Svizzera, Hong Kong, Singapore, eccetera), sempre malato. Le sue malattie sono ventiquattro. Solo il maggiordomo Anselmo se le ricorda tutte. Le tiene elencate in ordine alfabetico in un piccolo taccuino: asma, arteriosclerosi, artrite, artrosi, bronchite cronica, e così avanti fino alla zeta di zoppia. Accanto ad ogni malattia Anselmo ha annotato le medicine da prendere, a che ora del giorno e della notte, i cibi permessi e quelli vietati, le raccomandazioni dei dottori “Stare attenti al sale, che fa aumentare la pressione”, “Limitare lo zucchero, che non va d’accordo con il diabete”, “evitare le emozioni, le scale, le correnti d’aria, la pioggia, il sole e la luna”.

Gianni Rodari (Omegna, 23 ottobre 1920 – Roma, 14 aprile 1980) è stato un giornalista e scrittore italiano, specializzato nella scrittura per ragazzi, assai famoso, e tradotto in tutto il mondo.
Cresciuto a Gavirate, in provincia di Varese, si diplomò all’istituto magistrale come maestro, e nel 1939 si iscrisse alla facoltà di Lingue a Milano, abbandonando però i corsi dopo pochi esami. Fece le prime esperienze di insegnamento a Brusimpiano, Ranco e Cardana di Besozzo. Durante la seconda guerra mondiale fu richiamato alle armi e prese contatti in clandestinità con il Partito Comunista Italiano, cui si iscrisse nel maggio 1944.
Nel 1945 iniziò la sua carriera giornalistica dirigendo “L’Ordine Nuovo” e nel 1947 approdò a “L’Unità”, su cui due anni dopo iniziò a curare la rubrica “La domenica dei piccoli”.
Nel 1950 fondò e diresse con Dina Rinaldi il periodico per ragazzi “il Pioniere”. Il 25 aprile 1953 sposò Maria Teresa Ferretti e il 13 dicembre fondò “Avanguardia”, organo nazionale della Fgci. Negli anni dal 1954 al 1969 collaborò con numerosi periodici e giornali, scrivendo articoli e curando rubriche per ragazzi. Per oltre venti anni, Rodari scrisse una rubrica quotidiana molto seguita su Paese Sera, sotto il celeberrimo pseudonimo Benelux.
Nel 1970 vinse il premio Andersen, da molti considerato una sorta di “Nobel” della letteratura per l’infanzia. Nel 1973 uscì “La Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie”, breve saggio pedagogico indirizzato a genitori e ragazzi, da molti ritenuto il suo capolavoro.
Nel 1975 iniziò a collaborare alla Spezia al progetto “Teatro Aperto ’74”, che si concluse con il debutto in scena di “La storia di tutte le storie”, nel 1977. Continuò le sue collaborazioni giornalistiche e partecipò a molte conferenze ed incontri nelle scuole con genitori e alunni.
Il 10 aprile 1980 venne ricoverato in ospedale per l’occlusione di una vena della gamba: morì quattro giorni dopo per collasso cardiaco.
Scrittore e giornalista di ineguagliata fantasia e originalità, attraverso racconti, filastrocche e poesie, divenute in molti casi classici per ragazzi, ha contribuito a rinnovare profondamente la letteratura per l’infanzia. Tra le sue opere maggiori si ricordano “Filastrocche in cielo e in terra”, “Il libro degli errori”, “Favole al telefono”, “Il gioco dei quattro cantoni” e “C’era due volte il barone Lamberto”.
Dal suo libro “La freccia azzurra” è stato tratto un film d’animazione omonimo nel 1996. (Tratto da Wikipedia)

C’era due volte il barone Lamberto. Il vecchio e ricchissimo novantenne Barone Lamberto vive in una villa nell’isola di San Giulio con il maggiordomo Anselmo e 6 persone che vengono pagate dal barone come impiegati per ripetere sempre a turno il suo nome, meccanismo che tiene in vita il Barone. La loro voce arriva in filodiffusione in tutto il palazzo del barone attraverso un sistema di amplificazione. Giorno dopo giorno, il Barone ringiovanisce sempre di più.
Un giorno San Giulio viene occupata dai banditi, i quali sequestrano il barone, chiedendo continui riscatti ai direttori delle sue 24 banche.I banditi,senza ottenere alcuna risposta decidono di fuggire con una gigantesca mongolfiera. Intanto Ottavio, unico suo familiare ancora in vita, studia un piano per ucciderlo, per poi far ricadere la colpa sui banditi e ottenere l’eredità dello zio per pagare i propri debiti. Un giorno mette nel pranzo delle 6 persone un sonnifero: in tal modo esse, addormentandosi, non possono più mantenere vivo il Barone, che muore. Anselmo licenzia in tronco le 6 persone, ma improvvisamente durante il funerale il barone risuscita e il suo percorso di vita sembra capovolgersi: da vecchio novantenne torna ad essere un bambino di13 anni.
C’era due volte il barone Lamberto è una metafora sull’esistenza umana e sul rapporto tra la fama, la vita e la morte che lo stesso autore, nella prefazione del libro, spiega come un riferimento ad un detto dell’antica religione egiziana: “l’uomo il cui nome è detto resta in vita”.
(Tratto da Wikipedia)


“C’era due volte il barone Lamberto” di Renato Polizzi - Navarra Editore, Marsala, 2008
A cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 7 Maggio 2008 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/games/rodari.html


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