Beati i diabetici di Cesare Pavese [...] Viviamo in tempi che nessuno - per quanto vigliacco - è sicuro di svegliarsi domani nel letto. Come per le incursioni. E ha ragione la vecchia. Hanno ragione i preti. Abbiamo colpa tutti quanti: tutti dobbiamo pagare.
Chi pagò per primo fu il più innocuo, Castelli. Malgrado l'irrequietezza dei ragazzi e i discorsi melliflui del preside, malgrado una nuova feroce incursione che ci cacciò in cantina come topi, i grandi corridoi delle aule, il cortile spoglio e i silenzi consueti facevano ancora della scuola un rifugio e un conforto come un vecchio convento. Pareva strano che qualcuno pensasse di trovare altrove la pace e la buona coscienza. Ma Castelli, ormai succube di quell'assurdo Lucini, Castelli che dava già qualche lezione privata, non chiese a Lucini come mai non se ne andasse anche lui. Passeggiavano insieme nell'atrio e Lucini s'accigliava, piccolotto e aggressivo, mostrava i denti, annuiva. Castelli ebbe una breve seduta col preside, e un bel giorno presentò la sua domanda.
Me lo disse la segretaria, dubbiosa, commentando: - Beati i diabetici -.
Tratto da "La casa in collina" di Cesare Pavese
A cura di Carmelo D'AlessioData ultimo aggiornamento: Lunedì, 23 Ottobre 2000 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/games/pavese.html
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