Cassata Siciliana

Carmelo D'Alessio, scritto autobiografico

Nel mezzo del giugno 1997 arrivavano misteriosi squilli al mio telefono cellulare. Sul display leggevo un numero che non conoscevo, né ricordavo di aver mai sentito. Finalmente a Luglio una voce femminile rispose: era una signora siciliana, di una quarantina d'anni, affabile, che, con voce soave, cercava di giustificarsi per il suo errore. Durante quella telefonata, conobbi anche la figlia sedicenne Daniela, con la quale si instaurò uno strano rapporto. Infatti, da allora, non passava giorno senza che non ci parlassimo. Iniziammo a scriverci e ci scambiammo le rispettive fotografie: ci piacevamo e l'intesa era buona, anche se la differenza d'età mi impensieriva. Le sue pressioni e la mia insaziabile curiosità mi portarono ad una follia: trascorrere gli ultimi giorni di quell'estate nel suo paese, Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani.

Trovai una madre giovane ed una figlia uguale, solo nelle apparenze, a quella persona con cui avevo a lungo parlato. Una ragazza mora, assai carina, magra, pressoché anoressica. Il suo silenzio in auto, dall'aeroporto di Punta Raisi a Castellammare, mi sconcertò. Fui alloggiato in una bella pensione, da cui si godeva una panorama degno di un hotel di lusso. La sera stessa del mio arrivo, dopo aver conosciuto alcuni suoi amici, mi fidanzai con Daniela, che era divenuta improvvisamente gioviale e simpatica. Tutto quello che c'era da dire, lo avevamo detto in un mese e mezzo di telefonate. Il giorno dopo, però, con un inspiegabile imbarazzo, Daniela mi comunicò che ci aveva ripensato e che la nostra storia non sarebbe potuta continuare, a causa dell'enorme distanza che ci divideva. Mi cadde il mondo addosso e volevo immediatamente ripartire perché la mia permanenza in quel posto non aveva alcuna ragion d'essere. Intanto, lei, rimproverata da me, come da tutti, piangeva a dirotto. Le insistenze, fin quasi supplichevoli della madre, molto delusa dell'insolito comportamento della figlia, mi convinsero a restare.

Feci la scelta più giusta perché, oltre aver conosciuto molti bravi siciliani, potei ammirare le bellezze di luoghi incantevoli come Scopello, San Vito lo Capo, Monreale, Palermo e tanti altri. Insomma, divenne una vacanza e non tutto fu perduto. Talvolta, guardando Daniela e, ricordando dell'assurdo sentimento che avevo provato per lei, ridevo di me stesso e sopportavo la sua presenza che, alla fine, mi risultò indifferrente. Penso che quanto scritto il giorno della mia partenza, sintetizzi al meglio, seppur in tono a tratti patetico, tutta questa incredibile vicenda: "Una terra triste, bellissima ma sconsolata, dove anche il mare sembra impotente e domato, costretto ad insinuarsi fra mirabili insenature, sovrastate da una natura arida, poderosa e ribelle. Vedo queste immagini e, purtuttavia deluso da altri accadimenti, sono rimasto perché il mio animo ha raggiunto una perfetta armonia coi luoghi. Anche i profumi che la terra esala, sono particolari ed indescrivibili, come se i defunti che vi giacciono, respirassero ancora per consolare i propri cari. Ho percorso strade ocracee e polverose, su cui tramonta un sole timido che, corroso dal dolore del cielo, stenta a splendere. Qui dimora la morte e ha trovato sollievo il mio cuore straziato. Il resto non merita menzione".

In quei giorni biasimai spesso Daniela di essere una bambina capricciosa. Mi rimane il rammarico di non aver assaggiato la cassata siciliana. Tutta colpa del mio diabete.


Data ultimo aggiornamento: Mer, 17 Novembre 1999 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/games/p6_2.html

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