Rosa del falco, rosa del vento di Giuliana Sansoni
Il castello
Dove abiti, Rosa? - domandavano certi compagni di scuola a quella giovane pastorella quando scendeva ogni giorno al paese con la sua cartella di cuoio e con il faccino grazioso e fiero, contornato da due treccine legate insieme dietro alle spalle da un bel fiocco rosa.
È vero che vivi in un castello?
Rosa rispondeva sorridendo:
No, abito in una casa come la vostra!Rosa abitava invece una casa particolare e, benché fosse l'umile abitazione di una famigliola di pastori, sembrava, quel semplice guscio, un mirabile castello. La casa era stata costruita pietra su pietra dai nonni in una sola stagione e sembrava davvero una reggia. I due nonni di Rosa, ma ormai non vivevano più da molto tempo, avevano identificato in cima a delle belle montagne, quando erano ancor molto giovani, un posto ideale dove vivere, e avevano deciso che lì avrebbero costruito il loro nido:
La casa bisogna costruirla dove si dorme bene! - disse quell'uomo saggio alla moglie il giorno che decise di costruire veramente la sua casa in quel posto. - E per saperlo con certezza, bisogna fare la prova.
Così una notte d'estate i due giovani sposi presero una bella coperta e si recarono in quel luogo per passarvi tutta la notte. Lassù vicino al covo di tanti uccelli e animali selvaggi c'era un terreno ondulato in certi punti, in altri invece c'erano dei bei massi pietrosi che davano al luogo la sensazione di una buona stabilità, di una grande potenza. Dormirono sotto il cielo stellato, con l'aria profumata di mille essenze, col canto lontano dei grilli, e al mattino, al risveglio gioioso, poiché si sentirono particolarmente in forma e ben riposati, decisero all'istante che la loro nuova abitazione sarebbe sorta proprio dove avevano trascorso la loro notte, la loro notte incantata.
All'inizio di quell'estate incominciarono a raccogliere tutte le pietre che dovevano servire per la costruzione della casa.
Raccapezzarono il materiale necessario un po' ovunque, nelle selve e nei boschi tutt'intorno e anche lungo un torrente ghiaioso che scorreva nel fondo valle. Portarono in vetta al poggio una grande quantità di pietre pesantissime, facendosi aiutare dai due loro muli, percorrendo sentieri quasi inaccessibili all'uomo, compiendo un immane lavoro; la volontà dei due giovani sposi, antenati di Rosa la pastorella, vinse qualsiasi ostacolo. L'uomo, piano piano, col solo aiuto di sua moglie, iniziò a costruire la casa, pezzetto su pezzetto, assecondando la conformazione della montagna e l'andatura del masso, ma unendo anche a quelle pietre il suo grande amore, la sua sensibilità per quel luogo. Lentamente lentamente sorse il loro rifugio. Riuscì, quell'antico nonno di Rosa, a concretizzare la sua idea, riuscì a costruire qualcosa di speciale, dall'aspetto unico.
Alcuni, infatti, che avevano la possibilità di recarsi da quelle parti, scorgendo da lontano quella costruzione particolare, avevano l'impressione di imbattersi in un mirabile castello. Quella umile casetta, in certi momenti, con toni di luce particolare durante il tramonto, oppure all'alba, sembrava essere veramente una rocca attaccata alle nuvole. E per i due vecchi nonni quella umile casa tutta pietre e pinnacoli intorno, era diventata veramente la loro reggia.*
Rosa era un'allegra e spensierata ragazzina di quasi tredici anni. Era nata e cresciuta felice nella casa-castello dei nonni, lassù, vicino alle nuvole e al cielo profumato. Era l'unica figlia di due pastori che vivevano lontano da tutto e che raramente scendevano a valle, dove scorreva troppo tumultuosa la vita. Comunque quei semplici abitanti della montagna si recavano qualche volta, specialmente nei giorni di mercato, giù a valle, per vendere i loro prodotti. Portavano nei loro cesti di vimini le formette di formaggio, qualche agnello, le uova fresche, le patate e altri prodotti della campagna, e portavano anche i bellissimi tessuti di puro feltro che sapevano fare in modo esclusivo, nei momenti di quiete. Cercavano di smerciare le loro cose, prestamente, perché preferivano tornare subito alle loro semplici e antiche abitudini e lasciare agli abitanti del piano quel vivere estraneo.
Rosa, la figlia molto simile a loro, li aiutava nelle mansioni giornaliere come poteva, ma con maggior impegno amava frequentare la scuola. Purtroppo la sua scuola era molto distante e doveva percorrere tutti i giorni diversi chilometri a piedi, prima di poter incontrare sulla strada comunale, la corriera che poi l'avrebbe portata a valle.
In certi periodi, specialmente in inverno, quando sulle vette cadeva copiosa la neve, era però impossibile per lei frequentare le lezioni e raggiungere i suoi compagni. I due genitori rincaravano anche la dose, perché nel loro intimo, forse, preferivano che quell'unica figlia rimanesse a casa al sicuro, fra le cime innevate, a fare la maglia, oppure il favoloso feltro e a continuare il loro lavoro di pastori.
Rosa, oggi faremo i biscotti, faremo il pane! Con questa bella nevicata si sta bene in casa! - le diceva la madre, cercando di convincerla a non immettersi nella strada con l'imperversare della tormenta.
Rosa, che amava ugualmente quella stagione che le offriva un paesaggio unico, si rattristava però al pensiero di non potere seguire le lezioni, di non poter incontrare i suoi compagni. Sapeva che al suo ritorno a scuola, si sarebbe sentita ancora una volta esclusa.
Domani! Domani tornerai a scuola, Rosa! Ti accompagnerò io per un tratto. - prometteva la madre quando, osservandola, si rendeva conto che quella figlia stava diventando troppo pensierosa e sperava così, con quella promessa, di distoglierla dai tristi pensieri e di convincerla in qualche modo a rasserenarsi. - "Vedrai che il tempo si rimetterà al bello e allora..."
Però passavano i giorni e anche le settimane e Rosa restava completamente isolata, lassù sulle candide vette e a scuola non tornava mai tanto presto: le strade, dopo le abbondanti nevicate, si facevano sdrucciolevoli e scendere fino a valle sarebbe stata un'avventura impossibile. Allora si rassegnava a quella forzata solitudine e se ne stava quasi tutto l'inverno confinata in casa a costruire i suoi tessuti di feltro, a tessere, a ricamare. Anche le pecore non venivano fatte uscire dalla stalla perché la neve copriva ogni pascolo e così Rosa, non avendo neppure quell'opportunità di andare con loro per valli e per paesi a far pascolare il suo gregge, non incontrava davvero anima viva per molto tempo, e la sua solitudine diventava veramente estrema.Kikikikik, Kikikikik
Alla fine dellinverno o almeno ai primi accenni della primavera, Rosa poteva tornare finalmente a scuola e riprendere le sue lezioni.
Certamente gli insegnanti borbottavano un poco per tutte quelle assenze, ma che potevano dire? Potevano constatare invece che Rosa cercava, con tutte le sue forze di dimostrare il suo impegno e il suo interesse per recuperare le lezioni perdute, tanto che alla fine ognuno dei suoi insegnanti cercava di assecondarla e di non rimproverarla più di tanto. Certo, il tempo perduto non poteva più essere recuperato, ma la ragazzina, con un impegno incredibile, riusciva quasi sempre a riprendere i suoi compagni più avvantaggiati di lei. Tutto questo le costava molta fatica e altrettanto impegno, ma per lei era una grande conquista.
Passavano così tutti i tempi di Rosa, stagione dopo stagione, nevicata dopo nevicata, primavera dopo primavera e il suo vivere, sempre segnato dalle lotte contro le difficoltà immani che le si paravano davanti, a volte, prevaricandola, la facevano diventare, invece, sempre più forte. Lentamente, difficoltà dopo difficoltà, Rosa incominciava ad entrare con estrema facilità in quelle situazioni che alcuni dei suoi compagni, forse maggiormente agevolati da una vita ben organizzata, non avrebbero mai appreso. La vita aspra di Rosa diventava, invece, favorevole.
Quell'inverno, in quei primi giorni di gennaio, fece ancora tanta neve che Rosa ancora una volta rimase chiusa nel suo castellotto ventoso.
Da lassù poteva scorgere la grande vallata candidamente ammantata e poteva solo sognare, però, perché, come ogni anno, la grande nevicata le bloccava tutte le strade per condurla al paese.
Un giorno, mentre stava pettinando la lana tosata delle pecore per i suoi bei feltri, scorse dalla finestra un Falco grandissimo dal volo inconsuetamente basso, ampio e silenzioso, che si aggirava proprio davanti alla sua casa. Rosa rimase incantata alla vista di quel meraviglioso uccello che le volava vicinissimo e le sembrò addirittura che volesse chiamarla; poi l'udì davvero il suo richiamo e questa volta era rivolto veramente a lei:
Kikikikik! Kikikikik! Vieni Rosa, ho da parlarti!
Rosa, con un balzo, lasciò il suo lavoro e scese a corsa giù nel cortile di casa, nella stradetta antistante. Mai, prima di quel momento, le si era offerta la possibilità di poter parlare con un Falco, mai! L'aveva incontrato, è vero, tante volte, ma solo confuso, o nelle nuvole vaporose, oppure nello sconfinato blu del cielo. A volte l'aveva ammirato, mentre volteggiava nell'aria con le sue formidabili ali, con la sua tenera compagna, libero e silenzioso.
Altre volte l'aveva osservato, specie in primavera, durante i suoi stupendi amorosi voli, mentre restava incredibilmente immobile per delle ore nel cielo, come fosse retto da un filo e attaccato alle nuvole, ad attendere lei, la sua fedele compagna, per offrirle qualche dono prelibato che gettava nel suo spazio come fosse una palla. Lei, la bella falchessa, leggiadra, volando più in basso, raggiungeva quel regalino per prenderlo al volo e attendeva quel giocoso compagno per andarsene con lui, oltre il tramonto.
Bel Falco, non lasciarmi! - gridò Rosa con ardore all'animale che si era posato su un ramo di quercia ammorbidito dalla neve e la stava aspettando.Falco solitario, non ti avevo visto mai così tanto da vicino. Non avevo mai incontrato i tuoi occhi brillanti come il diamante, oppure come gli zaffiri o altre pietre preziose! Non avevo mai scontrato il tuo sguardo acuto e fermo che sembra conoscere ogni segreto. Non sapevo della potenza del tuo becco, né delle tue zampe di ferro! Abbi fiducia in me e non mi lasciare! È una infinità di tempo che volevo conoscerti ed ora resta accanto a me! - poi Rosa gli si avvicinò maggiormente per osservarlo meglio e continuò la sua invocazione:
Come sono brillanti le tue piume e come sono morbide... Mi fai tremare di gioia!
Il Falco restò per un poco immobile a scrutare ogni movimento della ragazzina, poi, ad un certo punto, spiccò un altro volo per posarsi su un muretto a poca distanza da Rosa. Finalmente le disse:
Noi ci conosciamo da un'eternità! Dal mio cielo io ti ho scrutato da tempo, ho seguito i tuoi viaggi, ho imparato il tuo cammino. Io lo so come ti senti sola e triste perché non puoi frequentare la tua scuola e non puoi rivedere i tuoi amici. Io la vedo nei tuoi occhi la solitudine, la vedo nel colore della tua pelle. Ma io, se tu vorrai, potrei forse aiutarti!
E come? Che cosa potresti fare per me? - domandò impetuosamente la ragazza. E poiché non si aspettava che il Falco potesse esprimersi nel suo linguaggio, domandò ancora con vera meraviglia:
Come conosci il mio parlare?
Come so del tuo parlare? Io posso parlarti perché tu vuoi ascoltarmi! - le rispose di rimando il Falco. - Io posso parlare a tutti gli uomini se lo desiderano! Tutti quelli come noi possono esprimersi con gli uomini. Ora, se non s'intendono più, è perché l'uomo si è allontanato troppo dalla sua stessa natura. Per te invece il tuo mondo primitivo fa ancora parte del tuo sentire, per questo io posso parlare con te, Rosa del Castello. - poi il bel Falco s'interruppe un attimo e spinse il suo sguardo penetrante oltre lo spazio di quel luogo remoto; continuò dopo aver compiuto un voletto su sé stesso:
Ti porterò, Rosa Dagli Occhi Sereni, tutti i messaggi che vorrai, tutte le storie che gli altri mi daranno per te. Tu potrai restare quassù fra i grandi ghiacci senza problemi ed io andrò per la valle a prendere tutto quello che ti abbisogna! Vedrai Rosa Delle Cime Nevose, che tutto andrà come vorremo noi. Poi, con un fortissimo batter d'ali, il Falco dai colori grigi e blu scomparve nel cielo freddo di gennaio. Rosa continuò a guardare lontano lontano, dove l'uccello s'era fatto più piccolo, ma sentiva spargersi intorno il suo saluto:
Kikikikik A presto Kikikikik Kikikikik! Lei, rabbrividendo per la giornata fredda rientrò in casa, ma non raccontò ai genitori la storia del Falco, tanto non l'avrebbero creduta senz'altro.Non lasciarmi bel Falco
Il giorno dopo il tempo era ancora implacabile specialmente su quelle cime e sulle montagne che sparivano fra le nuvole. Rosa non poté neppure uscire di casa tanto il Vento sbuffava ovunque col suo gelido alito. Con rassegnazione si era appena sistemata davanti alla finestra e stava guardando fuori, quando vide arrivare con un volo tondo ed esperto il Falco mentre lottava, con le sue capaci ali, contro quella grande bufera; si sentì chiamare a perdifiato:
Kikikikik! Kikikikik! Vieni fuori Rosa del Mattino Profumato, vieni che ti ho portato qualcosa che ti servirà.
In un attimo Rosa aveva volato le scale di casa, era già nella stradetta dove aveva incontrato il Falco la sera prima e ora lo stava cercando con lo sguardo rivolto verso il cielo. Il Falco invece già l'attendeva appollaiato sul ramo della quercia spoglia e tormentata e teneva stretto stretto fra le zampe potenti e forti un quadernino di scuola.
Eccola la lezione di questi giorni, Rosa di Gennaio! Vicino alla scuola ho incontrato Primo, il tuo compagno e gli ho parlato di te e della tua solitudine. Non è stato difficile; anche lui come te può comprendere le mie parole perché ha un cuore semplice. - poi s'interruppe. Spiccò un volo sicuro cercando di avvicinarsi maggiormente alla ragazzina che lo contemplava con ammirazione. E continuò:
Sai, ne conosco tanti di bambini che possono ancora intendere questo parlare primitivo, comunque ho esposto al tuo amico il mio progetto ed egli ha accettato di buon grado. Così, Rosa della Speranza, di tanto in tanto, Primo ti invierà, tramite me, tutti i compiti che dovrai realizzare in attesa che la neve si sciolga e che tu possa tornare a scuola. Non è forse una bella sorpresa per te?
Rosa avvampò nel visino per la grande emozione e per la contentezza che quella vicenda affascinante stava offrendole e disse immediatamente, seguendo l'idea del Falco:
Sarà favoloso, Falco mio! Per merito tuo e di Primo che ti sa ascoltare potrò diventare finalmente un'allieva come tutte le altre.
Potrò rimanere aggiornata su tutto il programma che verrà svolto durante le mie assenze! - poi s'interruppe per prendere dalle unghie del Falco il quadernino di Primo. Lo scorse frettolosamente e, sorridendo al nuovo amico, disse ancora:
Tu sei stato veramente eccezionale. Hai avuto un'idea meravigliosa. Come posso ringraziarti? Che cosa posso fare per te?
Il Falco abbassò un poco la sua nobile testa, si girò su un lato per osservarla meglio e rispose mentre gli occhi diventavano giallo fuoco:
Non devi fare grandi cose per me. Tu ama la natura come già stai facendo e vedrai che mi contraccambierai. E ora ti lascio, Rosa della Speranza, tornerò domani a prendere il quaderno e a portartene un altro più aggiornato, ma prima di salutarti ti devo ancora dire una cosa che stavo per dimenticare!
Che cosa mi devi ancora dire? - domandò la ragazza incuriosita.
A sera ti manderò il Vento, anche lui ha qualcosa da proporti. Abbi fiducia! - poi il Falco aprì le sue immense ali e volò via, scomparendo subito nel cielo bianco di neve.
Kikikikik! Addio! Kikikikik...
Durante il giorno Rosa copiò e scrisse tutte le lezioni del quadernino e fece tutti i compiti arretrati. Lavorò fino a sera tarda senza mai interrompersi e prima della cena aveva terminato ogni cosa. I genitori nel vederla quel giorno così affannata parlarono fra loro cercando di capirla, ma non sapevano come poterla aiutare:
Poverina, certo ha tanta volontà la nostra Rosa, ma come potremmo mandarla a scuola con questo brutto tempo? Infine a cosa servirà tanta dedizione?
A perdere del tempo servirà, a perdere del tempo... Perché non vuol fare come ho fatto io?
Ma tu non hai potuto farli gli studi!
Certo che non ho potuto farli gli studi! Se avessi studiato sarei andato tutto il giorno in giro di qua e là e chi si sarebbe occupato del gregge e del podere? E quando non ci saremo più noi, in seguito, chi penserà al nostro gregge? Oh quanti problemi, quanti problemi con questa figlia...
Rosa ascoltava gli sfoghi dei suoi genitori, ma faceva finta di niente. Sapeva che quello che dicevano non era il loro vero pensiero.
Sapeva con certezza che l'amavano, a modo loro, ma lamavano.Il vento racconta
Quella sera Rosa cercò di svolgere quei lavori che di solito seguivano la cena, ancora più velocemente delle altre volte, perché attendeva con impazienza il Vento, come le aveva enunciato il Falco. L'aveva inteso tutto il giorno il Gran Vento mugolare ovunque. L'aveva percepito sibilare dalle fessure degli usci, da quelle delle finestre, l'aveva sentito trapassare il tetto mentre cavalcava in gran fretta per andar fin sulle vette. E durante la giornata l'aveva osservato giocare con la Neve. Lei, la spumeggiante Neve, si era adoperata a distribuirsi su ogni cosa per tutto il giorno con estrema eleganza e delicatezza. Era caduta lenta e silenziosa e si era lasciata andare ovunque mentre avvolgeva ogni cosa e faceva diventare la valle di sogno. Lui, il Vento, il Vento della Tramontana, invece, arrivando concitato e non sopportando le situazioni tranquille, aveva iniziato a sparuzzarla senza tanta pietà, trasportandola un po' di qua e di là e costringendola a fare dei mulinelli senza tregua. Poi, sempre più nervoso, dimenticava per un poco la Neve e andava a tormentare qualche ramo di albero divenuto candido e soffice, facendolo spezzare. Poi ricominciava instancabilmente tutti i suoi capricci e la Neve, spazientita, se ne andava da un'altra parte.
Rosa, invece, si era divertita ad osservare di tanto in tanto tutti quegli scompigli e tutto quel daffare del Vento e della Neve, ma ora con la calma serale, il Vento doveva pure arrivare. Con l'oscurità la Neve si era colorata delle tinte della notte e il Vento, non sapendo più cosa fare, si sarebbe finalmente calmato. Rosa lo sperava.
Infatti l'attesa di Rosa non durò molto: il Vento arrivò passando da una fessurina della finestra e le disse con la sua solita furia, ma mettendosi subito dopo più calmo:
Sono qui, Rosa Treccina, sono approdato da te per scaldarmi! Il Falco mi ha detto ogni cosa!
Ti aspettavo, Vento Bizzarro! Ti ho osservato tutta la giornata dalla mia finestra e ti contemplavo mentre facevi indispettire la Neve! La Neve, lei sempre così lieve, evanescente, delicata, perché volevi scompigliarla tutta? - domandò Rosa, sorridendogli.
Oh, quello era solo un piccolo giochetto... - tagliò corto l'ospite infreddolito, poi continuò con un altro argomento:
Piuttosto, io sono qui anche per parlare di altre cose. Sono stato alla tua scuola ed ho ascoltato tutto quello che laggiù si son detti! Ne ho prese di annotazioni... Ora posso raccontarti ogni cosa.
Bene, vuol dire che puoi dirmi delle lezioni, dei compiti, degli insegnanti, dei miei compagni? - domandò la ragazzina con acceso interesse.
Certamente, non ho fatto altro tutta la mattinata che imparare le lezioni, ascoltare... Anch'io alla fine saprò leggere e conoscerò tutta la storia... - disse il Vento di Tramontana scherzando scherzando.
Allora racconta, incomincia! Io sono pronta. - rispose Rosa accomodandosi bene sulla poltroncina davanti alla finestra e sistemandosi una bella copertina di lana sulle gambe per star più calda: il vento le faceva venire certi brividi di freddo! - Racconta, Vento, racconta!
Il Vento allora, più calmo, si mise a parlare, a dirle dei suoi insegnanti, a riportarle tutte le spiegazioni che si erano svolte a scuola, senza mai stancarsi, senza interrompersi, finché giunse la notte assoluta. Poi, finalmente, quando si accorse che Rosa stava per addormentarsi, concluse il suo racconto e disse:
Domani sera tornerò e ti parlerò d'altro... Dormi ora, hai avuto una grande giornata! - ed uscì con la sua solita furia per la stessa via dalla quale era entrato.
Rosa, infreddolita per il grande svolazzare del Vento, si alzò e si recò alla finestra per cercare di salutarlo, ma non fece in tempo.
Ormai il suo amico era già sparito! Fuori vide solo il cielo che si era schiarito perché era giunta gelida la luna che stava illuminando la valle calma e silenziosa, impreziosita dalla neve. Rosa, stringendosi la coperta sulle spalle, chiuse bene le imposte, poi decise di coricarsi. Era ormai tardi nella notte, ma ancora una volta si sentiva felice e appagata perché aveva fatto un altro passo in avanti, aveva imparato a comprendere il parlare del Gran Vento.
Rosa del Falco, del Vento...
Trascorse molto tempo, ma il forzato isolamento di Rosa non si dimostrò come sempre, una punizione per la ragazzina. Il suo amico Falco, facendole visita ogni giorno, le portava regolarmente le lezioni degli insegnanti che Primo, il compagno di scuola, le inviava tramite quel fantasioso messaggero. Il Falco si sentiva importante e le consegnava, a sera, quando si recava da lei, i quaderni con i compiti da eseguire e il Vento le raccontava, le raccontava tante di quelle cose! Così Rosa, ogni giorno, anche a diversi chilometri di distanza, poteva tranquillamente essere aggiornata su tutto quello che accadeva nella sua scuola. Nessuno certamente poteva mai immaginarlo.
Un giorno, finalmente, i ghiacci lungo la strada che portava al paese si sciolsero facendo intravedere i primi fiori della primavera e per Rosa giunse il momento di far ritorno a scuola. Il suo rientro fu un avvenimento felice per la studentella, ma questa volta la storia era ben diversa dalle altre che si erano susseguite negli anni. Rosa si sentiva entusiasta ed orgogliosa, perché poteva dimostrare agli insegnanti la propria diligenza. Tutti l'accolsero con affetto, facendole una bella festa, ma restarono assai strabiliati quando si accorsero che la ragazzina aveva svolto tutti i compiti del periodo della sua assenza, anzi, sembrava che ne sapesse di più. Rispondeva perfettamente alle interrogazioni e i compiti scritti erano in perfetto ordine. Sembrava addirittura che conoscesse anche certi segreti di alcuni compagni, certi pettegolezzi che si erano bisbigliate le ragazzine! Gli insegnanti, perplessi e alquanto incuriositi, le chiesero con prudenza:
Che cosa è accaduto, Rosa? Chi ti ha aiutato? Sembra quasi che tu sia sempre stata con noi!
Rosa, lì per lì, non sapendo se poteva dire la verità e se la sua verità sarebbe stata creduta, rispose guardinga:
Io, veramente... - e intanto si stringeva nelle spalle. Poi continuò, sempre con una risposta vaga:
Nessuno mi ha aiutato. Ho fatto tutto da sola! Era una tenera bugia, ma si era già accorta, in diverse altre occasioni, che intorno a lei spesso si creava della diffidenza, per cui raccontare quella storia così fantastica chissà quanti altri sospetti e quante incredulità avrebbe scatenato. Poi si rese conto che sarebbe stato più semplice dire la verità, di cui avrebbe accettato le conseguenze; allora dichiarò:
Il Vento e il Falco mi hanno aiutato. Ho parlato col Vento e con il Falco ed essi mi hanno portato tutto il mondo! - rispose tutto d'un fiato la ragazza, guardando negli occhi anche Primo, che le sorrideva compiaciuto.
A quel punto tutti i compagni e gli insegnanti si guardarono l'uno con l'altro e mormorarono un bel po' fra loro. E quando nell'espressione di ciascuno si era stabilita una pericolosa diffidenza, Primo alzò la mano e corse in aiuto alla sua amichetta, arrossendo in volto dall'emozione:
È vero quello che ha detto Rosa! Spero che la crediate, ma dovete credere anche me, perché sono stato io a spedire ogni giorno a Rosa le lezioni che dovevamo svolgere e il Falco, il grande Falco, gliele portava fin lassù, oltre ogni ostacolo naturale. Lui, il Falco, è da tempo nostro amico e noi possiamo parlare con lui. Il Vento infine, quello che per molti è una cosa terribile e fredda, disastrosa e inutile, per Rosa è stato l'altro elemento che l'ha aiutata a completare tutto l'affare. Primo s'interruppe un attimo per osservare gli atteggiamenti dei suoi interlocutori e, constatando che erano interessati al racconto, continuò con garbo:
Il Vento della Tramontana si rifugiava da Rosa nelle lunghe nottate gelide, passando dalle fessure della finestra per scaldarsi un poco anche lui, nello stesso tempo le riferiva tutto quello che io non potevo scrivere nel quaderno. Le raccontava delle lezioni di storia, di geografia, delle poesie, delle osservazioni che facevamo sulla botanica, sulla fisica ecc.ecc. Le riferiva tutto quello che accadeva nella nostra aula. Quel Vento, che nessuno ama perché sconvolge ogni pensiero, si nascondeva da ogni parte e ascoltava tutte le nostre lezioni, e nelle nebbiose serate le riferiva a Rosa. Poi tornava da me e mi parlava tanto di lei! Questo è durato tutto l'inverno ed è la verità. Questa è la vera storia.
Quindi Primo si mise seduto nel suo banco per prendere respiro, perché in quella giustificazione aveva posato tutta la propria anima. Ora era veramente stanco.
Anche Rosa era sfinita, come se avesse affrontato chissà quale scatenata furia ed ora era stremata dall'emozione. Gli insegnanti per un poco rimasero sbigottiti, increduli per tutta quella avventurosa storia appena narrata, poi sorrisero e abbracciarono i due ragazzetti, che finalmente poterono fare un gran sospirone di sollievo.
Oh, hanno sorriso! Meno male. - pensò con abbandono Rosa. - Finalmente mi hanno creduta!
Rosa del Vento, Rosa del Falco, ora ti possiamo chiamare così, vero?
- esplosero alla fine i suoi compagni mentre le si fecero intorno per poter entrare, anch'essi, in quella vicenda così avventurosa e stimolante che li aveva, tutti proprio tutti , coinvolti all'inverosimile.
Sei stata molto fortunata ad avere avuto per amico il Falco e il Vento e ad aver parlato con loro. Anche noi vorremmo conoscere i tuoi amici, anche noi vorremmo parlare col Falco, farci raccontare le storie del Vento...
Certo che ve li farò conoscere i miei amici! Ma dovrete venire lassù nella mia casa-castello, dovete venite sui miei monti! Lassù, su quelle vette, sulle alture supreme, il Vento è di casa e il Falco vola più basso perché il cielo è più vicino. Io lo conosco così bene il grande cielo che posso quasi respirarlo. Venite nella mia casa-fatata, loro, il Grande Falco e il Vento sono lassù e vi aspettano!Giuliana Sansoni
Tratto da: Bucaneve, di Giuliana Sansoni
Data ultimo aggiornamento: Martedì, 9 Maggio 2000 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/games/p3_6.html
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