Il segreto dell'Eco Pontito era una paese di sogno ed era uno dei più belli della "Valle Protetta". Questo antico castello, che sembrava uscito da una favola, si trova ancora abbarbicato in cima ad una altura incantata. È difeso a tramontana da montagne alte e possenti mentre lo sguardo suo, spaziando all'infinito, accarezza valli e vallette, colline e montagne, boschi e selvi che si tingono a seconda della stagione di ogni colore possibile. Il suo sguardo poi percepisce una stupenda pace seguendo i grandi silenzi che allargano il cuore e che vogliono restare dentro di noi con il desiderio di non perdersi mai. I borghi, le case, una dietro l'altra, che formano un triangolo con la chiesa al vertice, si affacciano su stradine e scalette di selce, su orti e giardinetti colmi di ogni ben di Dio.
In questo vetusto paese vivevano tanto, tanto tempo fa, quattro stupendi bambini che si chiamavano col nome di quattro altrettanti stupendi fiori: si chiamavano, Gelsomina, Driade, Viola e Rosella. Portavano il nome dei fiori perché in quel paese a quei tempi, i bambini, forse per un incanto, profumavano di fiore!
Alla nascita, chi profumava di rosa veniva chiamato Rosa, chi profumava di mimosa veniva chiamato Mimosa e così via e i nostri bambinelli che profumavano di gelsomino, di driade, di viola, di rosa furono chiamati in quel modo. Questi "Fiori" che avevano dunque sulla loro pelle un profumo stupendo, vivevano felici ed erano orgogliosi di abitare quelle montagne silenziose. Avevano gli occhi belli e trasparenti come l'acqua che trasmettevano a chiunque li guardasse le meraviglie della loro semplice esistenza.Abitavano in una casetta di pietra dalle finestrelle così piccole che sembravano più delle feritoie di una rocca medievale, che finestre per fare entrare l'aria, il sole, la vallata tutta.
Chissà, ma forse la loro casetta una volta, era stata davvero un fortezza nella quale gli abitanti di quel tempo attendevano nascosti l'arrivo di guerrieri a cavallo forniti di pesanti armature che portavano terrore paura a tutti. Forse! Invece ora vivevano bene in quella casa e si sentivano in simbiosi con tutto l'ambiente che avevano intorno, la casa dunque, la piazza, le stradelle pietrose e scoscese, il bosco, l'acqua dei fossi, erano questi tutti elementi che si congiungevano l'un con l'altro dando loro sicurezza e amore.
Erano allora uccelli di bosco, capinere, o merlotti, scoiattoli agili e ridenti, erano le volpi guardinghe e furbe, erano il vento della tramontana, erano la bianca neve che avvolgeva la sera!Erano bambini che conoscevano i segreti della natura tutta. Essi sapevano quando sarebbe arrivata una bufera, solo annusando l'aria, essi si accorgevano quando stava per giungere la primavera, solo leggendo le nuvole, sapevano se avrebbe fatto un inverno rigido spiando l'operare delle formiche ed altri animali! Eppure una cosa non la conoscevano: non conoscevano il Segreto dell'Eco".
Frequentemente sentivano parlare dell'eco da altri bambini loro amici e molto spesso tra quelle viuzze lo intendevano molto bene, poi in certi posti della valle l'udivano passare qua e là in continuazione spronando la loro fantasia e incominciavano a porsi delle domande.
Ogni giorno nel primo pomeriggio tutti e quattro i fratelli si riunivano insieme a parlare. Allora si mettevano seduti per terra sulle pietre del selciato a chiacchierare. Parlavano fra loro fitto fitto, accovacciati sui sassi della loro aia illuminati da qualche raggio di sole che riusciva ad insinuarsi fra le strette mura per far diventare d'oro i loro capelli e si dicevano uno con l'altro non attendendosi in certi casi, forse, neppure una risposta:
"Ma come farà a nascere l'Eco?"
"E chi lo sa! Io ne conosco uno che arriva fino al Monte Granaio, e il Monte Granaio è lontano!"
"Va fin lassù? Ma com' è forte!"
"E come farà?"
"Io vorrei andarlo a prendere, mi piacerebbe giocarci."
"Ehi, non si puole mica, è invisibile e trasparente e corre e corre e va forte, perché secondo me, sale sul vento e va via con lui da ogni parte."
"Ma non è possibile! Il vento, io lo sento specie quando arriva con la neve e l'Eco, non l'ho mai visto con lui..."
E parlavano, parlavano a non finire senza trovare mai alcuna verità, finché la mamma non li chiamava per portarli con sé a far dei lavoretti nei campi oppure a cercar legna nelle selvi e nei boschi.La mamma era una donna semplice e bella come una giovane giumenta e allevava i suoi figlioli non senza fatica poiché era rimasta presto sola. Ma cresceva i suoi bimbi trasmettendo loro un grande rispetto per ogni cosa mentre cercava anche di dar loro un educazione adatta a farli diventare presto autonomi, proprio come aveva fatto la sua mamma con lei.
A quei tempi, i bambini non andavano a scuola, ma imparavano, quelli più volenterosi, a leggere e a scrivere frequentando qualche volta la sacrestia o qualche persona più anziana che sapeva farlo. Lei, madre dei bambini dal nome dei fiori, aveva imparato a leggere e a scrivere da uno zio prete e aveva trasmesso ora la sua erudizione ai suoi figli.
I bambini venivano su bene, educati e laboriosi e quelli più grandetti sapevano già fare dei lavori nei campi, come seminare le patate o le fave, battere il grano o l'avena, mungere la loro vacca nella stalla.
Sapevano riconoscere i confini dei loro campi o dei boschi o delle selvi e non prendevano mai la roba degli altri, né la desideravano.
Andavano spesso a far la legna e a volte dovevano camminare tanto, anche un giorno intero per portare a casa anche un solo carichetto.
Ma lo facevano volentieri! Allora partivano ubbidienti tutti e quattro in fila, uno dietro l'altro e incominciavano a salire i sentieri profumati di mille essenze, che li avrebbero portati nei boschi a raccattar la legna secca. Quando arrivavano nelle loro selvi e lassù potevano davvero toccare il cielo tanto erano in alto e con tutta quella stupenda valle che si estendeva davanti a loro a perdita d'occhio, si rendevano conto che le farfalle, le api, gli uccelli e la natura tutta era in eterna danza per loro e allora erano felici più che mai.
Incominciavano subito, dopo aver giocato un pochino a rincorrersi ed ad acchiapparsi, a rassettere la legna con la madre, certamente più abile che si metteva prontamente a legar le fascine. Radunava tutti gli stecchi in grembo uguali per lunghezza e li legava stretti stretti con un torchio di salice che stringeva con forza formando le fascine: ne faceva una per ciascuno, una piccola piccola per Violetta che era lo scricciolo di casa, una un po' più grande per Gelsomina, che era alta quasi come lei, una più grande per gli altri due che avevano quasi la stessa età. Per sé faceva la più grossa e la più pesante che avrebbe portato poi sulla sua testa protetta da uno zuccàpero fatto al momento attorcigliando abilmente su sé stesso, il grembiule che portava legato alla vita e che si toglieva in quel frangente.
Poi ognuno si prendeva il suo carico e tutti quanti, uno dietro l'altro, in gran silenzio, perché nei boschi erano abituati a non parlare, o a parlar piano per non disturbare i suoi abitanti, tornavano verso casa che spesso era già l'ora della cena.Un giorno verso la fine della primavera quando anche lassù le giornate era buone per star fuori tutto il giorno a zonzo come le farfalle, invece di andar con la mamma a far qualche lavoretto nei campi, i quattro bambini le chiesero se potevano andar da soli a far la legna nei loro posti:
"Tanto, ormai"- dissero - "Siamo grandi e conosciamo bene la strada!".
La madre, fiduciosa, diede loro il consenso e li lasciò andare.
Partirono subito dopo pranzo col sole che era ancora alto nel cielo.
Arrivati lassù, così belli come non mai, erano già stanchi ma avevano assunto tutti i profumi delle essenze che avevano toccato.
Allora sapevano di fior di mirtillo, fior di aquilegia, fior di narciso, fior di papavero, fior di menta... oltre naturalmente ai loro profumi che già portavano con sé dalla nascita. E tutto questo li rendeva estremamente felici. Si guardarono un po' intorno poi Driade il più grandicello disse alle altre:
"Prima di raccogliere la legna perché non andiamo a cercare l'Eco? Io so che deve essere in questi paraggi."
"Che bello! Finalmente lo scopriremo." - rispose Gelsomina tutta elettrizzata.
"Si, certo" - disse Violetta - "lo chiamo io!" e così dicendo si mise a urlare a perdifiato:
"Ecooo, sono Violetta..." e l'Eco rispose subito forte, ma da molto lontano:
"E-c-o-o-o, s-o-n-o V-i-o-l-e-t-t-a..." - e lei di nuovo:
"Ecooo!" - e lui di rimando:
"E-c-o-o-o!"
"Eccolo" - dissero allora tutti insieme. - "È laggiù!" E corsero in quella direzione con le gambe che gli andavano in collo.
Ad un certo punto superata una collinetta si trovarono davanti uno spettacolo incredibile che li lasciò esterefatti. Davanti a loro si apriva stupenda una vallata che non avevano mai vista prima. Era dolce ed amena e tutta colma di fiori di ogni colore, ma quelli che predominavano erano gli iris blu come il cielo che emanavano dei profumi stupendi e che si posarono subito sui capelli, sulle gotine dei bimbi. Questa valletta affascinante era racchiusa inoltre da alte siepi di ginestre tutte in fiore coi rami talmente carichi di giallo che illuminavano tutt'intorno con una luce abbagliante, teneramente calda.
Nel mezzo, su un prato completamente inondato di margherite, si ergeva sicuro e maestoso un grosso castagno con una porta nel tronco.
"Ecco" - dissero tutti insieme, superato il primo stordimento -"Ecco è lassù che vive l'Eco. In quell'albero c'è la sua casa!"
"Andiamo a vedere!" - disse Violetta entusiasmata. E in men che non si dica i quattro bambini erano già ai piedi di quella pianta.
Guardarono bene tutto l'albero dai rami possenti, frondosi e fioriti, gli girarono intorno, poi entrarono dentro il suo ventre.
All'interno era completamente vuoto, ma così grande che potevano entrarci anche altre persone. Guardarono bene da ogni parte poi videro che non c'era nessuno lì dentro, né l'Eco, né qualchedun'altro!
Allora si misero a sedere per terra su un letto di foglie secche e incominciarono ad aspettare. Man mano che si abituavano i loro occhi al buio, incominciarono con meraviglia a distinguere tante cose sparse un po' ovunque: videro certe piume di uccelli colorate, raggi di sole, pezzetti di petali di fiore, anche quelli più rari, che non conoscevano, brandelli di arcobaleno, funghi dai colori smaglianti, frammenti di rubino e di diamante e altre cose ancora.
"Vedete" - disse Violetta con la voce rotta per l'emozione - "Vedete anche voi quello che vedo io?"
"Certo," - risposero gli altri con un fil di voce - "Questa è la casa dell'Eco e queste son le sue cose... è ricco!"
All'improvviso, mentre stavano ancora parlando, arrivò forte e impaziente il vento. Entrò dentro la tana e quasi con arroganza si posò sui loro capelli, sulla loro pelle, facendoli rabbrividire, poi aspettò. Poco dopo arrivò l'Eco!
"Rosellaaaaaa"
"Driadeeeeee"
"Gelsominaaaa"
"Violettaaaaa"
Allora i bambini si rannicchiarono l'uno accanto all'altro tremando dalla paura e nascondendo la loro testolina nel grembo come per difendersi da qualcosa che temevano molto.
Rimasero un bel po' in silenzio in quella posizione con gli occhi chiusi e quasi senza respirare, tremando come foglie. Poi sentirono dei passi avvicinarsi e videro, alzando appena il viso, una figura che si stagliava fra lo scuro del loro nascondiglio e la luce arancione del tramonto. Infine distinsero la loro mamma che, con voce spezzata dall' inquietudine, diceva loro:
"Ma che ci fate qua dentro! Non sapete quant'è che vi cerco e che paura ho avuto non vedendovi tornare a casa in tempo?" E così dicendo li fece uscire tutti fuori ma li abbracciò subito teneramente, poi continuò:
"Perché siete venuti fin quassù?"
"Mamma," - rispose Gelsomina ancora emozionata - "Noi rincorrevamo l'Eco e lui è venuto qui, vedi, questa è la sua casa e all'interno ci sono le sue cose" - disse ancora Gelsomina mostrando il tronco vuoto del castagno - "E guarda com'è bello il posto dove lui vive e quanti fiori sono nati per rallegrarlo... Se aspettiamo ancora un po' prima di buio, lui tornerà per dormire e noi lo vedremo finalmente!"
La donna si mise a sedere ai piedi dell'albero per riprendere un po' di fiato, poi dando un'occhiata all'interno della pianta incominciò anche lei a vedere tutte quelle cose depositate un po' qua, un po' là, ovunque e alla rinfusa, che destarono anche in lei una gran meraviglia.
E mentre la madre cercava di capire il perché di tutti quegli oggetti nascosti là dentro, videro, tutti insieme, arrivare in gran volo, due uccelli che andarono a posarsi sui rami più alti del castagno e gracchiando, gracchiando fecero cadere nel tronco qualcosa.
Driade, veloce come un gatto, si chinò subito per raccogliere quegli oggetti che erano caduti dal cielo e si accorse che erano due bottoni d'oro. Li prese e li fece vedere alla mamma un po' confuso.
"Ecco!" - rise allora la mamma. - "Così si spiega tutta la storia. In questo tronco, c è il nido di quelle gazze ladre che poco fa hanno gettato i due bottoni giù nel cuore di questo castagno. Loro hanno l'abitudine di adornare la loro casetta con tutte le cose brillanti che trovano. Qui siamo dunque nel loro nido. Guardate quante cose luccicanti hanno radunato per i loro piccoli!"
"Mamma... forse... ma l'Eco allora dov'è?..." disse la Violetta ancora poco persuasa.
"Oh bambini, quanta fantasia avete! L'Eco? L'Eco è ovunque e non si ferma mai...Su, su, andiamo a casa che fra poco ci prenderà la notte e dovremmo anche prendere un po' di legna." - tagliò corto la donna, forse imbarazzata per aver trovato una risposta così vaga.
Scesero quasi a corsa verso casa per far prima del buio con sulle spalle un po' di legna, ma d'un tratto arrivò invece la notte e gli uccelli del bosco e tutti gli altri animali scomparvero come d'incanto e l'aria diventò carica dell'odore inconfondibile del Buio, che si posò anche lui leggero sui loro capelli.
A casa finalmente accesero un bel fuoco e guardando la bella fiamma parlarono dell'Eco e della gazza ladra. Poi parlarono d'altro, ma decisero che il giorno dopo sarebbero tornati a cercarlo da qualche altra parte l'Eco e senz'altro quella volta l'avrebbero stanato, quel birbante!
La mamma preparò un bella cena e si sentì felice con quei piccoli figli che sapevano ancora di fiore: Viola essenza di viola, Gelsomina nettare di gelsomino, Rosella di rosa delicata, Driade di profumo di driade.
Fine
ps. L'eco nella Valdibievole è usata al maschileGiuliana Sansoni
Tratto da: "I Racconti della Valle Protetta" di Giuliana Sansoni
Data ultimo aggiornamento: Mer, 8 Luglio 1998 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/games/p3_4.html
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