Un diabetico esemplare di Richard Mason Il romanzo è ambientato in India nel 1942, all'epoca della guerra in Birmania contro i Giapponesi. Il protagonista, l'ufficiale della RAF Michael Quinn, incontra il missionario Mr. Headley e ne nasce questa sequenza. Ne emerge, pur nelle difficoltà terapeutiche dell'epoca, un modello esemplare di diabetico, un antesignano della moderna diabetologia.
- Occorre un alito di simpatia per la comprensione. Feci dietro-front e tornai all'ufficio del signor Headley, e tutto quel caos polveroso ebbe un amichevole e familiare aspetto inglese.
- Da dietro la sua scrivania il signor Headley mi chiamò come fossi un un visitatore abituale.
- - Avanti, avanti, -disse. - Non sembra molto accaldato. - Fa caldissimo, fuori, - dissi io.
- - Mi scusi, disse. - Io sono uno di quegli stupidi che dicono sempre la parola sbagliata.
- Vidi che teneva in mano una siringa, e che spingeva l'ago attraverso il coperchio di gomma d'una boccetta.
- - È una cosa meravigliosa, l'insulina, - disse - Sono venticinque anni che mi tiene in vita.
- Quanti anni mi dà?
- - È difficile dirlo, - dissi -, Cinquanta o cinquantacinque, forse.
- - Sessanta. E sempre stato bene, mai niente. E tutto per merito dell'insulina.
- - Splendido, - dissi. - Guardi qui.
- Si sbottonò la camicia e strinse tra le dita un pò di carne. Era un ometto piccolo e nervoso, e pelosissimo,
- - Guardi - disse, e si alzò una gamba dei calzoncini kaki, - Guardai la sua coscia.
- - Neanche un segno! - disse. - E mi punzecchio due volte al giorno da ventidue anni. Ogni giorno in un posto diverso, questo è il segreto. Lo sa quanto mi ci vuole per fare il giro del mio corpo?
- - Non ne ho la minima idea. - Otto mesi. Guardi.
- Affondò l'ago nella carne della gamba e cominciò ad iniettare il liquido. - Non la vedrà nemmeno, la puntura. Non ho usato questo posto dal febbraio scorso, e non lo userò più fino al giugno venturo. E adesso, - disse, sempre continuando a schiacciare, - si sieda e mi dica che è.
- - Mi chiamo Michael Quinn - dissi.
- - Quinn? - ripeté lui. - Non ho mai conosciuto nessuno con questo nome. Che cosa è? Non m'intendo di uniformi.
- - Aviazione, - dissi.
- - Bene, - disse, - Resti a colazione, se si accontenta di quello che c'è. Tra dieci minuti ci mettiamo a tavola. Devo stare all'orario, capisce? Perché sono diabetico. Come mai è venuto a trovarmi?
Tratto da "Il vento non sa leggere" di Richard Mason (Frassinelli, Torino, 1952)
Fonte: www.museodeldiabete.org
A cura di Carmelo D'AlessioData ultimo aggiornamento: Lunedì, 5 Febbraio 2001 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/games/mason.html
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