Brani tratti da Molto forte, incredibilmente vicino

Molto forte, incredibilmente vicino

di Jonathan Safran Foer

(Pag. 108)
“Ho una sete incredibile” le ho detto, toccandomi la gola, che è il segno universale della sete, “C’è una gastronomia all’angolo.” “Sì, ma io ho il diabete e ti devo lanciare un sos zuccheri all’istante.” Bugia n. 35. .... A compenso della bugia mi sono fatto la promessa che al prossimo aumento di paghetta avrei regalato una parte di questo aumento a quelli che soffrono davvero di diabete.

(Pag. 170)
Gentile Oskar Schell,
grazie per il Suo contributo alla Fondazione Americana contro il Diabete. Ogni dollaro - o, come nel suo caso, mezzo dollaro - è importante.
Le allego un po' di materiale sulla Fondazione, tra cui la nostra dichiarazione di intenti, un pieghevole che descrive attività e passati successi, unitamente a qualche informazione sui nostri traguardi futuri, a breve e a lungo termine.
Ancora grazie per avere contribuito a questa causa così drammatica. Lei sta contribuendo a salvare vite umane.
Con gratitudine
Patricia Roxbury
presidente della sezione di New York

Jonathan Safran Foer (Washington, 1977) è uno scrittore statunitense. Vive a Brooklyn, New York con la moglie, la scrittrice Nicole Krauss - assieme alla quale è stato tra i curatori del Futuro dizionario d’America, pubblicato nel 2005 da McSweeney’s - e il loro cane, George. Ha frequentato la Princeton University dove gli sono stati assegnati vari premi di scrittura creativa. Nel 2000, gli è stato assegnato il premio per la narrativa Zoetrope: All-Story. Era l’editore dell’antologia A Convergence of Birds: Original Fiction and Poetry Inspired by the Work of Joseph Cornell. Ha pubblicato su Paris Review, Conjunctions, e The New Yorker. Nel 1999 si è spostato in Ucraina per fare ricerche sulla vita di suo nonno. Nonostante non l’avesse programmato questo viaggio risultò nel suo romanzo d’esordio Ogni cosa è illuminata, pubblicato in Italia nel 2002 da Guanda e dal quale è stato anche tratto un film omonimo nel 2005. Grazie a questo libro ha ricevuto il premio National Jewish Book Award e un Guardian First Book Award. Il suo secondo romanzo è Molto forte, incredibilmente vicino, pubblicato sempre da Guanda nel 2005. (Wikipedia)

Molto forte, incredibilmente vicino. Quando uno scrittote è giovanissimo e si impone all’attenzione con un primo romanzo di un’originalità geniale, come è il caso di Jonathan Safran Foer, è naturale che si crei un’atmosfera di aspettativa e di curiosità straordinaria intorno al suo secondo romanzo, come se si volesse verificare se il precedente successo sia stato un caso o se il nuovo libro confermi la grandezza dell’autore. “Molto forte, incredibilmente vicino” è il romanzo che risponde alla domanda, ‘si può scrivere dopo l’11 settembre?’, un quesito che l’Europa ha già dovuto affrontare dopo la seconda guerra mondiale ma che è nuovo per gli Stati Uniti. E la risposta di Foer è la prima bellissima elegia del nuovo millennio.
Il protagonista è un bambino, Oskar Schell, che ha perso il padre nell’attacco terroristico alle Torri Gemelle. Tutti gli alunni erano stati rimandati immediatamente a casa, quel martedì 11 settembre, ed era stato Oskar ad ascoltare i messaggi del padre registrati sulla segreteria telefonica: il primo era delle 8,52, l’ultimo delle 10,26. Rassicurante il primo, una voce più ansiosa negli altri, parole spezzate nell’ultimo.
Quando trova nella stanza del padre una chiave in una busta con su scritto un nome, Black, Oskar decide che andrà a parlare con tutti i Black dell’elenco telefonico di New York per cercare chi possa dirgli qualcosa su suo padre, spiegargli che serratura apra quella chiave. Un viaggio di ricerca, dunque, come già in “Ogni cosa è illuminata”- qui Oskar ha in mano una chiave, là Jonathan aveva una fotografia, in ogni viaggio ci deve essere una traccia da seguire e ogni viaggio richiede prima o poi un accompagnatore. Anche in questo romanzo c’è un vecchio che scorta Oskar, una specie di sostituto del nonno che è scomparso prima ancora che nascesse il padre di Oskar per poi riapparire alla fine.
E sì, viene spiegato il mistero della chiave, ma non era poi quello il fine del viaggio, quanto un ingannare la morte, un trattenere il ricordo, un ancorare una presenza che è il massimo dell’assenza, perché non c’è stato neppure un corpo da mettere dentro la bara. Oskar è il protagonista assoluto del romanzo, talmente intelligente da risultare a volte irritante, se non fosse che i fuochi artificiali della sua mente creativa si smorzano sempre nel pensiero fisso del padre, e le trovate di Oskar diventano buffe e lui ritorna ad essere un bambino di nove anni che sente spesso le scarpe pesanti (in inglese si dice “sentirsi il cuore nelle scarpe” per dire che ci si sente tristi), che inventa le cose più stravaganti, disegna gioielli, studia il francese, scrive lettere a sconosciuti, ricorda ogni parola che il papà gli ha detto, le storie che gli raccontava, e gli manca, gli manca, preferirebbe che la mamma fosse stata al suo posto.
Nella scala degli affetti di Oskar dopo il padre viene la nonna- ed è l’altra storia del romanzo, quella che, senza togliere nulla alla tragedia dell’11 settembre, la inserisce vicino ad altri drammi di vite spezzate e private degli affetti. I nonni di Oskar erano sopravvissuti al massiccio bombardamento di Dresda da parte delle forze alleate, gli unici delle loro famiglie: il nonno non avrebbe più parlato (un rifiuto della parola che ci ricorda quello dell’omonimo di Oskar ne “Il tamburo di latta”) e se ne sarebbe andato da casa, incapace di accogliere un bambino nel suo mondo in macerie. Anche in questo secondo romanzo Foer usa diversi registri di scrittura, cambiando narratore - Oskar, la nonna, il nonno- inserendo fotografie, disegni, pagine interamente bianche o con una sola riga, pagine che sembrano un errore di stampa e sono un’intera macchia di inchiostro sbavato. Il tutto con un effetto composito, quanto mai ricco e affascinante: Joanathan Safran Foer non ci ha certamente deluso con “Molto forte, incredibilmente vicino”. (http://www.stradanove.net/)


Tratto da “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran FoerGuanda, trad. Massimo Bocchiola
A cura di Guido Seu - Su segnalazione di Elisabetta De Robbio

Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 13 Febbraio 2008 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/games/foer.html


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