La vita dopo un trapianto di pancreas: la storia di Faith
di Faith Carlin, trapiantata rene-pancreas, moglie e mamma
Avevo 15 anni quando mi diagnosticarono il diabete nel 1977 e verso la fine degli anni ’80 questa malattia stava distruggendo il mio corpo.
Uno specialista in chirurgia laser mi aveva aiutato a fermare le emorragie nei miei occhi dopo che la retinopatia si era manifestata.
La mia caviglia sinistra non aveva più sensibilità a causa della neuropatia. Man mano che i miei reni peggioravano, mi sentivo stanca, avevo la nausea ed era difficile lavorare; ma avevo bisogno di lavorare per l’assistenza medica e per mantenermi.Poi nel gennaio 1992 il mio nefrologo mi parlò dell’opzione del trapianto rene-pancreas. Mi disse che ero un’ottima candidata per questo trapianto perché ero sana, a parte il fatto che stavo per entrare in dialisi.
Avevo sempre creduto che il massimo che io potessi fare era cercare di normalizzare le mie glicemie con l’insulina e i continui controlli.
Accettavo ogni complicanza diabetica, sperando che non peggiorasse. Man mano che peggiorava, usavo i “cerotti” disponibili in quel momento, inclusi laser e microinfusori: ero pronta per la dialisi, anche se cercavo di far finta di niente, ma sapevo che il mio futuro di diabetica insulinodipendente sarebbe stato pieno di problemi e che non avrei potuto lavorare, sarei diventata cieca, in dialisi, senza poter aver bambini, e morta prematuramente. Per quello che mi pareva, non avevo molta scelta. Ma volevo vivere e voglio vivere al massimo.Dopo 3 mesi in lista d’attesa, ricevetti un trapianto rene-pancreas al Medical Center Albert Einstein di Philadelphia, in Pennsylvania.
Era il 1992, avevo 30 anni.La libertà che portò con sé il mio trapianto era incredibile. Ora sono passati 10 anni dal mio trapianto e - senza controlli, dieta, insulina - le mie glicemie sono perfette.
Il mio oculista mi dice, ormai da 10 anni, che la mia vista rimane stabile con 20/30 e senza occhiali.
I formicolii alla caviglia sono spariti dopo il trapianto e ho evitato la dialisi, perché ho ricevuto un rene dal mio donatore, prima che la dialisi fosse necessaria.
Un anno dopo il mio trapianto avevo cosi’ tanta energia che, oltre al mio lavoro a tempo pieno come coordinatore per i trapianti di rene all’Aetna Insurance, ho accettato un lavoro part-time ed ho iniziato a giocare a soft-ball.
Il diabete non faceva più parte della mia vita, le complicanze si erano fermate, e stavo benissimo.
Consultammo il Dr Vincent Armenti, un trapiantologo dell’University Hospital Thomas Jefferson di Philadelphia, che studia i dati dei risultati delle gravidanze avvenute dopo i trapianti.
Il Dr Armenti ha studiato 31 trapiantati rene-pancreas per un totale di 45 gravidanze e 36 nascite.Ha ripercorso la mia storia medica e i dati raccolti nel registro riguardante gli immunosoppressori. C’erano dati significativi che indicavano che i medicinali che prendo, cortisone, imuran e ciclosporina non avrebbero danneggiato il feto.
Il Dr Armenti mi spiegò anche che visto che le funzionalità renale e pancreatica erano normali, non ci sarebbero stati pericoli per me o per il bambino.
Questa notizia fu straordinaria e nel Marzo 2000, Alex e io scoprimmo che stavamo aspettando un bambino.
Fui controllata durante tutta la gravidanza e tutto andò bene.
La nostra piccola Elizabeth nacque il 13 novembre 2000, e pesava circa 2.800 gr.Ora Elizabeth ha 2 anni. È la nostra dolce e sana bambina che ha portato tanta gioia e completezza nelle nostre vite, una cosa impossibile da immaginare 10 anni fa, qualcosa possibile grazie al mio donatore, Doug, ai progressi della scienza, all’esperienza e professionalità della mia equipe medica.
Se dovessi rifarlo, lo rifarei. Cambierei qualcosa?
Sì, farei il trapianto prima di aver bisogno anche del rene!
Tratto da: Insulin Free Times
Traduzione a cura di Daniela D'OnofrioData ultimo aggiornamento: Martedì, 29 Ottobre 2002 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/forum/s3_2_16.html
