I commenti di Bob Teskey

uno dei pazienti che hanno ricevuto il trapianto di insule secondo il protocollo di Edmonton

Traduzione di Daniela D'onofrio

La "carriera" di diabetico di Bob Teskey è durata 40 anni. Si è ammalato a 14 anni. Con sempre maggior frequenza ha sofferto nel corso degli anni di gravi ipoglicemie, che non riusciva a prevenire, e di iperglicemie.
Nonostante fosse relativamente esente dalle complicanze classiche del diabete, Bob ha deciso di sottoporsi ad un trapianto di insule, partecipando ai primi trials del Protocollo di Edmonton.
Ecco alcuni dei sui commenti tratti dall'intervista rilasciata da Bob a Diabetes Station.

La mia diabetologa era una dei medici che lavorava allo studio e mi ha chiesto se volevo parteciparvi. Continuavo ad avere problemi con l'ipoglicemia, che non riuscivo a sentire arrivare… Ero diabetico da quasi 40 anni e facevo 80 unità (di insulina) al giorno distribuite in 4 iniezioni. Ho calcolato di essermi fatto 40.000 iniezioni fino a quel momento.

Non ho avuto esitazioni nell'andare avanti. Mi è parsa l'occasione di una vita- anche se quando abbiamo cominciato non c'era modo di sapere che le cose sarebbero andate così bene come poi sono andate… Ho avuto 3 trapianti. Il primo nel giugno 1999, il secondo a luglio e il terzo ad agosto. Ho ricevuto 1 milione e 100 mila cellule. Dopo il terzo trapianto non ho più fatto insulina. Ora "funziono" come un normale non-diabetico. Penso che i medici non vorrebbero che io la chiamassi una cura - preferirebbero il termine "nuova terapia", ma per me è la cosa più simile ad una cura che potessi mai immaginare.

Sapevo degli studi sui trapianti di pancreas e di insule, ma avevo sempre pensato che fossero per qualcun altro. Dato il numero di diabetici nel mondo non potevo pensare di essere così fortunato da essere esattamente al posto giusto al momento giusto.

I miei figli sono stupiti. Mi dicono che non avevo mai detto nulla di tutti i problemi che avevo e invece avrei dovuto farlo. Penso che sia normale, per tutti noi tenere duro. Uno dei motivi per cui non dicevo nulla è che non c'è molto da fare quando sei insulinodipendente. Si impara a convivere con il fatto che le cose quasi certamente peggioreranno col passare del tempo.

L'intervento è semplicissimo. Ti chiamano non appena c'è un donatore compatibile. Vai in ospedale e ti preparano mentre separano le cellule. Ti collegano ad una flebo. Quando le cellule arrivano dal laboratorio, vieni portato in radiologia dove viene usata la tecnica ecografica per cercare la vena porta del fegato. Una volta trovata, mediante una siringa ti iniettano le cellule ed è tutto. Sei sotto anestesia, ma cosciente, infatti io ho visto tutto quello che stava succedendo attraverso un monitor TV.

Sono fortunato, non ho restrizioni nella dieta e non faccio più quello che dovevo fare normalmente da diabetico. Per me una delle cose più belle è non dover mangiare quando non ho fame. È quasi un miracolo.

Penso che ora si debba mettere l'accento su 2 problemi. Primo cercare un modo di evitare gli immunosoppressori, e secondo (ma forse dovrebbe essere l'ordine inverso) trovare una fonte di cellule.


Tratto da: www.insulin-free.org
Traduzione e adattamento a cura di: Daniela D'Onofrio

Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 27 Aprile 2001 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/forum/s3_2_09.html

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