La storia di una donna... raccontata dal marito

La storia di Paola, oggi ha quarant'anni anni, è sposata dal '97 e convive con il marito Lorenzo dal 1991. Hanno due magnifici figli e da uno di loro nasce la sua incredibile storia.
Prima però è importante citare una piccola parte del suo passato.

Circa 20 anni fa a causa di un forte esaurimento nervoso fu ricoverata in ospedale dalla madre e le fu diagnosticato un esaurimento nervoso con crisi ipomaniacali, sbalzi di umore, sindrome di border line, insomma una forma di bipolarismo dell'umore tendente alla iperattività emotiva con cali improvvisi depressivi. Dopo una breve terapia i familiari pensarono di ricoverarla presso una Clinica di Roma.
Le cause scatenanti, come furono spiegate, erano superaffaticamento, stress, deperimento organico, delusioni d'amore perdita di affetti. La cura è stata prevalentemente incentrata su cocktails di psicofarmaci e terapia del sonno, oltre a terapie psicologiche di cui le ultime, a sua memoria, non ricorda di avere riscontrato e di aver fatto. Pochi specialisti correlano problemi di tipo biologico a problemi psichiatrici.

Dopo circa 6 mesi uscì spontaneamente e con forza d'animo da questa fase acuta per tornare felicemente al suo lavoro e alla ricostruzione di una vita sociale, che in questi casi purtroppo in parte si perde. La perdita del padre in fase adolescenziale viene via via accettata e la necessità di ricostruire un rapporto intimo man mano si ricicatrizza. Passano lunghi anni in cui la formazione del carattere, le difficoltà della vita che ha incontrato con la famiglia si fanno sempre più evidenti, marcando di conseguenza la forma caratteriale di tipo espansivo ed iperattivo.
Infatti in gioventù era una persona iper attiva, parte del suo self control a volte passava il confine. Ad ogni modo a giudizio di molti amici e parenti, è sempre stata un'ottima amica, un'ottima moglie e madre, e spesso si fà carico dei problemi degli altri.

Nel 1993 con il partner Lorenzo decidono di mettere al mondo un figlio. Gravidanza senza problemi, parto veloce, con qualche chilo di troppo, in compenso nasce il primogenito il quale porta grande serenità in famiglia. Dopo poco la coppia decide di dare un compagno/a al primogenito e nel 1995 nasce la sorellina. Gravidanza nella norma, parto un po¹ più travagliato. Infatti la bambina nasce "ipoglicemica" in questi casi si prevede un periodo indeterminato di osservazione presso il nido del reparto maternità.

Alle dimissioni dal reparto materintà, deve giornalmente portare il latte materno sufficiente alla nutrizione della bimba, che è in fase nutritiva crediamo di glucosio, con flebo posizionate alla testa. La cosa rende la mamma assai preoccupata, perché le risposte dei medici non sono sufficientemente convincenti e vederla lì inerme certo non è un bel vedere. I genitori decidono, dopo circa 10 giorni così, di non produrre ulteriore nervosismo al caso e quindi di far dimettere la bimba sotto la propria responsabilità.

Il ginecologo infatti dice loro che se non si è in pericolo di calo di peso è consigliabile attaccarla al seno materno e tutto tornerà alla normalità. Dopo alcuni giorni la situazione va migliorando, la bimba cresce senza problemi, tutto torna alla normalità. Paola si sente ancora nervosa, ma dopo tutto è comprensibile, lo shock per una madre in periodo post partum è rischioso.

Nel caso della famiglia, il lavoro in questa prima fase è molto, due bambini da crescere, la bimba da allattare, in parte anche le faccende domestiche, in giugno il marito decide che è necessario un periodo di riposo al mare, in città il caldo è soffocante. La prima settimana la trascorre in compagnia della madre, la seconda con una sua cugina.

Anche se si possiede un partner che collabora nelle faccende domestiche, il marito infatti è sempre presente in tante cose, l'apporto di una madre per i propri figli è assai diverso.

Paola trova subito giovamento nel cambiare aria, ma dopo alcuni giorni, perde il sonno per qualche notte, la stanchezza non la sente addosso, il caldo comunque è eccezionale ed ha una gran voglia di cioccolata e di sole e si permette un po¹ di stravizi. Verso la fine di Giugno, e da qui entro in ballo io, Lorenzo, la trovo in una situazione critica, preso dall'incapacità di arginare immediatamente il problema la riporto a casa, è scattata come una molla in questa donna, è super attiva fa mille cose in casa, mettendo in disordine ovunque, parla con il televisore, ride, ha crisi di pianto, non riesce a dominare la situazione con i nostri bambini, li sveglia durante il sonno. In quel momento sono solo e preoccupato, decido di chiamare la guardia medica, il 118. E' il 28 Giugno, in città ogni anno si festeggiano il santo patrono e in questi casi si deve sapere che chi interviene è il medico di turno. Essendo un giorno festivo il personale è ridotto, ci trovammo poco dopo la chiamata di fronte due vigili urbani, una donna ed un uomo, sicuramente Volontari della CRI. La cura per quella notte, ormai si erano fatte le 2, è una "bella camomilla". Paola trova in loro un modo molto rassicurante, invece io sono preoccupato e molto agitato.

Il mattino dopo organizzo la parte logistica per i figli e la porto in ospedale, nel reparto Materintà/Ginecologia ove presta servizio il suo Ginecologo, il quale non appena la vede, mi consiglia di portarla al Pronto Soccorso immediatamente.
La materia era loro sconosciuta ed il perché mi sono rivolto al Ginecologo non lo so.
Sicuramente conforto ed aiuto, fino a questo momento è l'unico medico che conosce le analisi cliniche e quindi può trarne qualche vantaggio.

Dopo una lunga attesa lo Psichiatra di turno la visita e ritiene giusto mandarla presso il CIM (Centro Igiene Mentale) per una visita più accurata. L'equipe che la visita è composta da 5 medici, psichiatri e psicologi. Subito riscontrano problemi ipomaniacali e sbalzi d'umore. La terapia iniziale è "Largactil", e ci rimandano a casa con la prescrizione di una terapia familiare. Questa è di forte sostegno nei casi in cui tutti siano partecipi e di aiuto al paziente. Non sempre questo purtroppo accade.
In vista dell'assunzione di uno psicofarmaco, Paola non può allattare e così il nervosismo aumenta a tal punto da farmi riflettere nuovamente chiedendo un consulto ad un illustre professore di medicina omeopatica. Perché penso a questo? Perché in questi casi la donna può continuare ad allattare e, allo stesso tempo, avere una terapia farmacologica tampone e non invasiva. Al contrario la medicina tradizionale non giova al regolare compimento di una fase così importante come l'allattamento.

Vi sono molte convinzioni e di progetti in medicina Omeopatica, molta letteratura scientifica è incline al mantenimento dell'allattamento al seno fino al sesto o nono mese in condizioni normali o di stress post partum.

Dopo circa 25 giorni di sano allattamento e di una terapia omeopatica, il suo umore ritorna alla normalità, ma un giorno tutto le ricade addosso con molta più conflittualità. Di corsa la porto, disperato, nuovamente al CIM ove si riprende con una terapia poco più forte, e l'assoluto divieto all'allattamento per non creare superiori debilitazioni organiche. Mi occupo personalmente della fase allattamento artificiale per la bimba, che mi dà grandi soddisfazioni e pochi problemi.

Alcuni giorni dopo si reca con la bambina e con familiari in una loro residenza marchigiana, per vedere se cambiando aria con la terapia prescritta e con contatti presi anzitempo con il centro CIM del posto, possa affrontare la situazione in maniera migliore.
Nulla da fare, dopo alcuni giorni alla presenza anche mia, un ricovero coatto (TSO) la costringe a trascorrere 20 giorni presso un centro Ospedaliero CIM. La diagnosi è sempre la stessa, da esami del sangue fatti in Ospedale risulta anche un forte problema epatico, transaminasi molto alte, ed altre epatologie che tornarono alla normalità alla fine di Agosto. I medici mi chiamano d'urgenza per una intervista, pensando assuma droghe o super alcoolici. Transaminasi così alte le possono avere a detta loro solo "tossici o alcolizzati".
Nulla di tutto questo, Paola è sempre stata una persona a modo, dico loro.
Si evince però da una lastra addominale un agglomerato di calcoli molto piccoli alla Coleciste, indagine da migliorare in sede appropriata. Tornati a casa effettuiamo una Ecografia addominale ove i calcoli risultano molto ben visibili ma di piccolissime dimensioni.

Al parere di un chirurgo, i calcoli di piccole dimensioni sono da operare perché risultano molto dannosi di quelli di medie o grandi dimensioni.
Inoltre le coliche da coliciste sono a volte lievi a volte in condizioni anormali in cui non è presente una pronta assistenza medica le cose piccole possono diventare fatali.
Nel mese di maggio 1996, viene quindi operata in Laparoscopia. I Medici e Psichiatri dicono che la probabile causa dei suoi frequenti esaurimenti può essere una insufficienza epatica che causa coliche leggere che Paola non avverte.

Terminata la terapia farmacologica già dal mese di Aprile 1996 seguita dal CIM a base di Largactil, EN, Carbolithium ed altro, in vista dell'operazione deve interrompere il tutto. In effetti dopo l'intervento i medici non pensano ad una terapia continuativa, si torna via via alla normalità ed al tran tran di tutti i giorni.
Nel febbraio del 1998 i primi sintomi si riaffacciano, la prontezza, in questo caso mia, è decisiva alla riapertura di una copertura farmacologica di mantenimento suggerita da uno Psichiatra con cui prendiamo contatto e con cui iniziamo una terapia di coppia.
Si ristabilisce tutto in brevissimo tempo con una terapia più blanda a base di Carbolithium e Largactil, Depakin, ma alla fine il Carbolithium rimane il farmaco base per molto tempo.
Periodicamente le analisi del livello di litio vengono effettuate a titolo di eventuale livellamento del dosaggio.

Paola, che un bel giorno chiude con le medicine sentendosi bene, decide che con la sua forza d'animo può arginare ben altro. Anche se il rapporto di coppia tende al nervosismo, in alcune circostanze in famiglia basta un nonnulla per un litigio, anche io sono molto nervoso, preoccupato, a volte dei paroloni detti in fase di litigio fanno male, sono piccoli tagli che si rimarginano ma a lungo possono ferire e lacerare. Non vi è un riconoscimento effettivo della causa reale del nervosismo, la stanchezza a volte può essere indice di riapertura di molte sintomatologie legate tra loro. Ognuno di noi ha delle problematiche, date dal lavoro, affetti, stanchezza, lei scatena senza motivo momenti di irritazione. La difficoltà di accettare ogni santa volta le accuse di chi in primo piano assiste un malato "non malato" è molto difficile. Tutte le colpe sono mie, a detta di Paola ho firmato io il ricovero coatto, sono io che dico ai medici quali farmaci prendere, ridicolo solo pensarlo.

Diagnosi dell'ipoglicemia il fatto

Anno 2001

Una magnifica domenica calda di primavera decidiamo di trascorrerla allo Zoo con i nostri familiari. La colazione a casa non è delle migliori, tutto di fretta per prepararsi ad uscire e quindi verso le 13 dopo una lunga camminata, inconsapevolmente Paola si sente debole. Mi accorgo subito che c'è qualcosa che non va, ma penso a problemi pressori. Ma lei barcolla e sembra svenire. Di corsa provvedo a procurarle un bel caffè ben dolcificato, cioccolata, caramelle. Il tempo di uscire dallo Zoo e ci rechiamo al Pronto Soccorso contro la sua volontà. Risulta una glicemia molto bassa, circa 29. In Ospedale le viene detto di non preoccuparsi che è normale "un buon pasto la rimetterà in sesto, signora".
Così facciamo, e dimentichamo l'episodio, fidandoci di quanto le viene detto.

Qualche analogia? Non si sono trovate risposte.

Nel Novembre del 2001 in occasione di una gita in Toscana, una sera con amici la cena era composta per lo più di castagne e noci nostrane cotte e crude, alimento non molto gradito a me, un apporto calorico non indifferente. Il mattino seguente ho l'impressione che Paola stia scherzando, non mi riconosce, è sdraiata sul letto e dice cose senza senso, i nostri figli addirittura si preoccupano di tale situazione. Dopo una bella colazione tutto si normalizza ed il pomeriggio non ricorda nulla dell'accaduto. Tutt'ora è convinta di avere scherzato!!! Non è così. Ho scoperto che noci e credo anche castagne alzano il livello di insulina, bruciando le riserve di glicemia nel sangue, è vero o frutto di male informazione?

Il primo vero sintomo

Gennaio 2002

Frequentiamo la palestra nella pausa lavorativa, ed un giorno arrivata in ritardo alla lezione, è indecisa sul dafarsi, quel giorno sono andato con lei, ma per un disguido, mancando i pantaloncini, le dico che torno in ufficio mentre lei continua a non sapere cosa fare. Gira il corridoio probabilmente con fare confuso. Mi accorgo che qualcosa non va non dò peso alla cosa, spesso si assiste a momenti dei quali non vi è una risposta logica ed immediata, rassicurato comunque del fatto che non avrebbe svolto esercizi affaticanti decido quindi di tornare in ufficio.

Nello spogliatoio perde i sensi, cade a terra e sviene per alcuni secondi, le amiche intorno a lei sono preoccupate, cercano di rivestirla come possono e lei continua a non riconoscerle, lo sgomento di chi le è vicino è tanto, la proprietaria chiama dapprima il 118 e subito dopo ricevo la chiamata in ufficio, mi raccomando immediatamente di farle bere un caffè dolcissimo ed acqua e zucchero a volontà. Memore di quanto accaduto allo Zoo.

Una volta ritornato in palestra parlo con i medici del 118 i quali, sprovvisti del test glicemico, per meglio dire non funziona a dovere, portano Paola in ospedale. Appare infatti ancora in uno stato confusionale, giunti all'Ospedale immediatamente le viene fatto il test glicemico, 26 il risultato.
Ha rischiato un coma. E se non avesse preso del glucosio in tempo?

La terapia è la glucosata al 10% ovvero flebo per circa tre ore, prima della visita medica.

Verso le 18,30 entra in visita e da un primo esame diagnostico non risulta nulla di grave, la stessa sottovaluta le domande dei Medici e pur citando passate ipoglicemie, non ritengono un caso da pronto ricovero. Viene quindi dimessa con il consiglio di un'eventuale prossimo controllo presso un centro Diabetologico. <Quando và in palestra porti con se dello zucchero se ha di questi problemi>. Ecco la cura post Ospedaliera.

Ero sconvolto dalle dimissioni, le consiglio unitamente al medico di famiglia immediatamente di provvedere ad effettuare i controlli presso un centro specializzato.
Le prenotazioni presso questi centri "Day Hospital" nella nostra città perlomeno richiedono un'attesa lunga, per i casi urgenti c'è il Pronto Soccorso. Tornata a casa i figli la guardano con sospetto. Si altera nuovamente per nulla, di lì a poco si calma, insomma sta vivendo i postumi di una crisi ipoglicemica rasente il coma e quindi da non sottovalutare.

Il suo atteggiamento con queste crisi inavvertite già dagli inizi dell'anno 2002 è con seri approcci al desiderio di ingurgitare dolciumi, cioccolate, bevande, dolci in quantità e di ogni genere, anche spesso. Quasi una inconsapevole terapia del "fai da te".
In giornate in cui brucia più glicemia ha questi scompensi fisici, in giorni in cui non si fa caso a quanto zucchero ha incamerato ha seri problemi di stanchezza, irrascibilità. Io penso ad un primo sintomo di anticamera del diabete, in famiglia è apparso qualche caso di parentela diabetica, e così prenoto immediatamente una visita presso un centro specialistico in di Day Hospital, ciò nonostante l'attesa.

I tempi, purtroppo abbastanza lunghi, in situazioni anche ambulatoriali sono spesso dannosi per la ricerca, la diagnosi, la cura. Non bisogna sottostare al ridicolo "Mercato" del Privato, paghiamo le tasse ed è giusto rivolgersi presso strutture pubbliche, se poi si smettesse di emigrare all'estero potremo detenere il primato dei Medici Migliori al mondo, nel campo della ricerca se vi fossero più incentivi e maggiori sforzi economici chissà quali altri primati potremo ottenere.
Gli organi Scientifici degli Stati Uniti gratificano l'operato dei medici e ricercatori siano essi Italiani o di altri Paesi del mondo, purtroppo anche negli Usa esiste la mala Sanità, ovvero se hai i soldi ti curi se no hai chiuso. Chi ha ragione?

Il giorno fatidico

27 Febbraio 2002

La notte precendente il 27 Febbraio noto in Paola qualcosa che ho già visto in passato, cioè sudori freddi, tremore lieve alle mani, situazione mentale confusa, tendente alla depressione in qualche altra occasione notturna 3 o 4, aveva avuto sintomi del genere, non dò peso a ciò ma penso bene di darle da bere acqua e fruttosio in quel caso a titolo precauzionale. E' sempre rassicurante nei miei confronti. Infatti già altre volte questa "Medicina" aveva dato buoni risultati. Dopo alcuni minuti tutto torna alla normalità, si addormenta, ma il mattino seguente è un terremoto, iperattività, irrascibilità, difficoltà di concentrazione, stato di confusione. Sicuramente quella notte non ho avvertito un'ulteriore calo.
Ci rechiamo dal medico di famiglia, la quale nota anche lei quanto in passato le avevo voluto far notare anche se in misura più lieve. Sono fermamente convinto che l'ipoglicemia, ovvero l'abbassamento di glicemia nel sangue, è da correlare strettamente ai problemi psichiatrici in cui si manifesta. La Dottoressa d¹accordo pensa di prescrivere una terapia "tampone" di Largactil 10 gocce X 2 volte dì e vedere lo stato giornaliero, di informarla nel caso il farmaco non sia idoneo.

Nel pomeriggio, lavorando assieme mi accorgo senza dubbio che lo stato ipomaniacale di Paola sta accentuandosi nuovamente, l'irascibilità, il nervosismo dominano la situazione, qualcosa ha innescato un meccanismo rituale. Chiamo concorde con Paola il 118 sperando questa volta in un ricovero. Sono molto determinato e forse arrabbiato, sto al telefono con il centro del 118 per richiedere una Guardia Medica Psichiatrica e faccio loro presente il caso dell'ipoglicemia notturna.

Dopo alcune ore di prime verifiche da parte del Medico di Guardia si decide al tentativo di ricovero, specifico nuovamente l'analogia con l'ipoglicemia notturna, di farne partecipe il controllo medico dell'Ospedale. Nulla di fatto, il ricovero viene deciso ma in un reparto psichiatrico dell'Ospedale, dopo un ulteriore test. Si constata lo stato confusionale ed uno stress psicofisico, si procede al ricovero volontario.
Fatto presente l'evento notturno si pensa alla terapia farmacologica primaria, ovvero allo stato confusionale e sedativo. Ora, in assenza di cartella clinica non si conoscono le terapie, si crede fosse stata suggerita anche dal medico psichiatra curante con il quale mi metto in contatto, il centro CIM.
Dopo due giorni dal ricovero l'ipoglicemia diurna riappare di grado ben più evidente al di sotto dei 20. Allertati tutti i Medici si pensa di approfondire il caso richiedendo l'intervento di un Diabetologo e di iniziare con la "glucosata".

Quarto giorno di ricovero, durante una mia visita presso il CIM incontro per caso il Diabetologo del reparto, il quale vuole chiarire ed approfondire la situazione, interrogando prima me ed in un secondo tempo anche la stretta interessata.
La coscienza dei medici è importante proprio in questi casi. Spiego la vicenda, è molto paziente, cerca dei dettagli alle vicende, mi apre la strada del racconto e mi illumina laddove per me vi sono ombre assolute.
Non mi è chiaro se ci sia in programma una TAC da eseguire, ma il medico in mia presenza la conferma per il giorno dopo.
Quell'esame è importante al punto che evidenzia un insulinoma alla coda del pancreas di iniziali 6 cm. Solo dopo l'intervento si saprà che è di ben 8 cm di diametro.

Dopo 16 giorni di glucosate notturne al 5 o 10 % secondo i casi, si procede ad un ricovero in Chirurgia e ad una pausa per un controllo più mirato ed in seguito con l'intervento. Nel reparto vi sono i più grandi specialisti dell'Azienda Sanitaria, diabetologo, endocrinologo, chirurghi specialisti internisti etc.

L'intervento, delicato, ed unico nel suo genere, è un intervento "pilota". Comunque, produce una resezione del pancreas di circa due terzi e il totale asporto della milza. Che guaio!!! Difatti la "palla da tennis" che Paola custodiva in sé alla coda del pancreas andava ad immettersi nella milza. Il rischio di questo genere di insulinomi così grandi, in fase chirurgica, in assenza di esame istologico immediato, è quello di non lasciare dubbi ad eventuali fasi metastatiche.

Da notare, che oltre al calo fisiologico per i circa 60 giorni di permanenza in Ospedale, ha in totale perso circa 8 chili, riacquistando una silouette gradevole alla vista di altri oltre al giudizio mio ovviamente. Tutt'ora non stà seguendo una dieta precisa, anzi, controlla di tanto in tanto la glicemia con un test glicemico elettronico, per non entrare in paranoia, cerca di evitare gli eccessi di zuccheri anche se è golosa di dolci questi ultimi li evita.

Al rientro dall'ospedale

Noto, dopo una decina di giorni, un cambiamento quasi radicale del carattere di Paola, "mi sembra essere ritornato al 1991 dico", potete immaginare cosa questo vuol dire? "A volte penso che nei casi clinici irrisolti vi è sempre una zona d'ombra, dovuta chissà a quale anomalia o a quale distrazione o a quale omessa analisi o test. Il nostro rapporto anche sessuale? Splendido, ricco di novità, di sensazioni, senza ombra di dubbio l'ipofisi lavora egregiamente"

Sono trascorsi 11 mesi, e, dopo aver ricevuto l'esame istologico a giugno 2002 il quale non appare al 100% rassicurante, perché insulinomi di tipo endocrino e di tale grandezza possono nascondere malignità. Dal mese di dicembre 2002 Paola cambia atteggiamento, ricominciano nervosismo e irritabilità alternati a lunghi periodi di calma. E' tutto sotto controllo, analisi, glicemie, ecografie tutto ok. E allora di che preoccuparsi? I periodi premestruali, disastrosi, ricompaiono a flash momenti già noti ma non patologici. Ad ogni modo in tutto questo tempo Paola assume unicamente a titolo preventivo l'aspirinetta per fluidificare il sangue in vista dell'asportazione della milza, l'aspirinetta previene da trombosi ed altro che ancora non conosco a fondo.

E gli psicofarmaci dove sono? Paola di fatto dimostra ancora una volta che non vi è bisogno di terapie perché dopo tutto quanto accaduto alla luce dei fatti era l'insulinoma la causa.

A febbraio di quest'anno mi mostro positivo alla richiesta di Paola ad una breve vacanza sulla neve in compagnia dei figlioli alla prima esperienza di neve e sci.
Purtroppo il caso vuole che impossibilitato a partecipare per motivi di lavoro predisponga al meglio la vacanza "full optional" a Pescasseroli. Non deve mancare nulla. La neve forse è troppa, causa non pochi problemi anche di transito.

Per farla breve al quinto giorno Paola mi manifesta al telefono grandi squilibri e senso di affaticamento e depressione. Mollo tutto ed in fretta corro da Paola in soccorso. Cosa trovo una volta arrivato? Una situazione di felicità gioia mista a superattività, "domani faremo questo, faremo quello, domenica faremo quell'altro" una serie di impegni manageriali che non intendo sostenere in una situazione di crescita della malattia. Preoccupato chiamo la Guardia Medica del luogo la quale riscontra concorde con me ma inerme la situazione di li a poco verificatasi. Paola ha subito un forte stress fisico e il ritorno della malattia è inequivocabile. E perché? Perché si riaffacciano tutti i sintomi del passato? L'insulinoma è stato debellato, scompensi ormonali? La glicemia è ok, tutto sotto controllo, la stanchezza può quindi causare questo genere di scompensi? Quante domande, la testa mi scoppia, la racconto molto breve, il giorno dopo evitiamo un altro TSO perché mi occupo in collaborazione con la sorella di Paola, di un rientro in totale sicurezza. Immaginatela ricoverata in un Ospedale lontano da casa e dai figli, in un qualsiasi reparto psichiatrico? Tornati in città la prima tappa è il reparto di psichiatria, di primo intervento si inizia con una terapia sedatoria per poi proseguire con una visita specialistica psichiatrica. Ci si convince sempre di più che Paola abbia bisogno di una terapia di mantenimento.

Dopo alcuni giorni Paola si sottopone alle visite di routine per verificare lo stato di salute. Ma il caso o la fortuna vuole che da alcuni mesi ho avuto il grande piacere di conoscere un Professore, il quale condivide le maggiori preoccupazioni mie, è un mio cliente e di tanto in tanto racconto gli esiti ed eventi di Paola. Esercita la professione presso un Policlinico della mia città ed è sempre disponibile al dialogo, il consiglio spassionato è quello di intervenire immediatamente con un'altra TAC per rilevare eventuali scompensi di tipo epatico, endocrinologico o altro a me sconosciuto e che sinceramente non ricordo la natura medica.

Si ritorna finalmente a credere che Paola è affetta purtroppo da un problema di tipo endocrino che scatena nei momenti di deficit fisico, facendo scaturire tutte le caratteristiche ipomaniacali e di tono dell'umore. Speriamo solo non vi siano metastasi circostanti, la TAC ci dirà cosa è accaduto in un anno.

Alla fine della storia

Alla fine della storia ci terrei venisse comunque riportato l'esito della TAC che proprio oggi ho tra le mani. Tutto ok la zona pancreatica nonostante l'intervento è da ritenersi estremamente sicura da probabili metastasi. Addirittura il radiologo si complimenta per l'intervento riuscito ottimamente. A livello endocrino dovrà eseguire tutta una serie di accertamenti di cui al momento non ne conosco la natura.
Anche se a volte si hanno perplessità quando si è in buone mani è veramente il massimo che si può ottenere dalla vita. Sicuramente Paola almeno si è meritato questo.
Ora giunti a questo punto Paola dovrà seriamente verificare lo stato psichiatrico che per lungo tempo di alti e bassi e di assunzione farmaci non sempre idonei al caso, l'hanno come dire "scombussolata " ora dovrà fare i conti con se stessa, ovvero accettare tristemente tutte le vicende di questo racconto e di tutta una vita non raccontata.

 

Quanti di voi lettori trovano delle similitudini in quanto lungamente raccontato?
Quanti ricoveri presso reparti psichiatrici vi sono al giorno in Italia, quanti casi vengono sottovalutati?
Ci serva la lezione per farci riflettere e trovare delle risposte sempre più attendibili.
Pazienza, perseveranza, umiliazioni, difficoltà incontrate mi fanno ogni giorno riflettere, e se Paola non si fosse sposata?
Ringrazio sempre tutti quei Medici i quali hanno messo da parte la parte Professionale ed hanno invece agito umanamente comprendendone le difficoltà del caso.
Grazie agli amici Marialuisa, Dante, Martin.

Da un orecchio all'altro

Sono passati undici mesi dall'intervento e ne ho sentite veramente tante, ad esempio
"un intervento del genere in laparoscopia è molto rischioso, si preferisce in questi casi l'intervento classico." Fosse stata mia moglie avrei preferito la forma tradizionale.
"Sono noti molti casi in Italia di Insulinomi non così grandi ma sono noti." "Insulinoma? Ma come avete fatto a diagnosticarlo? E' così difficile!"

Piccole note utili a chi vive queste situazioni in presenza di prole, piccole note vissute in prima persona

Conseguenze sui nostri figli
Molteplici, tutte da scoprire, la psiche viene sicuramente toccata, nonostante tutte le rassicurazioni vengono loro date.

Considerazioni dei miei figli
Mio figlio: Papà, Mamma è molto furba
Perché caro?
Perché quando i medici la visitano, è calma e tranquilla, quando torna a casa litigate sempre ed è molto nervosa con noi!!! E' vero che non vi lascerete?
Anche se Papà a volte lo ha detto o pensato questo non accadrà, stai tranquillo, sistemeremo tutto.

Mia figlia invece ha somatizzato tutta la situazione in modo critico. Ha 8 anni e frequenta la II^elementare, ha scritto frasi molto tenere alla Mamma, disegni, piccoli racconti, e li ha celati a noi tutti.
Oltre ad un'apparente indifferenza al caso, siamo in fase di studio per lei. Probabilmente non è convinta di quello che le accade intorno.

L'aiuto dei familiari in questi casi Ci vorrebbe un capitolo a parte, la prima considerazione utile è che quando una famiglia si è fatta un'idea di quello che sei è difficile convincerla che la colpa non era tua e che sei diversa.Ci mostriamo a volte con l'altro, prevenuti di fronte ai problemi per una pura forma di semplicismo, non aiutiamo nessuno così facendo.
La conseguenza la lasciamo tutta immaginare. Ho sempre avuto delle enormi perplessità sul cambiamento d'umore di Paola e le sono stato sempre vicino anche se lei ha criticato in passato e pesantemente il ricovero "coatto" attribuito a mia volontà, solo ora Paola inizia a riconoscere che non ho mai avuto un potere decisionale nei suoi confronti, ma solo interessamento e logistica e spiegazioni anche dettagliate per dare "l'imboccata" ai medici di competenza.

Grazie a voi tutti, un racconto che, speriamo possa prevenire ed informare il lettore ed il medico.
Un piccolo contributo lo dovevo a me stesso per scaricare tutto lo stress accumulato in quasi 8 anni, è una forma di terapia anche questa in fondo.

Non ho cognizioni mediche anzi, l'intuito e la determinatezza mi hanno aiutato molto. Ho letto articoli, navigato in internet per molto tempo e catturato informazioni prima a me sconosciute che mi hanno guidato nello sconforto e poi nell'ultima decisione, quella finale.

Lorenzo

N.d.R.: Mentre i fatti qui raccontati sono realmente accaduti, ogni riferimento a date, personaggi e luoghi è stato volutamente modificato od omesso. I riferimenti di tipo medico potrebbero non essere esatti, così come le opinioni dello scrivente potrebbero non essere condivise. Ma quello che emerge da questa storia è il lato umano della vicenda e l'importanza, in casi così gravi, dell'amore di chi ci sta accanto.


Data ultimo aggiornamento: Sabato, 10 Aprile 2004 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/forum/s3_1_15.html


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