Come il diabete mi salvò la vita

di Urban Miyares
Presentato alla conferenza Taking Control of Your Diabetes, San Diego, 1995



Noi tutti abbiamo una storia di diabete, e io voglio raccontarvi la mia. Nel 1967 ero arruolato nell'esercito e fui distaccato in Vietnam. Ero sergente di pattuglia. Mentre ero in Vietnam, cominciò ad offuscarmisi la vista, urinavo frequentemente, avevo sempre sete, e spesso avevo bisogno di riposare. Marcai visita e la prima diagnosi del dottore fu ulcera.

Ero sergente di fanteria e stavo con i miei uomini nel delta con il 9°Fanteria. Non mi sentivo di andare con il plotone sul campo, non essendo in grado di trasportare le munizioni perché ero imbottito di Maalux e Gelusils; non mi sentivo abbastanza bene da comandare i miei uomini durante le operazioni. La malattia e le sensazioni che avevo, di nausea e vomito, ripresero senza indugio. Mi dichiarai ancora malato. Questa volta diagnosticarono un affaticamento da calura, mi dissero di stare al campo quella notte, di non partecipare alle azioni notturne.

La mattina dopo ero ancora fuori, sul campo. Stavo male, e mi sentivo sempre peggio, così dissi al comandante della mia compagnia che avrei marcato di nuovo visita, ed egli mi minacciò. Mi disse che se alla visita non avessero trovato nulla di strano in me, sarei tornato soldato semplice e non avrei più fatto il sergente di plotone. Bene, francamente non mi preoccupai.
Andai alla visita medica. Questa volta mi dissero che era affaticamento dovuto alla battaglia, riposai due giorni, bevvi come un pazzo, e dopo tornai ancora sul campo.

Ricordo quell'azione, il mio plotone, insieme ad altri plotoni, stava andando nelle risaie e gli elicotteri che ci trasportavano atterrarono, noi saltammo fuori dagli elicotteri pronti a tutto. Dicevamo che il nemico era nell'aria. Cominciai a muovermi con i miei uomini attraverso il campo di riso e, francamente, ero contento perché camminando nella risaia, sei per metà in acqua e per metà nella melma, e io avevo una gran fretta di fare un bisogno. Fu bello urinare nello stagno. Fu grande. Ma, all'improvviso, si udirono spari e colpi di mortaio, e fu l'ultima cosa che ricordo.
Due giorni dopo mi svegliai in un ospedale di Saigon, uscivo in quel momento dal coma diabetico. Io non sapevo cosa fosse successo. Avevo sentito ogni sorta di storie.

Una era che il mio plotone e gli altri furono assaliti, un gran numero di uomini rimasero uccisi e quando venne il plotone di "ramazza" (che è il plotone che ti segue per tirare su tutti i corpi e formare un perimetro), essi pensarono che io ero morto e mi misero in una sacca, e il medico (non so quanto tempo dopo) aprì la sacca per scoprire di chi erano i resti che vi erano dentro e si accorse che respiravo e mi ricoverò in ospedale.

Alla mia prima visita, quando diagnosticarono l'ulcera, io pesavo 182 libbre. Quando ero all'ospedale di Saigon, pesavo 119 libbre; tanto avevo perso in due settimane. Andai in giappone finché non ritennero che il mio diabete si fosse stabilizzato. Vi rimasi alcune settimane. Tornai negli Stati Uniti e fui scartato per motivi medici dall'esercito.

Mi ero sposato subito prima di andare in Vietnam. Mia moglie, io e il dottore eravamo insieme e chiedemmo al medico, cosa è il diabete? È una malattia probabilmente ereditaria, dovrai fare un'iniezione al giorno e, se avrai cura di te stesso, potrai ancora vivere più di vent'anni. Questo nel 1968. Quelli che hanno avuto il diabete molto tempo fa, sanno cosa sto per dire. Allora le siringhe erano fatte di vetro e dovevamo farle bollire. Gli aghi erano grossi e dovevamo affilarli con una limetta per unghie. Vi parlo di lividi sopra e sotto le braccia e le gambe, era una cosa terribile... Mi avevano detto che dovevo mantenere il mio apporto calorico attorno a 1200 calorie giornaliere e niente zucchero, e il mio lavoro doveva essere strettamente d'ufficio. Ogni tipo di attività o lavoro più pesante poteva daneggiare la mia salute. Solo in questo modo avrei potuto vivere ancora 20 anni. Così lo accettai.

Cominciai a lavorare, e il mio primo affare fu in una compagnia di costruzioni, a dispetto di quanto mi aveva raccomandato il medico. Era nello stato del New Jersey. Da allora mia moglie ed io abbiamo intrapreso diverse attività, dalla manifatturiera al ristoro, alle compagnie di ricerca, e abbiamo avuto i nostri alti e bassi.

Ma in quegli anni, le complicanze dovute al diabete iniziarono la loro progressione. Allora, l'unico modo di controllare il diabete era il test delle urine, e io mi accorgevo che non era accurato come avrebbe dovuto essere. Penso che l'invenzione dei misuratori della glicemia sia stata la più grande invenzione dopo l'insulina per tutti noi col diabete. La mia salute iniziò a peggiorare (nei due anni dal ritorno dal Vietnam, la neuropatia colpì le mie gambe), mi sembrava di avere una certa accellerazione nell'aggravarsi delle complicazioni. La mia vista cominciò a deteriorarsi. Divenni totalmente cieco. Fu una fortuna.

Se ora mi volto a rivedere la mia vita, posso dire che il diabete è stato probabilmente la miglior cosa che mi fosse capitata. Se non avessi avuto il diabete, probabilmente sarei morto. Dopo aver lasciato il Vietnam, seppi che qualcuno aveva preso il mio posto e il mio plotone era caduto in un'imboscata da cui nessuno dei miei uomini uscì vivo. Sarebbe successo anche a me. C'è un gran numero di casi in cui il diabete mi ha aiutato. Voi sapete che come diabetici vediamo il dottore molto spesso. Se non avessimo il diabete, andremmo dal medico solo se non ci sentissimo bene o qualcuno ci dicesse di andarci. Così ho scoperto di avere un gran numero di altri malanni non dovuti al diabete, ma che furono diagnosticati grazie ai miei frequenti controlli in ospedale; questo è molto importante per me. Ora, la gente può vedere come è stata la mia vita e dice, ceco, diabetico, con problemi ai reni, neuropatia e altre condizioni mediche e dice, ragazzo, che persona sfortunata sei.

Lasciatemi dire come è cambiata la mia vita. Sono stato fortunato dei numerosi inviti alla Casa Bianca. Non penso che il Presidente Clinton mi inviterà ancora, abbiamo avuto una piccola discussione in giugno, ma non ero troppo soddisfatto con tutto quello che stanno facendo con i veterani e il sistema assistenziale. Fu un congedo cordiale. È un'opportunità che ho avuto.

Un'altra cosa, nel 1987, dopo che avevo perso la vista, partecipai alla prima scuola clinica di sport invernali per veterani, che fu un evento per lo sci. Non avevo mai avuto un paio di sci in vita mia. Nel 1989 ero già il campione nazionale, e nel 1990 e 1991, fui il discesista cieco più veloce. Ora, credo che pensiate sia una cosa formidabile scendere sciando senza vedere. Credo che, in cima a una montagna, sia molto facile scoprire chi è disabile. Io scio a 70 Mph (miglia all'ora) e se voi siete sciatori, e volete sfidarmi, sono pronto. E il non essere in grado di vedere o di sentire le mie gambe, è una sfida in più per me. Tra parentesi, sono l'unico diabetico che abbia mai sciato come discesista a livello mondiale. I medici non lo raccomandano e la squadra di sci per disabili degli U.S.A. è restia ad avere diabetici tra le sue fila, così ci sono ancora molte barriere che abbiamo da abbattere.

Io guardo alla mia storia di diabete in una luce positiva. Esso è stato la pallottola d'argento che mi ha riportato a casa. E' stato l'emozione della mia vita. È stato la forza del legame con mia moglie. Celebreremo il nostro 28° anno di matrimonio molto presto. Il diabete, nelle nostre relazioni ha creato una squadra. Non è la mia malattia, è la nostra malattia. Come lei dice, essa e una diabetica di tipo 3. Co-dipendente, non so cosa sia. È stato molto emozionante. Mi ha aperto molte porte. Mi ha aiutato nel lavoro.

Per molti di voi che ora sono in affari; avete mai saltato un pasto? Avete mai partecipato ad un incontro troppo lungo da cui non potevate allontanarvi tanto facilmente? Hei, potrebbe abbassarsi il livello degli zuccheri. Usatelo a vostro vantaggio. Usate il diabete, si, è un peso in più, ma almeno sapete cosa è sbagliato per voi.
Ci sono migliaia di persone fuori che vanno in giro col diabete spesso senza sapere di averlo. Lo spazzano via come un'influenza o come un'altro malanno.

La maggiore responsabilità che noi abbiamo, tutti noi come individui, verso la prossima generazione di diabetici, è quella di educarli, di educare tutta la gente su questa malattia che colpisce sempre più gente ogni anno. Specialmente per quei giovani diabetici, quei giovani bambini che devono competere in un mondo non-diabetico ed hanno pari mortificazioni o pressioni nel sentirsi esclusi. Possiamo quanto vogliamo ed essere produttivi come vogliamo, per quanto riguarda il nostro diabete o ogni complinacanza che deriva da esso.

Grazie

Tratto da The Whittier Institute of Diabetes



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