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Il mio diabete... Una porta aperta alla vita di Fabrizio L'Episcopia
Invece all'età di 17 anni, una calda mattina di settembre del 1987, il cambiamento della mia vita si è presentato sotto forma di un referto medico di un laboratorio di analisi. Nell'ultimo periodo del liceo e quell'estate mi ero infatti molto affaticato, dimagrito (avevo perso ben 13 chili!!!) ed ero costantemente assetato, ma non avevo dato a tali segnali molta importanza. La risposta la lessi in quello scarno scritto del referto: avevo circa 5 grammi di glucosio nelle urine e ben 457 di glicemia! Così da quel giorno nuove abitudini si sono aggiunte alla mia vita: le mie 4 iniezioni di insulina e i miei stick di controllo per monitorare il livello di glucosio nel sangue. Confesso che la mia prima reazione fu di sconforto, ma non di panico. Non conoscendo poi a fondo il problema e pensavo che avrei dovuto saperne di più. Così cominciai a documentarmi, a leggere, a chiedere, a studiare per capire meglio cosa mi era successo. Fu quella la mia fortuna. Devo infatti alle mie ricerche, alle mie letture, ad alcune persone straordinarie e alla mia volontà di non chiudere gli occhi anche di fronte a prospettive poco simpatiche, il buon controllo che oggi ho del mio diabete. Non è stato tutto così facile anche perché il mio diabete è un "brittle diabetes", cioè un diabete che se non costantemente sorvegliato, tende a fare i capricci... Certo ci sono stati in questi anni episodi che ora definisco tragicomici, come quando mi scambiarono per un tossicodipendente in un ristorante perché si erano accorti che mi stavo iniettando qualcosa nel braccio o quando ricevetti il netto diniego di un farmacista all'acquisto, senza ricetta, dell'insulina non credendo che io fossi diabetico, oppure quando, alla visita per il servizio militare, l'ufficiale medico non credeva che io fossi diabetico perché non vedeva sul mio corpo i segni delle iniezioni (sigh!). Al di là del lato puramente medico, il diabete è un fattore che incide nella nostra vita relazionale poiché ci pone dei limiti di comportamento esso stesso, e perché è l'ignoranza della gente e la tendenza alla ghettizzazione a fare poi il resto. Stando così le cose ho pensato che il mio diabete non poteva essere vissuto solo come un affare personale, ma avrei dovuto portare la mia esperienza, le mie conoscenze al servizio di tanti altri piccoli o grandi diabetici, nella sicurezza che solo attraverso la divulgazione, l'educazione avrei potuto far sì che quello che mi era capitato non rimanesse un seme gettato in un terreno arido. Dapprima mi sono iscritto nella locale associazione diabetici, e poi con più consapevolezza mi sono posto in prima fila diventando il segretario dell'Associazione Diabetici dell'Umbria, cercando di contribuire alla crescita del senso di autoconsapevolezza dei tanti diabetici della mia regione. La scienza non ci ha dato una risposta definitiva nella lotta al diabete, ma ha vinto numerose battaglie. Ma la scienza medica pur ottenendo enormi progressi, non è capace di ristabilire quelle certezze che il "fulmine" può aver scemato. Spesso mi viene detto che i diabetici sono persone un pò difficili, umurali, incapaci di prendere autonomamente le proprie decisioni. Questo, dalla mia esperienza, è però l'effetto non del diabete ma del rapporto fra la medicina ufficiale e il diabetico, rapporto freddo, distaccato, volto più a legare il diabetico al continuo bisogno del medico che alla ricostruzione di autoconsapevolezza, attraverso l'educazione ed all'autodisciplina. Attualmente ho intrapreso, grazie al mio diabetologo, prof. G.Bolli, una nuova terapia basata sull'utilizzo della insulina analogo LISPRO, insulina che aiuterà tutti noi diabetici a riacquisire un pò più di libertà e facilità di utilizzo.. Per concludere devo dire, che se il diabete mi ha un pò complicato la vita, mi ha però aperto porte interiormente più importanti, che mi hanno fatto scoprire, a volte con un pò di sofferenza, un pò più me stesso e il legame che ci unisce l'uno agli altri in quell'inestricabile intreccio che è la VITA. Fabrizio L'Episcopia |
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by Fabrizio L'Episcopia
But when I was 17, in a warm September day of 1987, a medical report changed my life. In the last period of the highschool I was very tired, thirsty, hungry and I had lost 13 kilos! But I did not care of it! The response of the medical report was that I had got 5 grams of glucose in the urine and 457 of the blood glucose level(glycemia)!!! Since that day new rules in my life: four shots per day of insulin and the blood checking tests to control my bg's. I confess that my first reaction was distress but not panic. I thought that I had to know something more about diabetes. So I began to read, ask, study to understand better what happened to me. I owe my knowledge to my researches and to some extraordinary persons and to my will to take a good control of my diabetes. It wasn't easy to do it even because I have a "brittle" diabetes and I have to check it frequently. During these years there were some tragicomic events as when I was mistaked for a drugged man in a restourant when I was injecting something in my arm or when a chemist didn't want to give me the insulin without the prescription believing that I was not diabetic, or when I had to attend sick parade and the Army medical officer didn't believe that I was diabetic because he didn't see any marks of the injections (sigh!). Diabetes is certainly a factor that affects on relationship since it restricts our behaviour and even because the unawareness of the persons cause the isolation. So I thought that my diabetes could not only be a personal matter, and I had to bring out my experience and put into service my knowledge for other diabetic people. So I enroled myself into the local diabetes association, the Umbrian Diabetic Association (ADU) and I became the executive secretary trying to contribute to the growth of the awareness of the umbrian diabetics. Science doesn't give us yet a finally answer against diabetes, but it had won great battles. Often people thinks that diabetics are a bit difficult persons, humoral, unable to take their own decisions. From my experience this is only the effect not of the diabetes but it's the result of the bad, cold, distant connection between the official medicine and the diabetics. This relation ought to be turned to the self-awareness through the education and self-order. Now I'm undertaking, a new therapy with the new fasting action insulin called LISPRO (HUMALOG) under the control of my diabetologist Prof.G.Bolli. This new insulin will help us to have more freedom and a better quality of life. In the end I can say that if my diabetes had complicated my life, it had opened to me some inner doors and I found out, with a bit of pain, more about me and the bond with other persons in the wonderful interlacing called LIFE. Fabrizio L'Episcopia ADU (Association of the Umbrian Diabetics) is a no-profit association located in Perugia,Italy. |
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