Sopravvivere da bambino diabetico in zona di guerra


A. R. età 16 anni. Mostar Orientale

Il 3 Agosto 1993 io e la mia famiglia fummo scacciati da Mostar, la città dove sono nato. Mio padre insieme agli altri uomini più robusti fu internato nel campo ‘Gabela’.

Non riuscivo a reprimere le lacrime quando passavo da casa mia. I miei primi pensieri erano, cosa starà succedendo a mio padre, e a mio fratello minore, che cosa mi succederà. Siccome io sono affetto da diabete mellito ero spaventato da cosa avrebbe potuto succedere alle mie medicine. Loro (i suoi rapitori) ci scacciarono perché non erano umani con noi.

Ci rifugiammo in una piccola città chiamata Blagaj. Fu orribile là. Per i primi tre giorni mia madre e mio fratello non mangiarono nulla per dare da mangiare a me. Come diabetico devo mangiare cinque volte al giorno.

I giorni passavano e noi esaurimmo le riserve di lattine e pane che portammo da casa. Mangiavamo erba per sopravvivere. Io ero fortunato perché una riserva di medicine che mi sarebbe bastata per sette mesi. Pensando che la guerra sarebbe durata molto tempo ero molto preoccupato di finire le medicine. Che sarebbe stato uguale ad una condanna a morte.

tornammo a Mostar dove mia madre ha una sorella. Mostar era una grande città, ma ora è solo una rovina. Vivevamo nell'appartamento della prozia, ma solo per poco tempo perché subito dopo che ci fummo trasferiti fummo colpiti da una granata nemica. Fuggimmo in una piccola e fetida cantina dove passammo nove mesi.

Mio fratello non riuscì a recuperare tutte le medicine dal appartamento bruciato. Mia madre combatteva per noi, per non farci morire di fame. Il cibo era poco, ma meglio di niente in quei momenti così duri. Riso e fagioli erano la nostra dieta quotidiana. Fui molto felice quando arrivò il primo convoglio in città. Ci diedero da mangiare per qualche giorno. Ottenni le medicine dal dottore all'ultimo momento.

Da quel giorno la situazione cambiò in meglio.

Quando mio padre fu liberato dal campo, fu sorpreso di essere ancora vivo e si meravigliò che lo fossimo anche noi. Oggi viviamo tutti insieme in una condizione di "così chiamata pace". Al momento ho sufficienti medicine, grazie alla buona gente di tutto il mondo. Vorrei che il mondo sapesse della difficoltà che abbiamo per sopravvivere a tanta distruzione, benché molti bambini siano stati anche peggio. E chiedo ai bambini di tutto il mondo di alzare la loro voce per fermare tutte queste sofferenze. Il mondo oggi sembra indifferente alle torture inflitte a questi piccoli innocenti, ed anche ai bambini morti bruciati.

Per favore, dateci l'opportunità di difendere il nostro paese e la nostra dignità.

[War Child]

Tratto da: War Child



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