La mia piccola battaglia di madre



Sono una mamma.
Mio figlio minore è diabetico da 10 anni, ne ha 18.
Ieri mi ha detto, -questa maledetta bronchite non mi passa più, tutto mi passa meno in fretta degli altri perchè io ho il diabete-.
Io gli ho insegnato che anche con il diabete può fare tutto quello che vuole. Non gli ho mai impedito di fare nulla: sport, colonie estive, campi scuola, frequentare l’istituto alberghiero per diventare cuoco... tutto si può fare. Quando però si presenta la difficoltà, l’imprevisto, il dubbio, tutto si amplifica e si presenta sempre l’ombra del diabete che lo sovrasta e gli fà sembrare tutto più complicato.
Vorrebbe diventare un calciatore professionista. È bravo a giocare a pallone, lo dicono in tanti, ma chi lo prende sul serio? È un diabetico. Chissà quante volte è rimasto in panchina perchè il suo allenatore non si “fidava” di metterlo in campo anche se era più bravo di qualcun altro. È già, il dubbio c’è sempre.
È dura non dubitare che gli altri nel giudicarti non valutino anche che “però sei diabetico”. Questo mina la tua autostima, anche se tu ci credi di non essere meno degli altri, anche se tu sai di non essere inferiore a nessuno.
Tutti i giorni devo combattere la mia piccola battaglia di madre, devo essere più convincente nel fargli capire che lui è una persona speciale, ma non perchè è diabetico, perchè è speciale e basta, come ognuno di noi.

Luisella B.


Risponde Guido Seu, webmaster di Progetto Diabete:
Buongiorno Luisella,

Spesso, il rifiuto verso la persona “diversa” da noi (metto la parola diversa tra virgolette in quanto l’essere considerato “diverso” prevede che esista qualcun altro che ci consideri tale - se tutti avessimo una gamba sola, il diverso sarebbe chi ne ha due) è dovuto semplicementa alla paura che è innata in ogni uomo verso la “cosa non conosciuta”. Quindi non è la nostra condizione di persone affette da diabete a renderci “diversi”, ma l’ignoranza di alcune persone che ci circondano. Come combattere quindi questa “ombra che ci sovrasta”? Combattendo l’ignoranza che ci circonda. Se l’allenatore di suo figlio lo lascia in panchina perché non si fida per il fatto che il ragazzo ha il diabete, gli dica che ci sono grandi sportivi con il diabete, primo tra tutti il calciatore Nicolas Amodio, grande campione del Napoli, che non nasconde la propria malattia, anzi dimostra ogni giorno, con la sua vita, che ogni diabetico, al pari di chiunque altro, può realizzare il suo sogno anche nello sport. Grazie quindi per il suo coraggio e la sua testimonianza: se suo figlio è un ragazzo “speciale”, lo è anche perché lei, sua madre, è una persona altrettanto “speciale”...

Guido


Scrive ancora Luisella:
Ti faccio un ulteriore commento. Non voglio colpevolizzare l’allenatore di mio figlio, non lo ghettizza perché diabetico, ma usa questa scusa per giustificare se stesso per le scelte tecniche che fa, non so se rendo l’idea. È perfettamente consapevole che mio figlio un giocatore affidabile dato che non ha mai avuto un’ipo neanche in allenamento, perché sa perfettamente autogestirsi durante l’attività sportiva. In precedenza ha militato anche in altre società ed ha avuto allenatori che lo consideravano solo per le sue capacità e qualità tecniche. Per fortuna nella prossima stagione cambierà allenatore e forse la sua situazione migliorerà. Ti porto anche un esempio positivo: in questo momento sta svolgendo uno stage lavorativo come commis di cucina (ha terminato il quarto anno di un istituto alberghiero), presso uno dei più rinomati hotels cinque stelle d’Italia, a Stresa, dove è stato accolto benissimo da tutto il personale dello staff, per niente diffidente o preoccupato del suo stato di diabetico.


Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 28 Giugno 2007 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/forum/s2_83.html


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