Vorrei anche solo un giorno normale

Annalisa

Ho letto tante lettere e per molte mi sono commossa. Sembra impossibile come il mondo sia pieno di diabetici e se ne parli sempre così poco. Sono l’unica diabetica in famiglia. Apparentemente la “normale ribelle” ma se leggo fra le righe sono l’ “handiccappata”. Quasi come se la selezione naturale della vita abbia scelto me e non altri cugini o zii, vecchi o giovani. “Di diabete non si muore” , “Ci sono tanti atleti diabetici!” . Queste sono le prime due frasi che mi sono state dette appena il Dott. P. mi ha diagnosticato il diabete tipo 1 insulino dipendente. Avevo 17 anni 3 mesi e 1 settimana. Un rapporto col cibo normale, quasi indifferente. Sono ancora vegetariana. Se avevo fame mangiavo altrimenti no. Non cenavo quasi mai e quando lo facevo non prima delle 22. Odio gli orari. La prima volta che ho visto una penna con l’infermiera, che tutta felice con la faccia acida mi diceva di pensare a chi moriva di diabete o a chi doveva usare le siringhe, mi è nata dentro una forte aggressività. Pensare a chi ha il cancro, pensare e chi muore.. diciamoci la verità: non siamo da ghettizzare ok, ma parlare di vita normale è una bugia. Forte.
Vengo presa da esempio come forza nell’essermi accettata, anche se non subito. C’è chi è diabetico e non te lo dirà mai sino a quando non gli sgamerai qualche ago da te conosciuto in borsa.
Sapere di dovermi bucare la pelle sino alla morte mi ha ucciso dentro. Papà e mamma erano tristissimi. Ma di diabete non si muore.. e io la prima iniezione non me la volevo fare ma non avevo scelta.. e ho iniziato a provare ogni zona del corpo “iniettabile” indicata nei coupon che trovi negli ospedali. Ci sono stati quasi 2 anni di terrore allo stato puro. Come faccio se non sono a casa, mi si rompe la penna, svengo in mezzo alla gente.. poi il menefreghismo puro. 3 anni di sgarri, di valori sballati, di ingrassamento e rifiuto totale. Ci ho sbattuto la testa.
Da 2 anni mi sono resa conto che se faccio la regolare non è poi così traumatico. Ma è una vera rottura. Ovunque sia può diventare un problema. Anche quando faccio l’amore col mio ragazzo avvolte devo fermarmi e mangiare qualcosa. Non riesco ancora a misurarmi la glicemia prima di iniziare a farlo.. troppo calcolo nella casualità della vita.. di una vita che sarebbe stata diversa in molte cose.
Vado ogni anno a vedere il concerto del primo maggio a roma. Mi faccio l’iniezione del pranzo e della cena in mezzo alla folla, al pogo, ai salti. Sempre con borse o marsupi imbottitissimi per paura che l’insulina possa rompersi. Ormai è tutto così triste e normale.. ma c’è ancora qualche mattina in cui mi alzo, mangio, guardo la tv.. poi mi viene un dolore strano alle tempie.. e mi rendo conto di aver dimenticato l’iniezione della colazione! o delle volte che vado a letto con una strana sensazione.. e ho dimenticato la protaphane della notte.
Non vivo più col terrore di avere le conseguenze tipiche del diabete. Ho un principio di nefropatia. Prendo una pastiglia appena sveglia. Punto. L’impatto non è traumatico come le 4 iniezioni al giorno. Ancora ho gli occhi sani.. e anche tutto il resto. So che la mia vecchiaia non sarà come quella dei miei nonni. Vorrei avere “solo” i loro acciacchi. So che avrò molto di più. Anche se mi comporto “bene”. Mi sono arresa alla certezza che sarà il mio futuro. Nell’incertezza della vita noi diabetici abbiamo le nostre tristi certezze. Se vogliamo fare i “forti” diciamo che “se ci comportiamo bene non avremo conseguenze” ma la verità è che prima o poi, in forma lievissima, lieve o grave, qualcosa ti viene sempre.
Da qualunque medico vada c’è sempre la spiegazione “diabete”. Dentista, ginecologo, medico sportivo, dermatologo..
Ma se un dente mi si caria non è di certo perchè mangio caramelle zuccherate dalla mattina alla sera! Basta prese in giro! Se soffro spesso di candidosi vaginale vorrei più esami specifici! BAsta sbrigarsela col “diabete” perchè non tutte le diabetiche hanno sempre la candida!
Sono diventata più espansiva. Mi faccio le iniezioni ovunque mi trovi. È la mia vita, è il mio corpo che me lo chiede. Non vado a nascondermi. Quello dovrebbero farlo i tossicodipendenti non io. MA sono sicura che un diabetico che si “buca” in strada provoca più stupore di un drogato che si buca nella panchina della piazza.
Invidio chi non deve programmarsi il pranzo, la cena.. sopratutto chi può pèermettersi di saltare un pasto. Lo facevo sempre sino al 1998. Sono in forma, controllata, non sarò obesa e non morirò di deperimento fisico. Sono solo questi i pro di chi ha il diabete? È vero che si svuluppa uan sensibilità maggiore. Ma questo fa di noi dei “diversi”. E dovremo imparare ad ammetterlo tutti. Non siamo normali. Quando ero “normale” prima del 1998 e bevevo qualche birra non mi veniva la tremarella, ora si. Quando saltavo un pasto non sapevo neanche che esistesse la glicemia bassa. Non conoscevo sudore, palpitazioni, tremori, stati confusionali. Dal 1998 mi sento come se fossi ubriaca per aver mangiato un pò di meno! La società si deve sensibilizzare non per uniformarci agli altri, ai non diabetici, ma per farci spazio, per sbattere in faccia a questo mondo perfetto che noi non lo siamo. Che abbiamo bisogno di assistenza, di psicologi per accettare la malattia, di un sessuologo, di oculisti, dentisti, neurologi e specialisti all’interno della struttura ospedaliera. E che i soldi dello stato devono essere spesi anche per la ricerca, la prevenzione e la cura del diabete. Non solo per le manovre politiche o infrastrutturali utili e non.
Vorrei conoscere gente come me. Con la faccia tosta, come mi dicono molte persone. Che devono mangiare e si fanno l’iniezione senza andare in bagno a nascondersi. Che se hanno l’ipoglicemia non hanno vergogna e si misurano la glicemia anche se col beep del glucometro fanno rumore durante una lezione all’università. Che si alzano e vanno al bar e divorano cioccolati con la glicemia a 30 o che pretendono di trovare la coca cola light nelle pizzerie. Non 3000 tipi di birra. Avvolte basterebbe una coca cola light. Vorrei che nella mia città (olbia) si smettesse di infamare Berlusconi o Soru.. e si iniziasse a uscire allo scoperto. È pieno di diabetici e quando lo scopro avviene sempre a voce bassa. ma perchè? io lo dico, lo premetto, lo metto in chiaro. Riempio le macchine in cui salgo e le case in cui vado di dolcificante per un caffè, di aghi in caso di dimenticanza. E so di essere diversa e speciale. Diversa perchè non normale, speciale perchè sono riuscita a togliere da dentro tutta la rabbia repressa che a 17anni 3 mesi e 1settimana togli solo con le lacrime e non con la grinta che posso avere adesso che ne ho 25. E so che fra 20 anni parleremo ancora di diabete, e anche fra 40. E io spero di esserci ancora per poterne parlare. Perchè per quanto vivere così controllati sia stressantissimo ho già imparato che tante cose le scopri da solo, senza i dottori e i soliti discorsi. Ho imparato ad apprezzare ogni sorso della nostra bitter-sweet life. Ad amare i gelati e a odiarli. All’alternzanza di “ho fame- non posso mangiare” a “non ho fame ma devo mangiare” . Ho odiato il mio corpo, il mio pancreas, le mie cellule beta, il mio metabolismo, le mie mani, le mie dita, la mia pancia, le mie braccia, i miei occhi.. e ora faccio di tutto per trattarmi meglio. Spero un giorno di alzarmi una mattina e non dovermi bucare prima di potere iniziare a mangiare. Vorrei anche solo un giorno normale. Senza nessuno sgarro. Forse anche senza nessun dolce. Solo un giorno normale, senza bilancia, glucometro, aghi, penne, insulina, pastiglia, orari. Dormire 12ore e mangiare solo se ho fame. Ballare senza dover aspettare, prima o poi, che arrivi l’ipoglicemia. Credo che tante persone abbiano questi piccoli, stupidi, desideri. e vivo nella speranza che un giorno si scopra davvero il modo per vivere davvero normalmente. Perchè bucare la propria pelle non è normale.

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 13 Dicembre 2005 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/forum/s2_73.html


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