Trapianto rene-pancreas

di Giuseppe Casellato

Sto rileggendo, per l’ennesima volta, la storia raccontata così bene da Daniela D’Onofrio… Sono profondamente colpito e, devo dire che, la prima volta che l’ho letta, mi ha turbato.

Sono anche io un trapiantato di rene-pancreas e ho rivissuto gli stessi momenti di attesa, ansia, angoscia e gioia che ha provato suo fratello Lallo.

La mia avventura ha avuto inizio a Torino, quando mi dissero che stava per nascere un’unità di trapianto rene-pancreas presso l’ospedale Molinette. Fino a quel momento ero restio a subire un intervento così importante (premetto che ero diabetico da ormai 33 anni e ne avevo già 50), forse per timore di una non riuscita o, forse, perché spostandomi da Torino, avrei stravolto la vita dei miei familiari. Insomma, andava bene anche così…..con la mia dialisi quotidiana e con il mio diabete tremendamente scompensato.

Devo ringraziare la Dott.ssa Giorgina Piccoli e suo padre, il Prof. Giuseppe Piccoli, che, con la loro insistenza, sono riusciti a convincermi a chiedere l’inserimento nella nuovissima lista d’attesa.

Non eravamo più di dieci pazienti e tutti in trepidante attesa. Dopo un anno fu trapiantato il primo della lista e l’intervento riuscì perfettamente. Un anno dopo fu trapiantata una seconda paziente e anche allora andò tutto bene.

Io, come gli altri rimasti, attendevo, con impazienza sempre crescente, di essere chiamato e, tutte le volte che il mio telefono squillava, io e mia moglie trasalivamo. Ma quel momento non giungeva e io ero sempre più ansioso.

Un altro anno passò e, quando ormai mi ero convinto ad aspettare con serenità, venne quella telefonata tanto attesa.

Era la Dott.ssa Rossetti, che mi diceva:”Sono arrivati gli organi per lei…” e, dopo un lungo momento in cui io, ammutolito non rispondevo, disse: “Pronto…c’è ancora?…”. Ero completamente in bambola e non riuscivo più a ragionare. Chiesi dieci minuti per riflettere e poterle dare una risposta. Telefonai subito alla Dott.ssa Piccoli, che mi disse solo: “Ma ci stai ancora pensando?…Vai subito!…È quello che aspettavi…”.

Il tempo di avvertire mia moglie e chiamare mio figlio, per farmi accompagnare. Gli feci sbagliare strada due volte (e dire che Torino la conosco come le mie tasche!!!). Erano le 15,30.

Il 10 febbraio 2001, mezz’ora dopo la mezzanotte entrai in camera operatoria e ne uscii alle 12,30. Passai due giorni tremendi in rianimazione; stavo malissimo e faticavo maledettamente a respirare. Venni poi trasferito in camera intensiva. Non mangiavo, passavo le notti in bianco e continuavo a vomitare. In più non sopportavo il sondino nel naso e me lo strappai un paio di volte dalla disperazione. Devo ringraziare i chirurghi (Dott. Celoria e Dott. Zamboni), che mi hanno seguito anche nella fase post-operatoria, per la pazienza avuta nei miei confronti e per la loro grande umanità.

Esattamente un mese dopo il trapianto (fortunatamente ero ancora ricoverato), a causa di un colpo di tosse, mi si aprirono tutti i punti e dovetti essere di nuovo ricucito, con un altro intervento durato sei ore. Dieci giorni dopo mi dissero che potevo tornare a casa. Faticavo moltissimo a camminare, la mia muscolatura era scomparsa, vomitavo ancora…ma ero felice…

È passato un anno e devo dire ancora grazie a tutto il personale medico e infermieristico del reparto trapianti di rene.

Un grazie particolare va alla Dott.ssa Giorgina Piccoli, al Prof. Piccoli e al Prof. Segoloni.

Giuseppe Casellato

Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 18 Settembe 2006 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/forum/s2_57.html

Supporto psicologico nei centri di Diabetologia Indice: le vostre lettere Abbiamo chiesto ed ottenuto l'insegnante di sostegno
[Indice] [Il nostro sito] [Il diabete] [Associazioni] [Servizi] [Leggi] [Community] [Notizie] [Pubblicazioni] [Passatempo] [Altri siti] [Cerca] [Lettere]


Hosted by Publinet